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credits: Getty Images For NASCAR

E’ approdato su youtube il video integrale della splendida gara di Martinsville, sesta prova della Sprint Cup, disputatasi domenica sul breve tracciato della Virginia.

Trovate il video, per cui ringraziamo l’utente  di youtube, dopo il salto. Enjoy! (more…)

Credit: Jeff Zelevanksy/Getty Images for NASCAR

Martinsville, con le sue due date annuali, è una delle tappe storiche del calendario e sono in molti a pensare che, dopo la riconfigurazione di Bristol, sia l’unico posto dove assistere a gare veramente “old-school”, di quelle in cui per vincere, occorre farsi largo a gomitate.

Il CIRCUITO

Il Martinsville Speedway, con la sua lunghezza di appena 0,526 miglia, è il circuito più corto del calendario della Sprint Cup, nonché quello in servizio da più tempo: la prima gara sanzionata dalla NASCAR sull’ovale della Virginia si è disputata nel luglio del 1948, la prima ufficialmente inserita nel calendario di quella che oggi è la Sprint Cup è invece andata in scena il 25 settembre del 1949, su una distanza di poco superiore alle 100 miglia. (more…)

Photo by Justin Edmonds/Getty Images for NASCAR

Dopo i cambiamenti promessi da Bruton Smith, Presidente del Bristol Motor Speedway, entro la gara estiva di quest’anno, che si svolgerà ad agosto,  tutti si chiedono se lo Short Track del Tennessee tornerà come quello ante 2007 quando lo spettacolo era assicurato e il ‘bump and run‘ era uno stile di correre tipico del “World’s Fastest Half Mile”.  Negli ultimi giorni,  si è accesa una discussione riguardo quale sia, a tutt’oggi, lo short track predominante nella NASCAR. (more…)

Credit: John Harrelson/Getty Images for NASCAR

Martinsville non ha tradito le aspettative e ci ha regalato una delle gare più emozionanti della stagione, ricca di colpi di scena e di colpi puri e semplici. A spuntarla è stato Tony Stewart, che ha compiuto un bellissimo sorpasso all’esterno ai danni di Jimmie Johnson in restart, quando mancavano 3 giri alla bandiera a scacchi.

Per Stewart si tratta della terza vittoria della stagione, la terza conquistata in questa Chase, la 42esima in carriera in 462 presenze. (more…)

Credit: Streeter Lecka/Getty Images for NASCAR

Un’insistente perturbazione ha costretto la NASCAR ad annullare il turno di qualificazione per la TUMS Fast Relief 500, settima prova della Chase For The Cup, che si disputerà domani a partire dalle 19:30 italiane. (more…)

Burnout per Kevin Harvick, al sedicesimo successo in carriera, fonte nascarmedia.com

Ormai Kevin Harvick potremmo ribattezzarlo “The Closer” o “Mr. Out of Nowhere”, perché ci ha decisamente preso gusto. Un solo giro in testa a Fontana, sei a Martinsville sempre al momento giusto. Il primo pluri-vincitore del 2011 è quindi il pilota del team di Richard Childress, che questa volta fulmina con un sorpasso perentorio a tre giri dalla fine Dale Earnhardt Jr., andato a tanto così da una vittoria che avrebbe infiammato il pubblico e oggettivamente anche la Nascar. Inseritosi tra i migliori, anche grazie all’ottima pensata di cambiare solo 2 gomme al giro 200, e passato al comando a 20 giri dal termine, il pilota di Kannapolis si è visto sopravanzare al giro 487 ma ha tenuto duro, fino a precedere di un soffio Kyle Busch sul traguardo per il secondo posto.

Anche Harvick è sembrato quasi dispiaciuto, confessando di aver notato la folla in delirio e di aver pensato che gli sarebbe toccato il ruolo del cattivo. “Devo fare quello che devo fare” ha detto dopo la gara.

