Sprint Cup – Tony Stewart parte col piede giusto, Kyle Busch e Jeff Gordon con l’handicap

Pubblicato: 23 settembre 2011 da Giannazzo in nascar
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Credit: Jonathan Daniel/Getty Images

Cosa abbiamo visto a Chicago

Fuel Mileage – Quest’anno sono in molti a storcere il naso di fronte alle tante gare risoltesi grazie al maggiore o minore consumo di benzina dei piloti e Chicago ha rispettato perfettamente il copione delle piste intermedie, con un run finale da 50 giri in bandiera verde. La distanza coincideva con un pieno di benzina un po’ stiracchiato e ne è uscita una manciata di giri, gli ultimi, in cui la classifica é cambiata alla velocità della luce. A farne le spese sono stati principalmente Jeff Gordon e Kyle Busch, mentre Jimmie Johnson é riuscito tutto sommato a limitare i danni. Kevin Harvick, Carl Edwards, Dale Earnhardt Jr., il duo Penske e soprattutto Tony Stewart hanno giocato invece a proprio vantaggio la carta del consumo. Non c’é stata supremazia, sotto questo punto di vista, da parte di una casa automobilistica o di un team, per cui sarà interessante notare come i piloti riusciranno ad adattare il proprio stile di guida ne caso si dovesse verificare un’altra situazione analoga, magari già a Kansas Speedway il prossimo 9 ottobre.

Tony Stewart – Che Chicago e Loudon siano due piste su cui Smoke si trova a suo agio era cosa risaputa, ma in pochi si aspettavano che davvero Tony Stewart centrasse il primo successo stagionale proprio in coincidenza con la prima gara della Chase For The Cup, una Chase in cui lo stesso pilota di Columbus, Indiana, aveva detto di non avere grandi possibilità di ben figurare. E invece eccoci a parlare di un successo che allunga a 12 la striscia di stagioni consecutive in cui Tony mette in carniere almeno una vittoria. Si tratta della “streak” più lunga tra i piloti in attività e non è detto che il proprietario dello Stewart-Haas Racing non faccia nuovamente centro a Loudon, pista su cui è già arrivato secondo il 17 luglio, alle spalle del compagno di team Ryan Newman. Il problema potrebbe essere semmai trovare a continuità di risultati necessaria ad agguantare il terzo titolo della carriera.

Kevin Harvick – Per poco non metteva a segno un’altro colpo degno del soprannome che si porta appresso, The Closer, ma questa volta sono mancati appena un paio di giri per portare a termine i copo di mano. Harvick e il suo team hanno gestito al meglio l’ultimo run e Gil Martin ha potuto dare il via libera a Kevin quando mancavano 7 giri alla bandiera a scacchi. La rimonta è arrivata solo fino alla seconda posizione ma è bastata a proiettare la Chevy #29 in vetta alla classifica e a lanciare forti segnali che indicano nel 2011 l’anno in cui il Richard Childress Racing potrebbe tornare in possesso di una Sprint Cup dopo il 1994, anno dell’ultima affermazione assoluta di un certo Dale Earnhardt. “Abbiamo dovuto risparmiare un sacco di carburante all’inizio (del run) e non sapevo esattamente quanto ne fosse rimasto nel serbatoio alla fine” ha detto Harvick. “ma speravo ne avessimo abbastanza. Tutti i ragazzi del team della Chevrolet Budweiser hanno fatto un gran lavoro e questo è un buon modo di cominciare la Chase. Non mi sono mai sentito sicuro ma sapevo che avevo risparmiato un po’ in gialla e un po’ all’inizio del run e mi andavano bene i tempi sul giro”.

