
Burnout per Kevin Harvick, al sedicesimo successo in carriera, fonte nascarmedia.com
Ormai Kevin Harvick potremmo ribattezzarlo “The Closer” o “Mr. Out of Nowhere”, perché ci ha decisamente preso gusto. Un solo giro in testa a Fontana, sei a Martinsville sempre al momento giusto. Il primo pluri-vincitore del 2011 è quindi il pilota del team di Richard Childress, che questa volta fulmina con un sorpasso perentorio a tre giri dalla fine Dale Earnhardt Jr., andato a tanto così da una vittoria che avrebbe infiammato il pubblico e oggettivamente anche la Nascar. Inseritosi tra i migliori, anche grazie all’ottima pensata di cambiare solo 2 gomme al giro 200, e passato al comando a 20 giri dal termine, il pilota di Kannapolis si è visto sopravanzare al giro 487 ma ha tenuto duro, fino a precedere di un soffio Kyle Busch sul traguardo per il secondo posto.
Anche Harvick è sembrato quasi dispiaciuto, confessando di aver notato la folla in delirio e di aver pensato che gli sarebbe toccato il ruolo del cattivo. “Devo fare quello che devo fare” ha detto dopo la gara.
Junior, dal canto suo ha dichiarato di essere deluso, ma di non demordere e di essere fiducioso per le prossime gare. Sui buoni risultati ottenuti da quando ha cambiato crew chief ha detto: “Steve (Letarte) è un buon crew chief, sento che mi darà altre opportunità del genere”.
Anche questa settimana viene beffato Kyle Busch, in testa per la bellezza di 151 giri, che però ha di che essere contento, perché ha mostrato un passo molto competitivo, anche su una pista che tradizionalmente non gli è molto congeniale, e si è portato in testa alla classifica di campionato.
La gara, 500 giri sul “paperclip speedway” della Virginia, ricca come sempre di contatti e resa esaltante dal cosiddetto Bump’n'run (ovvero la tamponata data per mandare largo chi precede e favorire quindi il sorpasso) ha vissuto inizialmente sul passo molto veloce di Denny Hamlin e Kyle Busch, a cui si è aggiunto Jimmie Johnson, in rimonta dalla diciassettesima posizione in meno di 50 giri. Matt Kenseth, dal canto suo, è riuscito a recuperare da una penalizzazione, comminata per aver cambiato fila al restart prima della linea del traguardo, che lo ha relegato due giri alle spalle del leader, giungendo ottimo sesto al traguardo. Nella fase centrale si è messo in buona evidenza anche Clint Bowyer, al comando per 91 giri e discreto nono al traguardo. Al giro 223 la gara è stata interrotta con la bandiera rossa a causa di un contatto tra Truex Jr. e Kahne. Acceleratore bloccato per il primo, che ha scaraventato il secondo nelle barriere SAFER, per cui sono stati necessari 25 minuti di riparazioni. Successivamente si è messo in evidenza anche Jeff Gordon, autore di 37 giri in testa e di sconsolati commenti via radio, in cui ha detto di non vedere nessuno in grado di strappare la vittoria a Kyle Busch, che in quel momento girava tranquillo e beato al comando della corsa.
A 33 giri dalla conclusione l’ultima gialla, causata dalla #78 di Reagan Smith, coglieva proprio Jeff Gordon in pit lane, impedendogli la sosta e relegandolo ad una nona posizione in restart che non gli ha consentito di andare oltre il quinto posto finale, un risultato che fa comunque molto bene alla classifica di Wonder Boy. Anche Jimmie Johnson è rimasto vittima dell’ultima tornata di soste ai box: un eccesso di velocità in corsia gli è costato la ripartenza in fondo al gruppo, come ultimo dei piloti a pieni giri. La #48, che era rientrata ai box dalla seconda posizione era apparsa in grado di lottare per la vittoria, ha recuperato fino a transitare sotto la bandiera a scacchi all’undicesimo posto, appena davanti al vincitore delle ultime tre gare di Martinsville, Denny Hamlin, vittima di soste ai box piuttosto lente e leggermente in ombra rispetto al compagno di squadra Kyle Busch.
L’emozionante finale ha visto quindi giungere alle spalle di Harvick, Earnhardt e Busch un consistente Montoya, Gordon, Kenseth, il poleman McMurray, un sorprendente David Ragan, Clint Bowyer e Mark Martin, che festeggia positivamente la sua ottocentesima gara.