Junior, dal canto suo ha dichiarato di essere deluso, ma di non demordere e di essere fiducioso per le prossime gare. Sui buoni risultati ottenuti da quando ha cambiato crew chief ha detto: “Steve (Letarte) è un buon crew chief, sento che mi darà altre opportunità del genere”.

Anche questa settimana viene beffato Kyle Busch, in testa per la bellezza di 151 giri, che però ha di che essere contento, perché ha mostrato un passo molto competitivo, anche su una pista che tradizionalmente non gli è molto congeniale, e si è portato in testa alla classifica di campionato.

La gara, 500 giri sul “paperclip speedway” della Virginia, ricca come sempre di contatti e resa esaltante dal cosiddetto Bump’n'run (ovvero la tamponata data per mandare largo chi precede e favorire quindi il sorpasso) ha vissuto inizialmente sul passo molto veloce di Denny Hamlin e Kyle Busch, a cui si è aggiunto Jimmie Johnson, in rimonta dalla diciassettesima posizione in meno di 50 giri. Matt Kenseth, dal canto suo, è riuscito a recuperare da una penalizzazione, comminata per aver cambiato fila al restart prima della linea del traguardo, che lo ha relegato due giri alle spalle del leader, giungendo ottimo sesto al traguardo. Nella fase centrale si è messo in buona evidenza anche Clint Bowyer, al comando per 91 giri e discreto nono al traguardo. Al giro 223 la gara è stata interrotta con la bandiera rossa a causa di un contatto tra Truex Jr. e Kahne. Acceleratore bloccato per il primo, che ha scaraventato il secondo nelle barriere SAFER, per cui sono stati necessari 25 minuti di riparazioni. Successivamente si è messo in evidenza anche Jeff Gordon, autore di 37 giri in testa e di sconsolati commenti via radio, in cui ha detto di non vedere nessuno in grado di strappare la vittoria a Kyle Busch, che in quel momento girava tranquillo e beato al comando della corsa.

A 33 giri dalla conclusione l’ultima gialla, causata dalla #78 di Reagan Smith, coglieva proprio Jeff Gordon in pit lane, impedendogli la sosta e relegandolo ad una nona posizione in restart che non gli ha consentito di andare oltre il quinto posto finale, un risultato che fa comunque molto bene alla classifica di  Wonder Boy. Anche Jimmie Johnson è rimasto vittima dell’ultima tornata di soste ai box: un eccesso di velocità in corsia gli è costato la ripartenza in fondo al gruppo, come ultimo dei piloti a pieni giri. La #48, che era rientrata ai box dalla seconda posizione era apparsa in grado di lottare per la vittoria, ha recuperato fino a transitare sotto la bandiera a scacchi all’undicesimo posto, appena davanti al vincitore delle ultime tre gare di Martinsville, Denny Hamlin, vittima di soste ai box piuttosto lente e leggermente in ombra rispetto al compagno di squadra Kyle Busch.

L’emozionante finale ha visto quindi giungere alle spalle di Harvick, Earnhardt e Busch un consistente Montoya, Gordon, Kenseth, il poleman McMurray, un sorprendente David Ragan, Clint Bowyer e Mark Martin, che festeggia positivamente la sua ottocentesima gara.

La classifica di campionato invece, come detto, è guidata da Kyle Busch, che può vantare ora 5 punti di vantaggio su Carl Edwards, 12 su Jimmie Johnson, quattordici su Kurt Busch e 15 su Kevin Harvick. Montoya consolida la posizione nella top ten, nella quale entrano anche Dale Earnhardt Jr. e Mark Martin. Escono invece Tony Stewart e Paul Menard.

Un’ultima nota: i 31 cambi di leader della Goody’s Fast Relief 500 hanno infranto il precedente record di 25, che resisteva dal 1980.

