Sprint Cup – Harvick ed Edwards danno segni di risveglio, Vickers e Ambrose finiscono dietro la lavagna

Pubblicato: 14 settembre 2011 da Giannazzo in nascar
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Credit: Jeff Zelevansky/Getty Images

Cosa abbiamo visto a Richmond

Kevin Harvick & Carl Edwards – I due pretendenti al titolo, che si erano un po’ nascosti nelle scorse settimane, soprattutto i sono tornati alla ribalta nell’ultima gara della regular season e hanno collezionato rispettivamente un primo e un secondo posto. Quale miglior viatico per la Chase For The Cup? Al Richmond International Raceway entrambi sono sempre stati tra i primi, con Edwards che addirittura non è mai uscito dalla top-15. Per Harvick si tratta di una vera e propria uscita dal tunnel di scarse prestazioni in cui tutto il team si era infilato da diverse settimane. “Beh, penso che l’hanno scorso, come ha detto Richard (Childress, ndr) siamo partiti un po’ indietro nel conto delle vittorie” ha detto il pilota della Chevrolet Impala #29. “Quindi essere primi alla pari per quanto riguarda i punti bonus e il totale delle vittorie è un buon risultato per noi. Penso che anche l’inerzia sia importante. Ovviamente, come ha detto Gil (Martin, il suo crew chief, ndr), il meeting del team di domenica mattina non è stato bello. Gran parte delle riunioni non sono state belle nell’ultimo mese o giù di lì, ma ci siamo guardati indietro e abbiamo trovato tutta usa serie di cose che abbiamo fatto in modo leggermente diverso. Ci siamo guardati in dietro e abbiamo analizzato le gare in cui siamo stati i più veloci all’inizio dell’anno e abbiamo usato quelle cose ad Atlanta e siamo stati nella top-5 tutto il giorno e siamo venuti qui e abbiamo fatto le cose che facciamo di solito e abbiamo avuto un ottimo weekend fin da quando abbiamo scaricato la macchina dal camion. L’ultimo mese è stato stressante, ma penso che, come avete visto, nelle ultime due settimane ha pagato”. Edwards si è espresso così riguardo ai prossimi appuntamenti: “Sono decisamente fiducioso in merito alle prossime gare. Questo è stata la nostra miglior prestazione su short track da un sacco di tempo, quindi anche per la gara di cui di solito dovrei preoccuparmi di più, Martinsville, sono eccitato. Non mi aspettavo di andare così bene stasera, quindi penso al mio team, stavamo andando leggermente più piano ultimamente, e lo scorso weekend siamo andati molto bene ad Atlanta e questa settimana abbiamo avuto la macchina migliore per tutta la sera, una macchina davvero veloce”.

Kurt Busch & Jimmie Johnson – Dopo gli screzi di Pocono, Kurt Busch e Jimmie Johnson tornano ad “incontrarsi” in pista e fuori. Mandato a muro dalla Dodge Charger #22, questa volta il cinque volte campione ha perso la calma e ha tamponato il rivale, mandandolo in testacoda e rimediando più danni di quanti è riuscito a causarne. Intervistato in pit road, Kurt ha detto di essere “nella testa” di Johnson, cosa che il pilota della Chevy #48 ha ovviamente negato, dichiarando invece che per entrambi è possibile correre senza prendersi a sportellate, ma che non accetta di essere buttato fuori deliberatamente. Resta il fatto che se c’è un modo di “indebolire” Johnson in vista della Chase, potrebbe essere proprio quello di innervosirlo, anche perché sembra che stia migliorando il proprio rendimento giusto in tempo per la fase finale della stagione.

Kurt Busch – Ancora lui. A Richmond, Kurt ha tenuto un comportamento decisamente poco professionale nei confronti della stampa. In pit road è quasi venuto alle mani con Joe Menzer, giornalista di nascar.com reo di aver cominciato a porgli una domanda sulle ripercussioni dello scontro con Johnson, ma i meccanici del Team Penske sono intervenuti a trattenere il proprio pilota. In conferenza stampa invece ha negato di aver detto “sono nella sua testa” riguardo a Johnson, salvo poi restare in silenzio quando Jenna Fryer gli ha fatto notare di avere una trascrizione di ESPN, a cui aveva rilasciato la dichiarazione in diretta televisiva. Per concludere, uscendo dalla sala stampa ha pensato bene di strappare il foglio della trascrizione in questione, che la stessa Fryer gli stava porgendo. Qualcuno non ha molto chiari i doveri legati all’essere uno sportivo professionista e forse, più che essere nella testa di Jimmie Johnson, è nella propria. Il personaggio Kurt Busch è fatto anche di questo, ma a tutto c’è un limite.

Dale Earnhardt Jr. – Prova di carattere per Dale Jr. a Richmond, una prova che forse fino all’anno scorso il pilota di Kannapolis non avrebbe offerto, scivolando nella rabbia senza cavare un ragno dal buco. Dopo aver riportato danni nell’incidente del giro 8, Earnhardt si è rimboccato le maniche e, anche grazie a qualche Lucky Dog, ha lottato per tutta la gara, conservando il proprio posto nella Chase, rimediando un 16esimo posto finale, che nel recente passato sarebbe stato il suo obiettivo con un’auto sana, e trovando anche il tempo di restituire un paio di toccate a Marcos Ambrose e Travis Kvapil. Come qualche commentatore ha fatto notare, ha corso in un modo che ha ricordato moltissimo il compianto Dale Sr. “Abbiamo solo continuato a lavorare, provando ad aggiustare la macchina” ha detto il pilota della Impala #88. “Era parecchio danneggiata all’anteriore. Aveva un sacco di camber ed era molto sovrasterzante e non voleva girare a centro curva. Ci abbiamo lavoro cercando di ottenere qualcosa che fosse un minimo competitivo. Andavamo davvero bene, potevamo tenere il passo dei migliori per 10 giri, ma da lì potevamo solo retrocedere e combattere per tutto quello che potevamo ottenere per guadagnare ogni posizione possibile. Penso che avremmo avuto una buona macchina stasera”.

