Sprint Cup – Gordon e Johnson stellari, Bowyer e Montoya ai ferri corti

Pubblicato: 9 settembre 2011 da Giannazzo in nascar
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Credit: Geoff Burke/Getty Images for NASCAR

Cosa abbiamo visto ad Atlanta

Jeff Gordon & Jimmie Johnson – Non che avessimo dei dubbi, ma i due piloti del team Hendrick hanno battuto un colpo bello forte in vista della Chase, regalandoci un duello che entra di diritto tra gli highlights della stagione 2011. Dieci giri tutti di traverso, a lottare con l’avversario e la propria macchina, che sono una boccata d’aria fresca in una stagione con fin troppe discussioni su consumi, nuovi asfalti e strategie nei pit-stop. Un sano finale in pieno stile “se sei incerto tieni aperto” era proprio quello che ci voleva. Gordon per sua stessa ammissione si sente ringiovanito dal nuovo rapporto con Alan Gustafson e rilancia la sua corsa al quinto titolo a 10 anni dalla sua ultima affermazione, dopo tre stagioni in cui complessivamente ha raccolto solo un successo. Wonder Boy non era così in forma da un po’ e sarà pericolosissimo nella Chase, soprattutto in virtù della competitività della Chevy #24 sulle piste intermedie da 1.5 miglia. Johnson dal canto suo “sente” l’arrivo della sua stagione e, nonostante abbia al suo attivo solo una vittoria, ottenuta a Talladega, sale in vetta alla classifica. La permanenza al primo posto durerà solo fino alla notte tra sabato e domenica, ma i segnali di un ritorno del cinque volte campione ci sono tutti: le sette top-10 nelle ultime 8 gare, le soste ai box migliorate e la fine dei battibecchi via radio con Chad Knaus lasciano pensare che non sarà così semplice togliere la coppa di mano all’uomo di El Cajon, il quale a fine gara, visibilmente dispiaciuto per il risultato, ma molto divertito per i numeri fatti in pista, ha commentato: “Grazie a Dio sono cresciuto correndo su piste sterrate. Se non avessi corso su tutte quelle piste nel deserto e negli stadi penso che sarei andato in testacoda 4 o 5 volte alla fine. Avevo un po’ più di velocità nei long runs ma non riuscivo a passarlo. Speravo che Jeff finisse le gomme per riacciuffarlo e più o meno è andata così ma non sono riuscito a soprassarlo. Ma ci siamo divertiti moto. Lottare così, di traverso, a 180 miglia all’ora giro dopo giro, è divertirsi”.

Asfalto & Pista – Vi basti la dichiarazione di Tony Stewart, disposto a sparare di persona al presidente dell’Atlanta Motor Speedway se deciderà di riasfaltare il circuito della Georgia, per capire quanto anche i piloti si divertano un mondo sul quadri-ovale di Atlanta. Certo, prima o poi l’asfalto andrà rinnovato, ma prima di tutto speriamo che sia il più tardi possibile. Poi non sarebbe male, visto che i mezzi ci sono, se Goodyear e NASCAR lavorassero insieme per fornire una combinazione tra gomme e miscela dell’asfalto che continuino a dare un netto calo delle prestazioni delle coperture nei long run, mantenendo la personalità del tracciato. Sì perché dal 2008, anno dell’ormai famosa debacle di Indianapolis, quando le gomme duravano un amen, Goodyear ha realizzato degli pneumatici molto affidabili e fin troppo stabili nella resa, specie se abbinati ad asfalto nuovo e banking variabile. Uno degli aspetti più avvincenti della NASCAR è proprio la varietà dei circuiti, che spesso hanno caratteristiche uniche e non dovrebbero essere snaturati per creare uno spettacolo “standard”.