E ora indossate il vostro cappello da Cowboy, perché la prossima settimana il campionato fa tappa in Texas, sull’ovale di Fort Worth, poco fuori Dallas.

il sorpasso di Harvick ai danni di Dale Earnhardt Jr., fonte nascarmedia.com

Cosa abbiamo visto a Martinsville

Kevin Harvick – secondo le statistiche è il pilota in assoluto più efficace nel finale di gara e lo ha dimostrato ampiamente. I suoi sfoghi via radio, quando la macchina non reagisce come vorrebbe, continuano, ma il suo sodalizio con il team RCR sembra confermato sul livello di competitività assoluta dimostrato l’anno scorso. Per il momento, insieme a Kyle Busch, sembra il più accreditato a poter strappare lo scettro al cinque volte campione Johnson.

Jeff Gordon – una guida pulita, controllata, impeccabile. Vederlo girare a Martinsville è sempre un piacere. Sembra quasi lento, ma è sempre velocissimo. Tanto da indurre il compagno di team Johnson  a chiedere al proprio crew chief di osservare la linea percorsa dalla #24. Finalmente una risalita nelle prestazioni del trentanovenne californiano.

Bump’n'run – Quella di Martinsville è stata una corsa dal sapore antico, da cui sono usciti integri in pochi. Nessuno ha avuto da ridire dopo il traguardo e possiamo stare certi che, se qualcuno si è legato al dito un sorpasso troppo aggressivo o una bussata non gradita, cercherà di restituire pan per focaccia alla prima occasione, senza invocare sanzioni o interventi esterni.

Michael McDowell – dover percorrere la traiettoria esterna a Martinsville, a meno che non ci si chiami Kyle Busch, è una condanna a perdere posizioni su posizioni. Per questo tutti cercano di trovare il prima possibile uno spiraglio per prendere l’interno della pista. Il buon McDowell, che spesso e volentieri è costretto a parcheggiare anticipatamente la sua stock-car per incassare il premio di partecipazione senza fare danni, stavolta aveva tutte le intenzioni di dare battaglia fino alla fine. Quando ha visto Marcos Ambrose tagliargli la strada per togliersi dalla corsia esterna, non ha esitato a rifilargli una tamponata decisa che lo ha mandato a muro, dicendo al proprio crew chief che non aveva intenzione di accettare passivamente certe cose proprio nella sua occasione di dare il massimo.

Martin Truex Jr. – fare fuoco e fiamme, letteralmente, fuori e dentro l’abitacolo. Rimanere con l’acceleratore bloccato non deve essere piacevole per nessuno e Martin, uscito velocemente dalla sua vettura, che aveva preso fuoco, era furibondo con il team, reo a suo dire di non saper risolvere un problema che si era già presentato altre volte. Ringraziando sentitamente le barriere SAFER, speriamo che sia l’ultima volta.

60.000 spettatori circa per la gara di Martinsville, fonte nascarmedia.com

Cosa non abbiamo visto a Martinsville

Carl Edwards – dice pubblicamente che l’ovale della Virginia non è la sua pista favorita, e si vede. Non trova il ritmo, non riesce mai a levarsi dal traffico e finisce col perdere la leadership della classifica. Diciottesimo al traguardo, meno peggio di quanto poteva andare, ma pur sempre una giornata da dimenticare.

Tony Stewart – chi l’ha visto? Penalizzato verso metà corsa per un sorpasso prima del restart, si è ritrovato fermo nel garage per molti giri, nel tentativo di riparare un guasto al cambio. Trentaquattresimo sotto la bandiera a scacchi: Ugly day.

 