Kyle Busch – Non ha dominato come ci si aspettava, anzi non è stato in testa nemmeno per un giro, però Kyle Busch ha portato a casa un risultato, un sesto posto, che più sudato non si può, segnale ancor più forte di quel salto di qualità che il pilota della Toyota #18 ci ha fatto vedere quest’anno. Partito dalla 13esima posizione e subito risalito tra i primi, Kyle è stato obbligato ad una sosta in verde al giro 69 a causa di una vibrazione sospetta. La sosta lo ha relegato tra i doppiati, ma è riuscito a risalire velocemente, per poi ritrovarsi beffato da una bandiera gialla sventolata proprio mentre era in pit road. Precipitato nuovamente oltre la 20esima posizione, Busch è riuscito a tornare nella top-10, guadagnandosi la testa di serie numero 1 per la Chase e il ruolo di principale candidato a detronizzare Jimmie Johnson.

David Ragan – Quarto sotto la bandiera a scacchi, David Ragan a Richmond non è mai uscito dalla top-10 in gara ed è parso il pilota che più avrebbe potuto approfittare dei guai di Hamlin ed Earnhardt. Per farlo però ci sarebbe voluta una vittoria. Il successo non è arrivato e su di lui pesano i risultati non esaltanti delle ultime gare, ma c’è ancora tempo per affiancare al primo posto di Daytona altre buone prestazioni.

Cosa non abbiamo visto a Richmond

Marcos Ambrose – Quando non è serata, non è serata. E dire che Marcos era uno dei piloti ancora in corsa per il posto da Wild Card. La Ford #9 del Richard Petty Motorsport è rimasta coinvolta, non senza responsabilità, in una bella fetta degli incidenti della serata, rimediando danni e vendette e chiudendo la regolar season con 21esimo posto: un pessimo modo per mettere fine alle proprie speranze. Ambrose l’ha fatta grossa soprattutto quando si è buttato in extremis all’interno di Vickers, toccando il posteriore sinistro della Toyota #83 e mettendo fuori gioco entrambe le vetture del team Red Bull in un solo colpo.

Brian Vickers – Il 27enne di Thomasville si è distinto soprattutto per essersi lasciato un po’ prendere la mano. Imbufalito per il modo in cui Marcos Ambrose ha “terminato” sia lui che il compagno di squadra Kasey Kahne, Brian ha aspettato l’australiano in regime di bandiera gialla, per poi intraversare la propria Toyota di fronte alla Ford dell’avversario. E’ seguito un simpatico siparietto di di qualche decina di secondi in cui Ambrose ha cercato più volte di fare retromarcia e aggirare l'”ostacolo” e Vickers ha manovrato per pararglisi nuovamente davanti, finché, richiamato dal proprio crew chief via radio, non ha percorso qualche metro nella direzione sbagliata e si è infilato in pit road. Se per le vendette “canoniche” la NASCAR ha chiuso entrambi gli occhi in puro stile “Have at it boys”, per Vickers la penalità è arrivata prontamente: il pilota della Camry #83 è stato invitato a parcheggiare per qualche giro nella zona dei garage e a fare una chiacchierata con i commissari.

Brad Keselowksi – Il 12esimo posto finale ottenuto a Richmond è il peggior risultato dal 17 luglio a questa parte per il pilota rivelazione di questa seconda parte di stagione, il che è tutto dire. Keselowski a metà gara viaggiava al quinto posto, nutrendo ancora speranze di poter entrare nella Chase portandosi in dote i punti bonus delle proprie tre vittorie, ma si è semplicemente spento nel finale, chiudendo nuovamente alle spalle del compagno di squadra. Il 27enne del Michigan e il suo crew chief Paul Wolfe hanno perso il filo del setup di un’auto che inizialmente non voleva saperne di girare a centro curva e poi è diventata molto sovrasterzante in ingresso, causando non pochi problemi al pilota. Keselowski si è comunque detto contento del risultato, specie se confrontato con il 36esimo posto che aveva ottenuto ad aprile. “Questa era delle piste in cui abbiamo faticato in primavera” ha detto Brad. “Quindi essere stati in grado di tornarci e andare molto meglio e incoraggiante, ma abbiamo ancora molto da fare. Penso che nella Chase avremo delle gare favorevoli. Sicuramente il ritorno in Kansas, dove siamo andati bene anche prima di vincere, e penso anche piste come Martinsville, dove credo che saremo davvero competitivi. Penso che torneremo su quei circuiti e saremo molto forti. Non penso ci siano piste davvero sfavorevoli a noi nella Chase e sento che siamo in un buon momento. seto che abbiamo le stesse probabilità di chiunque altro. Ci credo davvero”. Certo che se quando va male entra comunque fra i primi 15 diventa davvero un osso duro per tutti.

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