Sprint Cup – Jeff Gordon si candida per il quinto titolo, il team di Jimmie Johnson sembra aver perso la bussola

Pubblicato: 4 agosto 2011 da Giannazzo in nascar
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Credit: Tom Pennington/Getty Images for NASCAR

Cosa abbiamo visto a Indianapolis

Paul Menard – Che dire, un sogno che si avvera nel migliore dei modi e nella migliore delle occasioni. La Brickyard 400 non poteva trovare un vincitore più entusiasta, che ha messo un altro mattone su una stagione decisamente positiva e che potrebbe addirittura agguantare un posto nella Chase for the Cup. Il quarto debutto di un pilota in victory lane nel 2011 ha portato il 14esimo vincitore diverso della stagione, segno di un equilibrio generale che non si vedeva da anni.

Jeff Gordon – La candidatura di Jeff Gordon al quinto titolo della sua carriera si fa sempre più consistente. La Chevy #24 è un missile sulle piste veloci e su quelle con poco banking, e l’affiatamente tra pilota e team è invidiabile. Nella Brickyard 400, Gordon ha offerto una prestazione superba, dimostrando di essere uno dei pochi, insieme soprattutto a Matt Kenseth, a poter sorpassare anche in situazioni di traffico. Al momento è lui il vero beneficiario dei cambi apportati in seno all’Hendrick Motorsports nel corso dell’inverno.

Regan Smith – Niente da dire, su alcune piste, specie nelle grandi occasioni, la Chevolet #79 del Furniture Row Motorsports è una vettura di primo piano. In qualche modo favorito dall’incidente di Landon Cassill, che lo ha obbligato ad andare per prati, con conseguente sosta ai box e rifornimento, Smith si è gestito al meglio e alla fine ha anche avuto qualcosina da recriminare. “[dai box] Hanno continuato a frenarmi, a frenarmi con il consumo di carburante. Vedremo quanto ne è rimasto nel serbatoio alla fine. Pensavo di potermi permettere di spingere un po’ di più. Di sicuro non possiamo essere delusi dal terzo posto e in particolare quando qualcuno come Paul vince, ho molti amici in questo ambiente, lui e uno di quelli. Lui era alla festa per la mia vittoria; Ho in programma di andare alla sua stasera, domani o quando si terrà,” ha detto il pilota di Cato, New York.

Tony Stewart – Tony non è nuovo a strategie inusuali pur di raggiungere il successo, ma spesso lui e il suo team non mancano di poco la misura e non riescono a limitare i danni. Questa volta invece hanno visto il rischio da lontano, forse intimoriti dalla possibilità di allontanarsi dalla top-10 della generale, e hanno portato a casa un importante sesto posto, recuperando anche da una penalità subita per aver toccato il cono che delimita l’ingresso della pit lane. Il risultato non solo tiene in corsa il quarantenne dell’Indiana, ma gli consente anche di guadagnare qualcosina. Abbiamo avuto solo una lunga, difficile giornata,” ha detto Stewart. “Ottenere quasi una top-5 in queste condizioni, arrivare seste è stato un buon risultato. Abbiamo fatto la cosa giusta fermandoci ai box e ha pagato. Ci sta bene.”

Assalto all pit-lane – Non appena si è entrati nella “finestra” utile a terminare la gara con un pieno di benzina, tutti i piloti si sono letteralmente fiondati in pit-lane, anche in regime di bandiera verde. Probabilmente anche solo l’anno scorso qualcuno avrebbe provato l’azzardo di restare in pista, ma in questa stagione è ormai chiaro come il sole che trovarsi nelle retrovie, anche con una vettura veloce, è una condanna definitiva. La maggior parte dei piloti ha anche sostituito solo 2 pneumatici, sacrificando la prestazione assoluta pur di guadagnare, o non perdere, posizioni in pista.

Cosa non abbiamo visto ad Indianapolis

Kasey Kahne – Anche stavolta una prestazione più che buona da parte di tutto il team della Toyota Camry #4 non ha portato Kasey Kahne in victory lane. Peccato perchè i numeri per ambire almeno ad un posto nei playoffs ci sono. Kahne ha avuto per tutto il giorno una delle vetture più veloci del lotto, ed ha guidato la gara per ben 48 giri, ma si è ritrovato coinvolto nell’incidente del giro 120, che lo ha obbligato ad un passaggio nel prato e lo ha relegato in 18esima posizione all’arrivo. “Sapevo che sarei passato nell’erba, visto che la #51 si stava spostando verso il basso,” ha detto Kahne. “Sono passato nell’erba e ho fatto un mezzo testacoda e sono finito indietro. Ha finito con l’essere una Brickyard 400 difficile per noi. Ma avevamo decisamente una delle macchine migliori. Con aria pulita, eravamo assolutamente tra i migliori.”

Denny Hamlin – Non sembrava mettersi male per Hamlin, ma dopo aver guadagnato la top-10, le sue prestazioni sono scemate. Ancora non si sa se ciò sia dovuto ad un problema meccanico o se semplicemente pilota e team hanno perso la bussola del setup, ma resta il fatto che il vice-campione 2010 ancora non è ai livelli che gli competono. I problemi di inizio stagione, a suo dire, derivavano soprattutto da problemi di adattamento alle nuove coperture goodyear che sembravano superati nelle ultime gare. C’è bisogno di prestazioni convincenti nei prossimi appuntamenti.

Chad Knaus – Che brutte chiamate per il crew chief del team cinque volte campione della categoria! Il team ha scelto di cambiare 4 gomme alla Chevrolet #48 di Jimmie Johnson in ben due occasioni. La prima, in regime di gialla, avrebbe dovuto far capire che non era il caso di ripetere l’esperimento, visto che Johnson ha impiegato parecchio a riportarsi davanti. Ciononostante Knaus ha optato nuovamente per un intero set di pneumatici nuovi in occasione dell’ultima sosta, questa volta in regime di bandiera verde, rispedendo il suo pilota in pista ben oltre la 30esima posizione. A quel punto l’uomo di El Cajon ha cercato di guadagnare quante più posizioni possibile, fermandosi alla 19esima, praticamente un disastro per uno che a Indy ha vinto 3 volte.

Juan Pablo Montoya – Niente da fare per il colombiano, dominatore delle ultime due edizioni della Brickyard, vinte comunque da altri. Nonostante il nuovo crew chief, la Chevy #42 non è entrata in partita se non nelle prime fasi di gara e, come spesso accade ultimamente, i ragazzi di Chip Ganassi non sono riusciti a far fronte ai mutamenti della pista e al passo degli avversari. LA Chase rischia di diventare un miraggio se ci si aggrappa solo allo stradale di Watkins Glen.

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