Matt Kenseth & Jimmie Johnson – Sia il pilota della Ford Fusion #17 che quello della Chevrolet Impala #48 hanno fatto vedere ottime cose a Chicago, mostrando il miglior passo dei rispettivi team. Entrambi hanno però raccolto meno di quanto si aspettassero, entrambi a causa di uno stile di guida che ha penalizzato un po’ i consumi. La differenza tra i due sta in una spinta. Sì perché Kenseth nel corso dell’ultimo giro, è stato accompagnato sul traguardo dal compagno di marca Travis Kvapil, cosa vietata dal regolamento, che proibisce questa manovra se una delle due auto non è in grado di procedere autonomamente. La vettura di Kenseth era rimasta senza benzina, ragion per cui non c’è stato nulla da fare: la Ford #17 è stata declassata al 21esimo posto e così i bottino di Matt è stato molto più magro di quello del 5 volte campione, che ha salvato la giornata con un decimo posto. Entrambi cercheranno un risultato migliore già nel New Hampshire. “Non mi posso lamentare troppo” ha detto Johnson, “Perché l’auto in Victory Lane ha il nostro stesso motore, è identica alla nostra. Con il mio stile di guida non sono mai stato molto bravo a risparmiare carburante. Mi avrete visto di sicuro rimanere a secco altre volte. Non era quello che volevamo, Di sicuro avevamo una gran macchina ed è proprio un peccato. Siamo rimasti senza benzina al penultimo giro”.

Dale Earnhardt Jr. – Forse la vera notizia uscita da Chicago è proprio l’ottimo piazzamento di Dale Earnhardt Jr. Il 36enne di Kannapolis, North Carolina ha colto il miglior risultato da maggio a questa parte e l’ha fatto con una prestazione veramente convincente, che gli è valsa il miglio Driver Rating (91.4) da luglio in poi. Earnhardt e il crew chief Steve Letart hanno lavorato sodo durante tutta la gara per sopperire ad una posizione di partenza, la 19esima, non proprio entusiasmante e sono riusciti ad ottenere il meglio dalla vettura proprio nell’ultimo run, in cui Dale Jr. si è riportato di prepotenza nella top-10 prima che tutti avessero problemi con la benzina, segno di una buona competitività che pilota e team sperano di mantenere sulle prossime piste, piuttosto favorevoli almeno sulla carta. “Non siamo mai stati preoccupati del consumo” ha detto il pilota della Chevy #88. “Steve ha detto che ci mancavano circa tre decimi di giro prima che sventolassero la bandiera verde per l’ultimo run. Andavamo un po’ più veloce. Eravamo preoccupati di poter avere il nostro peggior consumo di tutta la giornata, quindi abbiamo cominciato ad alzare i piede e rallentare quando mancavano circa 20 giri al termine. Ed è stato abbastanza. Abbiamo cominciato ad avere problemi di pescaggio a quattro dalla fine ma siamo arrivati alla fine, ma non avrebbe fatto un altro giro”.

Credit: Jonathan Daniel/Getty Images

Cosa non abbiamo visto a Chicago

La gialla “telefonata” nel finale – Qualche tempo fa Carl Edwards ha fatto notare come ultimamente si verifichino meno gialle “fantasma” nelle fasi finali di gara. Si tratta di quelle interruzioni, spesso e volentieri per detriti, che guarda caso ricompattano il gruppo ad una ventina di tornate dalla bandiera a scacchi, azzerando le strategie e favorendo finali più “emozionanti”. La NASCAR ha ovviamente sempre negato di utilizzare questi stratagemmi per ravvivare la competizione, ma la tendenza a vedere gare più lineari, soprattutto sugli ovali intermedi, è abbastaza chiara. A Chicago sarebbe bastata un’interruzione a 40 giri dal termine per scongiurare i rischi legati al consumo di carburante, ma la gialla non c’è stata. D’altro canto, le strategie sui consumi sono parte integrante delle corse: meglio un risultato influenzato dal consumo e dalle strategie che uno sprint finale “telefonato”.

Azzardi strategici – Non ci ha provato nessuno, se non Martin Truex Jr, ad inventarsi qualcosa per portare a casa la GEICO 400. Il pilota del Michael Waltrip Racing è stato l’unico a sfalsare la propria strategia nel finale, non fermandosi ai box in occasione dell’ultima bandiera gialla per guadagnare posizioni in pista e ha dimostrato di poter reggere il ritmo dei primi tre in modo egregio. Non avrà vinto, ma non lo hanno fatto nemmeno tutti quei piloti che avrebbero decisamente bisogno di una vittoria per addolcire una stagione deludente. Doveroso plauso a Truex e alla crew della Toyota Camry #56.