Tony Stewart – Il 40enne di Columbus, Indiana, aveva assoluto bisogno di una bella prestazione che è provvidenzialmente arrivata su una pista che gli piace davvero molto, con una rimonta spettacolare negli ultimissimi giri. Purtroppo non abbiamo visto i 10 giri folgoranti che hanno issato Stewart al terzo posto perché la regia si è concentrata sul duello per la vittoria, ma la prestazione resta, così come il decimo posto nella generale. Tony si è portato a 2 punti da Dale Earnhardt Jr. e conserva 23 lunghezze di vantaggio su Keselowski, una situazione che non gli consente certo di tirare il fiato, ma che almeno lo rende padrone del proprio destino. A Richmond il pilota/owner della Chevrolet Impala #14 dovrà ottenere almeno il 18esimo posto, 19esimo se facesse almeno un giro intesta e 20esimo se facesse il maggior numero di giri in testa, per essere certo di accedere ai playoffs. Le prestazioni del team al momento non saranno fenomenali, ma piazzare due vetture nella top-10 sarebbe comunque un ottimo traguardo.

Kevin Harvick – Anche il pilota della Chevrolet #29 riesce finalmente ad invertire la tendenza negativa che, fatto salvo il sesto posto sullo stradale di Watkins Glen, durava dalla gara del Kentucky dei primi di luglio. La prestazione di Harvick è stata davvero solida e testimoniata da una posizione media in gara di 6.2, che ha condotto il pilota californiano ad un buon settimo posto, specie se si considera un leggero danno allo splitter anteriore, foriero di un discreto sottosterzo nelle fasi finali di gara. Ora resta da vedere se questa rondine verrà seguita da un’altra a Richmond e si potrà iniziare a parlare di primavera per l’alfiere del Richard Childress Racing.

Kurt Busch – Il maggiore dei fratelli Busch è tornato nelle primissime posizioni e soprattutto è tornato davanti al compagno di squadra, grazie ad una bella prestazione sullo scivoloso tracciato della Georgia. E’ stato positivo soprattutto il fatto che team e pilota siano riusciti a far fronte in modo egregio ai cambiamenti della pista, raggiungendo un risultato che, considerata la rimonta forsennata di Stewart, era il massimo che si poteva ottenere. Il team Penske piazza due Dodge nella Chase ed entrambi potranno dire la loro, soprattutto sulle piste intermedie, a partire da Chicagoland.

Cosa non abbiamo visto ad Atlanta

Kyle Busch – Il leader della classifica è incappato in una giornata no di quelle toste, di quelle che è meglio avere ora piuttosto che tra un paio di settimane. Partito molto bene. Kyle ha veleggiato tra i primissimi fino ad un restart al giro 134, quando ha dato una strisciata a muro nel tentativo di non farsi tamponare da mezzo gruppo in seguito ad un rallentamento di Kenseth. La botta deve aver causato qualche problema aerodinamico alla vettura perché Busch è stato tormentato per tutto il resto della gara da un comportamento instabile della propria stock-car, che lo ha fatto precipitare in 20esima posizione già al giro 189. Successivamente il pilota della Toyota del Joe Gibbs Racing è incappato anche in una penalità per essere passato oltre il cono che delimita l’ingresso della pit-lane. Il risultato è stato un drive-through che relegato Busch in 27esima posizione nel finale, posizione da cui è risalito fino alla 23esima. “Siamo andati a muro appena dopo un restart” ha detto il pilota di Las Vegas. “e poi la nostra macchina è sembrata molto sottosterzante in alcune occasioni e molto sovrasterzante in altre e non siamo riusciti a capire esattamente perché. Dave (Rogers, il crew chief) e i ragazzi le hanno provate tutte ma non siamo riusciti a migliorare. Sono sicuro che all factory i ragazzi capiranno quale è stato il problema, Proveremo a metterci tutto alle spalle e ad andare bene a Richmond.

