Sprint Cup – Bristol non è più quella di una volta, Stewart nemmeno?

Pubblicato: 1 settembre 2011 da Giannazzo in nascar
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Photo by Chris Graythen/Getty Images

Cosa abbiamo visto a Bristol

Groove esterno – La gran parte dei piloti lo ha utilizzato per quasi tutta la gara, sfruttando l’interno solo nei tentativi di sorpasso, per lo più con scarso successo. Abbiamo addirittura intravisto un terzo groove, a metà tra i due, utilizzato principalmente da Jeff Gordon. Una vera e propria rivoluzione rispetto all’epoca in cui a Bristol c’era una traiettoria obbligata e per passare bisognava praticare il bump&run, levando fisicamente di mezzo chi precedeva. L’unico dei primi a sfruttare molto bene la traiettoria più bassa è sembrato Jamie McMurray, mentre Brad Keselowski l’ha utilizzata per scavalcare Truex in restart. Jeff Gordon è rimasto addirittura bloccato dietro a Kenseth e Johnson, mentre il cinque volte campione non riusciva a sopravanzare all’interno la Ford #17. Ad un certo punto del suo assalto alla seconda posizione di Treux, di nuovo Gordon ha dovuto alzare il piede e accodarsi per qualche giro, in modo da raffreddare la propria posteriore destra. Dovremo farci l’abitudine, Bristol è cambiata.

Astuzie in pit-lane – Alcune inquadrature della regia americana e la conformazione della pit-road di Bristol ci hanno mostrato in modo molto accentuato una della “zone grigie” del regolamento che i piloti stanno sfruttando moltissimo quest’anno. In particolare abbiamo visto Matt Kenseth e Brad Keselowski sorpassare diverse auto in corsia box, procedendo ad una velocità decisamente superiore a quella consentita, fatto che ha scatenato qualche borbottio da parte di Jeff Gordon, principale “vittima” della situazione. Non essendo le vetture dotate di un limitatore elettronico di velocità, né tantomeno di un tachimetro, la NASCAR ha scelto di misurare la velocità dei concorrenti in pit-lane attraverso la suddivisione della stessa in settori, a cui viene assegnato un tempo minimo di percorrenza, corrispondente ad una velocità media che nel caso di Bristol era di 35 miglia orarie. I tempi di percorrenza dei settori vengono presi in punti ben precisi, che piloti e teams ben conoscono vengono chimati “timing lines”. I piloti che hanno una piazzola appena dopo una timing line, un volta effettuata la propria sosta da 13/14 secondi, non devono più preoccuparsi del tempo di percorrenza di quel settore e possono accelerare quanto vogliono fino alla successiva timing line, con la possibilità di guadagnare qualche posizione. Chi ha una piazzola appena prima di una timing line potrà accelerare prima di raggiungerla, mentre la posizione ideale, secondo JImmie Johnson, è quella di una piazzola a cavallo di una timing line, che consente di approfittare della propria sosta in addirittura due settori consecutivi. Ovviamente chi si ritrova a dover scegliere una piazzola a metà del settore, magari a causa di una scarsa qualifica, è decisamente svantaggiato. Queste astuzie vengono praticate su tutte le piste e ne hanno approfittato più o meno tutti i big, ma le immagini di Bristol, in cui alcune vetture procedevano a velocità decisamente sostenuta in una pit lane angusta e affollata, hanno suscitato parecchie polemiche. La NASCAR probabilmente correrà ai ripari aumentando le timing lines a partire dalla prossima stagione.