La classifica di campionato invece, come detto, è guidata da Kyle Busch, che può vantare ora 5 punti di vantaggio su Carl Edwards, 12 su Jimmie Johnson, quattordici su Kurt Busch e 15 su Kevin Harvick. Montoya consolida la posizione nella top ten, nella quale entrano anche Dale Earnhardt Jr. e Mark Martin. Escono invece Tony Stewart e Paul Menard.
Un’ultima nota: i 31 cambi di leader della Goody’s Fast Relief 500 hanno infranto il precedente record di 25, che resisteva dal 1980.
E ora indossate il vostro cappello da Cowboy, perché la prossima settimana il campionato fa tappa in Texas, sull’ovale di Fort Worth, poco fuori Dallas.

il sorpasso di Harvick ai danni di Dale Earnhardt Jr., fonte nascarmedia.com
Cosa abbiamo visto a Martinsville
Kevin Harvick – secondo le statistiche è il pilota in assoluto più efficace nel finale di gara e lo ha dimostrato ampiamente. I suoi sfoghi via radio, quando la macchina non reagisce come vorrebbe, continuano, ma il suo sodalizio con il team RCR sembra confermato sul livello di competitività assoluta dimostrato l’anno scorso. Per il momento, insieme a Kyle Busch, sembra il più accreditato a poter strappare lo scettro al cinque volte campione Johnson.
Jeff Gordon – una guida pulita, controllata, impeccabile. Vederlo girare a Martinsville è sempre un piacere. Sembra quasi lento, ma è sempre velocissimo. Tanto da indurre il compagno di team Johnson a chiedere al proprio crew chief di osservare la linea percorsa dalla #24. Finalmente una risalita nelle prestazioni del trentanovenne californiano.
Bump’n'run – Quella di Martinsville è stata una corsa dal sapore antico, da cui sono usciti integri in pochi. Nessuno ha avuto da ridire dopo il traguardo e possiamo stare certi che, se qualcuno si è legato al dito un sorpasso troppo aggressivo o una bussata non gradita, cercherà di restituire pan per focaccia alla prima occasione, senza invocare sanzioni o interventi esterni.
Michael McDowell – dover percorrere la traiettoria esterna a Martinsville, a meno che non ci si chiami Kyle Busch, è una condanna a perdere posizioni su posizioni. Per questo tutti cercano di trovare il prima possibile uno spiraglio per prendere l’interno della pista. Il buon McDowell, che spesso e volentieri è costretto a parcheggiare anticipatamente la sua stock-car per incassare il premio di partecipazione senza fare danni, stavolta aveva tutte le intenzioni di dare battaglia fino alla fine. Quando ha visto Marcos Ambrose tagliargli la strada per togliersi dalla corsia esterna, non ha esitato a rifilargli una tamponata decisa che lo ha mandato a muro, dicendo al proprio crew chief che non aveva intenzione di accettare passivamente certe cose proprio nella sua occasione di dare il massimo.
Martin Truex Jr. – fare fuoco e fiamme, letteralmente, fuori e dentro l’abitacolo. Rimanere con l’acceleratore bloccato non deve essere piacevole per nessuno e Martin, uscito velocemente dalla sua vettura, che aveva preso fuoco, era furibondo con il team, reo a suo dire di non saper risolvere un problema che si era già presentato altre volte. Ringraziando sentitamente le barriere SAFER, speriamo che sia l’ultima volta.

60.000 spettatori circa per la gara di Martinsville, fonte nascarmedia.com
Cosa non abbiamo visto a Martinsville
Carl Edwards – dice pubblicamente che l’ovale della Virginia non è la sua pista favorita, e si vede. Non trova il ritmo, non riesce mai a levarsi dal traffico e finisce col perdere la leadership della classifica. Diciottesimo al traguardo, meno peggio di quanto poteva andare, ma pur sempre una giornata da dimenticare.
Tony Stewart – chi l’ha visto? Penalizzato verso metà corsa per un sorpasso prima del restart, si è ritrovato fermo nel garage per molti giri, nel tentativo di riparare un guasto al cambio. Trentaquattresimo sotto la bandiera a scacchi: Ugly day.