Clint Bowyer e Juan Pablo Montoya – Che la stagione di Clint Bowyer non sia andata come il pilota del Kansas si aspettava è evidente a tutti. Martedì poi la Chevrolet #33, che aveva l’occasione di bene figurare ed essere una minaccia per il posto da Wild Card di Denny Hamlin, è finita a muro in seguito ad un contatto con la #42 di Juan Pablo Montoya, che ha mandato fuori dai gangheri Clint Bowyer. L’incidente è stato frutto più che altro di un errore di valutazione di Bowyer, il classico slide job finito male, con il pilota all’esterno che non alza il piede spedendo a muro entrambi, ma l’uomo di Emporia non l’ha presa bene, anche perché poco prima Montoya lo aveva superato grazie ad una tamponata di cortesia. “Oh, avevo sottosterzo in uscita, ce l’avevo per tutto il run. Non puoi evitare un cretino. Non puoi. Tutti in questo sport sanno a cosa vai incontro quando ti trovi vicina la #42. Lui si butta nelle ripartenze e ti affianca improvvisamente e prima che te ne accorga, è sulla tua strada che fa un incidente con qualcuno; sfortunatamente sono stato io la vittima questa settimana. E’ un peccato. Noi correvamo per un posto nella Chase. Lui per nulla. Sono stanco di questa storia. Tutti ce l’hanno con lui. E’ un idiota.” Se le parole di Bowyer possono essere dettate in gran parte dalla foga del momento e non tolgono la sua responsabilità nel contatto tra i due, di Montoya bisogna dire che ha un modo di affrontare i sorpassi e i duelli che non porta molto lontano nella NASCAR, perché il vecchio detto dice “To finish first, first you have to finish” e a volte la scelta migliore è alzare il piede. Certo, per poi restituire il favore, ma alzarlo.

Bobby Labonte – Il campione del 2001 di quella che allora era la Winston Cup, sei volte vincitore ad Atlanta, era stato assunto ad inizio anno dal JTG Daugherty Racing per far fronte alla partenza di Marcos Ambrose, ma dopo il bellissimo quarto posto di Daytona, la luce si è accesa ben poche volte per il Texano, autore di appena un’altra top-10, nel New Hampshire. Labonte ad Atlanta ha toccato il fondo andando in testacoda 2 volte nei primi 93 giri e danneggiando in modo irreparabile la propria vettura in occasione del secondo incidente, quando è andato a colpire le barriere all’interno del circuito. Bobby ha lamentato un comportamento molto brusco della vettura, sottosterzante a centro curva e improvvisamente sovrasterzante in uscita e si è detto più fiducioso per l’appuntamento di Richmond. Salvo drastiche inversioni di rotta, sarà difficile vedere il veterano nuovamente al volante per tutta la stagione nel 2012.

Dale Earnhardt Jr. – Il risultato finale, un 19esimo posto che non sa nè di carne nè di pesce, consente anche a Dale Earnhardt Jr. di essere padrone del proprio destino a Richmond, dove il pilota della Chevy #88 dovrà ottenere un 20esimo, 21esimo o 22esimo posto a seconda dei bonus che conquisterà. Un risultato alla portata dell’uomo di Kannapolis, che però non sta vivendo uno dei suoi momenti migliori, con prestazioni radicalmente peggiorate da Pocono in poi. Se gli stradali non sono il suo forte e il 15esimo posto di Watkins Glen si poteva tutto sommato considerare positivo, le gare seguenti sono state mediocri come quelle del 2010. Dale Jr. ha faticato in ogni circostanza e le prospettive per la Chase sono meno che buone, ora che appare l’unico veramente a rischio di perdere il proprio posto nella top-10. Earnhardt sente di non potersi far sfuggire una presenza ai playoffs ma è preoccupato soprattutto delle brutte prestazioni offerte di recente. “Non sono veramente preoccupato di quello (di perdere il posto nella Chase, ndr)” ha detto. “Non ho tempo per preoccuparmi di quello visto quanto male stiamo andando. Dobbiamo rimetterci in sesto e cominciare ad andare forte o l’aver centrato la Chase non conterà. Non conterà se siamo dentro o no.”

Stay Tuned!

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