Brad Keselowski – Non ci sono che lodi da spendere per un pilota che vince due gare in un mese e nelle altre due arriva secondo e terzo. Brad e il suo crew chief, Paul Wolfe, hanno decisamente trovato la quadratura del cerchio in casa Penske e si propongono come una seria minaccia per il titolo, che potrebbe diventare ancora più seria se la Dodge Charger #2 entrasse ai playoffs passando per la top-10 della classifica generale e non per la Wild Card. In questo modo Keseloski potrebbe usufruire dei punti bonus per le tre vittorie conquistate fino ad ora e si ritroverebbe dritto dritto al secondo posto. La rimonta su Stewart, che al momento occupa l’ultimo posto utile per l’accesso diretto alla Chase, due settimane fa sembrava impossibile, ma ora i punti da recuperare sono praticamente dimezzati. Ne rimangono 21 da erodere in 2 gare e se Stewart continuerà con l’andazzo di Bristol, potrebbero non bastare. Per Keselowski a quel punto il problema, tutt’altro che piccolo ma un problema che tutti vorrebbero avere, sarebbe quello di confermare le proprie prestazioni per altre 10 settimane. Difficile ma non impossibile.

Jamie McMurray – Finalmente si rivede anche Jamie McMurray. Il 35enne del Missouri nell’ultimo mese ha portato a casa due risultati che hanno addolcito, seppur di pochissimo, una stagione sin qui da dimenticare. Al quarto posto di Indianapolis McMurray ha sommato una convincente quinta piazza a Bristol, una tipologia di pista su cui non ha mai impressionato. Dopo un buon sesto posto in qualifica, Jamie ha trovato anche un ottimo passo in gara, che gli ha consentito di viaggiare nella top-10 per tutta al gara, puntando anche ad un posto in top-5. Nel finale è rimasto un po’ imbottigliato, ma non si può certo fargliene una colpa. “Quando abbiamo cominciato a guadagnare posizioni” ha detto McMurray, “ho pensato di avere una delle migliori macchine in pista, ma quando siamo arrivati nei primi quattro siamo stati allo stesso livello degli altri. Alla fine eravamo una di quelle auto che, se si fossero trovate davanti, avrebbero potuto vincere ma abbiamo perso posizioni ed era molto difficile recuperarle”.

Martin Truex Jr. – Anche la stagione di Martin Truex Jr. sembra trovare un minimo di respiro. Dopo il recente cambio di crew chief, che ha visto Chad Johnston prendere il timone del team della Toyota Camry #56, Truex e il Michael Waltrip racing hanno migliorato le proprie prestazioni, infilando alcune prestazioni davvero positive. A Bristol, Truex ha sfruttato un sosta in cui ha cambiato due sole gomme per portare a casa il secondo posto, dopo aver retto con le unghie e coi denti agli assalti di Jeff Gordon, è stato in testa e la sua posizione media in gara è solida nella top-10. Ora il problema diventa confermare il trend positivo e mettere in pista una buona macchina ad Atlanta, dove Martin non entra in top-10 dal 2007. Potrebbe invece essere un po’ più semplice a Richmond, dove la Toyota #56 era già andata bene, pur terminando in 27esima posizione a causa di un errato fissaggio di una ruota.

Photo by Chris Graythen/Getty Images

Cosa non abbiamo visto a Bristol

Beating & Banging – Facciamocene una ragione e se ne facciano una ragione anche i promoters americani: Bristol non è più quella di una volta, e non tornerà quella di una volta per diversi anni, o forse mai. Oggi i piloti possono dare vita a corse molto movimentate senza necessariamente dare da lavorare allo sfasciacarrozze o prendersi a schiaffi in pit-lane: un peccato per molti, un sollievo per i piloti. In effetti il nuovo carattere del Bristol Motor Speedway si discosta dalla tradizione che ha reso la gara del Tennessee una delle più famose del calendario e 6 gialle, di cui 3 per detriti, sono il minimo dal 1996 a questa parte, ma in fondo lo zoccolo duro dei fans è accorso comunque ad assistere a una gara ricca di avvenimenti, solo un po’ diversa dal solito. Forse sarebbe il caso che la NASCAR smettesse di rincorrere gli spettatori “casuali”, attratti solo da una quantità sempre crescente di emozioni forti, e che noi tifosi ci mettessimo in testa che si può assistere ad una bella corsa anche se non volano paraurti ogni cinque minuti. Per dirla con Jeff Gordon: “So che non ci sono state tante caution e tanti piloti arrabbiati l’uno con l’altro a fine gara, cose che producono un buono spettacolo televisivo, immagino. Ma per noi piloti fare un sorpasso è una sfida. Devi prepararlo, devi lavorare l’avversario più e più volte e qualche volta lo passi, qualche altra no”. Certo, poi sarebbe anche meglio non uniformare troppo i circuiti con banking variabile e asfalti dall’aderenza paurosa, ma sembra che al momento questa moda non voglia proprio passare.