La bandiera verde a Martinsville nel 2010, fonte nascarmedia.com

Ancora lui – la notizia della settimana è senza dubbio il futuro debutto di Kimi Raikkonen nelle serie NASCAR, previsto per il 20 Maggio a Charlotte nella Camping World Truck Series. A parte l’attenzione dei media europei che l’avventura del finlandese potrebbe portare, quello che ha fatto più scalpore negli States è stata la scelta del partner effettuata dall’ex-campione di F1, che si associerà a Foster Gillett, personaggio noto, insieme al padre, per aver lasciato il team di Richard Petty sommerso dai debiti nel 2010. Ray Evernham, ex socio di The King e George Gillett, si è detto stupito dalla notizia, perché c’è una lunghissima fila di creditori che ancora aspetta il dovuto dalla famiglia Gillett e vedere il nome di Raikkonen associato a quello dell’ex-proprietario del Liverpool f.c. non lo convince per niente. Questioni finianziarie a parte, se Raikkonen dovesse intraprendere una nuova carriera oltreoceano dovrebbe sicuramente smettere di correre nel WRC per dedicarsi al 100% alle stock-car. La scelta di partire dal basso è segno che Iceman non ha sottovalutato l’impegno e vederlo in pista a lottare giro dopo giro con i giovani talenti, le vecchie volpi della categoria e soprattutto il nostro Max Papis, sarà molto interessante. E non dimentichiamoci che la Red Bull potrebbe sempre tornare alla carica per piazzare Kimi sulla Toyota che Kahne libererà nel 2012.

Edwards e il contratto – Carl Edwards non ha fretta di rinnovare con Roush Fenway Racing. Il suo contratto in scadenza, supportato da un inizio di stagione più che promettente, lo mette in condizioni di diventare molto appetibile e molto costoso sul mercato-piloti per la prossima stagione. Se il lato economico potrebbe vedere pochi teams in grado di pagare la cifra che Edwards potrebbe chiedere, o pensare di meritare, la scelta potrebbe essere allora dettata dal desiderio di avere a disposizione il materiale più competitivo possibile. Posto che Childress ed Hendrick saranno al completo, restano, tra i top-team: Penske Racing, Earnhardt-Ganassi Racing, Joe Gibbs Racing, Red Bull Racing, Michael Waltrip Racing e Stewart-Haas Racing.  La soluzione più competitiva potrebbe essere una quarta Toyota al Joe Gibbs Racing, ma è presto per avere un quadro chiaro.

Tira, molla, ri-tira – sembra una stagione di Beautiful il rapporto tra Jeffrey Earnhardt e il team che lo schiera nella Camping Truck Series. Il nipote di “The Intimidator” era stato scaricato in settimana, perché accusato di aver violato il proprio contratto. Il ragazzo, tramite la Jeffrey Earnhardt Inc., si era messo in contatto con altri teams sostenendo che se lo avessero ingaggiato avrebbero ottenuto anche l’appoggio del suo sponsor, Fuel Doctor. Dopo una serie di comunicati, in cui sostanzialmente il pilota ha ammesso il fatto, ma ha sostenuto di aver proceduto solo dopo che lo sponsor aveva avvisato il Rick Ware Racing che avrebbe cercato un altro team da sostenere, la scaramuccia si è conclusa come se niente fosse accaduto e il ventiduenne (classe 1989) sarà al volante del truck #1 del Rick Ware Racing per cercare di migliorare la sua decima posizione in classifica generale.

800 e non sentirle – Mark Martin sarà al via per l’ottocentesima volta(!) in carriera nella massima divisione, questa domenica a Martinsville. E’ l’ottavo di tutti i tempi e presumibilmente quest’anno supererà Darrel Waltrip (809), Bill Elliott (825) e Kyle Petty (829). Davanti a tutti, come se ci fosse bisogno di dirlo, Richard Petty con 1184!  La prima vittoria di Martin risale a quasi 30 anni fa, il 5 aprile 1981 a North Wilkesboro.

Prossima Fermata Martinsville, Virginia per la Goody’s Fast Relief 500 (500 giri)

Martinsville è una delle tappe storiche del calendario, con le sue due date annuali, una delle quali rappresenta un punto cruciale della Chase for the Cup e sono in molti a pensare che, dopo la riasfaltatura di Bristol, sia l’unico posto dove assistere a gare veramente old-school. E’ il circuito più corto, appena 0,526 miglia, e anche quello in servizio da più tempo: la prima gara sanzionata dalla NASCAR sull’ovale della Virginia si è disputata nel luglio del 1948, la prima ufficialmente inserita nel calendario di quella che oggi è la Sprint Cup è invece andata in scena il 25 settembre del 1949 su una distanza di poco superiore alle 100 miglia.