Tony Stewart – Che anche Tony abbia finito con l’esagerare e con il mettere troppa carne al fuoco? Tra i recenti cambi di organico in seno allo Stewart-Haas Racing, gli impegni per reperire fondi per la prossima stagione, la gestione delle Eldora Speedway e di altre piste e il contratto di Danica Patrick, alla fine a farne le spese sono state le prestazioni della Chevrolet Impala #14. Dopo una pessima qualifica, che lo ha visto piazzarsi in 42esima posizione, Stewart è finito subito tra i doppiati ed è riuscito a risalire fino ad un misero 28esimo posto, a tre giri dal leader, solo grazie al ritiro di chi ha praticato lo start & park. Nonostante Tony occupi ancora la decima posizione in classifica, le prospettive si fanno decisamente fosche e il rischio di perdere il posto nella Chase più concreto, ed è curioso notare come i migliori risultati dal materiale a disposizione riesca spremerli Ryan Newman, di solito meno incisivo del compagno di squadra. Certo che arrivare ai playoffs in queste condizioni non sarebbe poi un gran traguardo per il due volte campione della categoria, che dopo aver rilasciato dichiarazioni sconsolate, ha quantomeno ripreso un po’ della sua proverbiale grinta. “Non so cosa sia cambiato o cosa dobbiamo fare per far funzionare le cose” ha detto Stewart. “Ma non ci fermeremo finchè non l’avremo capito. Non ci arrenderemo”. Ora si va ad Atlanta, una pista dove Stewart si è imposto a settembre del 2010. Una bella inversione di tendenza non guasterebbe.

Kurt Busch – Se metà del Penske Racing ride a crepapelle, l’altra metà ha ben poco da festeggiare. Kurt Busch è stato pizzicato la bellezza di due volte oltre il limite di velocità ai box, ha recuperato fino al decimo posto e poi ha finito con il perdere ulteriori posizioni ai box nelle fasi finali della gara. E’ un mese che il pilota di Las Vegas non riesce a reggere i ritmi del compagno di squadra, forse perché ha più da perdere rispetto al giovane e rampante Keselowski. Fatto sta che un 38 esimo, un 34esimo e un 17esimo posto non sono risultati consoni alla caratura di pilota e team, come ammesso dallo stesso Kurt. Anche nel suo caso Atlanta parrebbe una pista amica, ma a volte sono proprio le amiche a riservare sorprese.

Richard Childress Racing – I ragazzi del Richard Childress Racing sono spariti da tutti i radar e l’allarme comincia a suonare dalle parti di Welcome, North Carolina. Menard, che partiva dalla settima posizione, ha ricevuto una penalità, è stato afflitto da problemi alla radio e dulcis in fundo è finito senza colpe in un incidente con Denny Hamlin. Harvick ha lottato per tutta la serata con un pesante sovrasterzo, così come Jeff Burton e Clint Bowyer. Il totale ha fatto un 15esimo posto per Burton, un 22esimo per Harvick, un 26esimo per Bowyer e un 30esimo per Menard. Tutto sbagliato fin dalla fabbrica probabilmente, visto che nessuno dei crew chiefs è riuscito a rimettere in quadro la situazione durante il weekend di gara e brutto segnale in vista di una chase in cui non saranno ammissibili giornate storte come quella di Bristol.

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