La conformazione molto particolare del tracciato, costituito da due rettilinei di 800 piedi collegati da due “tornanti” con un banking di 12 gradi rende le corse disputate a Martinsville dei veri e propri classici. Portare la macchina intera al traguardo è estremamente difficile: toccate e spintarelle sono parte integrante e necessaria della competizione, a volte rappresentano l’unico modo per sorpassare. Per essere veloci è necessario avere la possibilità di accelerare presto e non bruscamente all’uscita delle curve e avere una frenata molto efficace e molto stabile. L’usura dei freni può rappresentare un motivo per non forzare eccessivamente all’inizio, controbilanciata dall’assoluta necessità di restare nel giro del leader, specie dopo l’introduzione dei restart su doppia fila con i doppiati in coda al gruppo. Altro punto importantissimo saranno i pit-stop: la posizione è determinante al punto che un minimo errore in pit-lane, magari commesso nelle fasi finali della gara, può costare un buon risultato.

Tra i piloti in attività è Jeff Gordon ad avere il record di vittorie sullo short-track della Virginia, con 7 affermazioni, seguito da Jimmie Johnson con 6, Denny Hamlin con 4, Mark Martin e Tony Stewart con 2. Gordon però qui non vince dall’autunno del 2005 e Stewart dalla primavera del 2006. Da allora, ovvero le ultime 9 gare, sul gradino più alto del podio ci sono andati solo Johnson ed Hamlin, con quest’ultimo che si è accaparrato gli ultimi 3 successi consecutivi.

Se su Hamlin potremmo avere dei piccoli dubbi, perché potrebbe essere orientato più che altro a non fare danni e ad arrivare al traguardo nella top-ten, il campione uscente sarà sicuramente tra i primi, vista anche la sua posizione media all’arrivo di 3,3 sul catino della Virginia. Il pilota californiano è al comando in quasi tutte le statistiche disponibili, percorrendo il oltre il 90%, contro l’89 di Gordon, dei giri nella top 15 e mantenendo una posizione media in gara di 6,4 (6,5 il secondo, sempre Gordon, e 9,5 il terzo, Denny Hamlin).

Detto di Hamlin e Johnson, bisogna tenere d’occhio sicuramente Stewart, che non vede l’ora di ritornare in Victory Lane ed ha ottimi numeri e Kyle Busch, ormai sorvegliato speciale su tutte le piste.  A Martinsville non vanno male nemmeno gli specialisti degli stradali, per cui occhio a Montoya e Ambrose, e di solito non è malaccio nemmeno Earnhardt Jr., finalmente solido nelle ultime gare. Chi potrebbe sfruttare l’occasione per risalire la china è Jeff Burton, piuttosto a suo agio, statisticamente parlando, su questo particolarissimo circuito.

 

Scene di vita vissuta in Alabama

Arriva la  notte di Halloween e quest’anno negli usa arriva anche il pomeriggio più temuto da tutti i piloti della Sprint Cup: Talladega, secondo capitolo della coppia di gare di cui abbiamo parlato qui. Ci arriviamo da Martinsville con una situazione più incerta, dettata dalla vittoria di Hamlin, dal mezzo passo falso di Johnson e dalla buona prestazione di Harvick. Ci aspettano 500 miglia di rischi, tamponate e spettacolo.

Martinsville – i contendenti per la Chase

La classifica dopo la gara in Virginia appare decisamente ricompattata per quanto riguarda le prime tre posizioni, con Johnson che precede Hamlin di soli 6 punti e Harvick di 66. I due contenders hanno quindi ridotto lo svantaggio dal campione uscente su un tracciato dove la Chevy #48 ha vinto la bellezza di 6 volte.

Johnson è partito con un assetto ottimizzato per run corti, prevedendo una gara molto frammentata dalle bandiere gialle. Per la prima metà la previsione è stata azzeccata, poi lunghe sequenze in bandiera verde, con il californiano di El Cajon a pagare dazio. Il quinto posto non è male tutto sommato, visto che anche stavolta le soste ai box sono andate malissimo ( 7 posizioni perse e una guadagnata nei primi tre passaggi al pit, poi non ho più tenuto il conto) e soprattutto visto che ad un certo punto, a pressanti richieste di aggiustamenti da parte del pilota Knaus ha potuto rispondere solo “non ho niente che possa migliorare la situazione, ti toccherà arrangiarti”.

victory lane per Hamlin

Hamlin dal canto suo ha portato la Toyota di Joe Gibbs in victory lane per la settima volta quest’anno, la terza di fila a Martinsville, e ha sfoggiato un assetto magnifico sulla lunga distanza e più che buono sulla breve, oltre a freddezza e decisione nei sorpassi. Si avvicinano piste favorevoli e il più serio pretendente alla coppa sembra proprio lui. Molto scontento della vettura nelle prime fasi, si è gradualmente trovato meglio e ha finalizzato al meglio, dopo aver apertamente annunciato che avrebbe puntato a vincere.

Al Richard Childress Racing invece è stata giornata di chiaroscuri. Harvick ha guadagnato qualche punto su una pista tradizionalmente a lui sfavorevole, però è anche andato a stuzzicare il suo compagno Burton, tamponandolo bellamente per farsi largo in pista. Burton era visibilmente arrabbiato anche in conferenza stampa… e non escludo che alla lunga possa pensare a qualche ritorsione. La NASCAR quest’anno ha lasciato campo quasi libero ai piloti per autoregolamentarsi e devo dire che ne è uscita una stagione ricca di contrasti che non si vedono da tanto in europa. Chissà che non sia proprio un compagno di squadra a fare il danno più grosso ad Harvick!

Martinsville – gli altri

Non ci crederete, ma Dale Jr. ha fatto diversi giri in testa, e non per fortuna! Certo, nell’ultimo quarto di gara si è perso, non è riuscito ad adeguare la macchina alla pista e ha chiuso settimo, ma è pur sempre qualcosa per un pilota amatissimo che ormai iniziavo a chiamare “mr. twentieth-something” e i più cattivi addirittura avevano ribattezzato “Dale who?”. Aspettiamoci fuoco e fiamme a Talledega dal figlio dell’uomo di Kannapolis. (more…)

Aggrapparsi alle piccole cose

Pubblicato: 21 ottobre 2010 da Giannazzo in nascar
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il mini-ovale di martinsville, foto da altavelocidad.iespana.es

 

Siamo al giro di boa della Chase for The Cup, alla vigilia di due gare agli antipodi dell’ovalità, entrambe fondamentali per le speranze dei rivali di Jimmie Johnson, che non possono fare altro che aggrapparsi ai piccoli problemi manifestati dal team della Chevy #48 in queste settimane. Johnson occupa la vetta della classifica di campionato con 41 punti su Danny Hamlin e 77 su Kevin Harvick. Tutti gli altri sono già oltre i 100 punti di distacco.

I problemi cui facevo accenno sono essenzialmente 3 e non hanno impedito al quattro volte campione (che non ha ancora un soprannome!!) di inanellare  un 25° posto in New Hampshire e poi un primo, un secondo e due terzi posti nella prim metà della Chase. E tenete presente che gli ultimi due risultati potevano anche essere vittorie senza bandiere gialle negli ultimi 30 giri.

Dicevo dei problemi che potrebbero farci sperare in un po’ di lotta al vertice… eccoli:

  1. La premiata ditta Knaus/Johnson ultimamente non riesce a centrare un assetto che sia uno in fase di practice, si ritrovano a stravolgere la macchina in corsa ogni volta. Sono bravissimi a farlo ma mica sempre si può fare con efficacia e tempestivamente, prima che succeda il patatrack o che il leader della corsa ti spedisca un giro sotto. Per esempio domenica a Charlotte Jimmie è incorso in un testacoda per l’eccessivo sovrasterzo della vettura ed è riuscito a non toccare niente e nessuno, ma mica sempre può andare bene…. (more…)