Denny Hamlin – Salvo miracoli o cataclismi nelle prossime nove prove della Chase For The Cup, possiamo dire che Denny Hamlin è il primo degli undici che non potranno vincere la Sprint Cup. La buca da 41 punti, praticamente una gara intera, che si è scavato con il 31esimo posto di Chicago difficilmente potrà essere colmata. Il fine settimana nero della Toyota Camry #11 è cominciato già in qualifica, quando un problema meccanico ha mandato Hamlin in testacoda nell’erba dell’infield, per poi continuare in gara con un pit-stop in verde per una possibile ruota fissata male, problemi di assetto, un contatto con relativa gomma a terra nel tentativo di guadagnare un Lucky Dog e una serie di circostanze che hanno impedito al 30enne della Virginia di riportarsi a pieni giri. “Ovviamente non è il modo in cui avremmo voluto cominciare la Chase” ha detto Hamlin. “Ma faremo del nostro meglio per migliorare, Abbiamo ancora alcune piste favorevoli e on si può mai sapere cosa può succedere”.

Jeff Gordon – Ahi Ahi, proprio quando Gordon sembrava lanciato alla rincorsa del suo quinto titolo, ecco un mezzo passo falso che fa male soprattutto per come è arrivato. La Chevy #24 ha dato non pochi problemi a Jeff per tutta la gara, a causa di un assetto non proprio azzeccato. Partito dalla 23esima posizione, il quattro volte campione ha dovuto anche effettuare un pit-stop non programmato a causa di un pneumatico squarciato e si è ritrovato tra i doppiati. Il team è riuscito a correggere i problemi di setup e Gordon ha potuto rimontare molte posizioni nel finale, solo per rimanere a secco e tagliare il traguardo in 24esima piazza. Ora i punti da recuperare sono già 25, non un divario insormontabile, ma un margine che non consente ulteriori battute d’arresto. “Non eravamo competitivi. Non ci siamo qualificati bene” ha detto Gordon. “Questo ci ha confinati indietro. E’ stato solo uno di quei giorni, sapete. Il pneumatico anteriore destro si è squarciato. Siamo riusciti a rendere la vettura abbastanza decente alla fine. Ma la gara si è decisa sui consumi e ovviamente non abbiamo risparmiato abbastanza benzina. […] Dobbiamo qualificarci meglio, non possiamo permetterci altre giornate come queste. Questo è sicuro”.

Kyle Busch – 22esimo al traguardo, Kyle Busch ha parecchio da recriminare in merito alla gara di Chicago. Partito dalla nona posizione e transitato in testa per sette giri nelle fasi iniziali di gara, il pilota della Toyota Camry #18 non ha mostrato un passo sufficiente ad imporsi, ma è rimasto saldamente nella top-10 per tutta la giornata e avrebbe potuto puntare ad un buon risultato finale. I problemi sono arrivati al giro 214, quando Busch ha centrato in pieno un detrito non meglio identificato, che lo ha obbligato ad una sosta prolungata per le conseguenti riparazioni al cofano anteriore. Riportatosi in settima posizione, Kyle è rimasto a secco ad un paio di giri dalla bandiera a scacchi, fermandosi per uno splash&go e chiudendo la sua prova in 22esima posizione. Per lui vale il discorso di Gordon, anche se le prestazione della Toyota #18 sono state parecchio più incoraggianti. Il bonus derivante dalle quattro vittorie in regular season è già vanificato, ora non si può sbagliare. “Avevamo una buona macchina e abbiamo continuato a lottare per tutto il giorno” ha detto Busch. “Ma quando abbiamo colpito quel detrito la macchina è diventata molto sovrasterzante e ho fatto del mio meglio. Speravo ancora di finire nella top-10. Ho risparmiato più carburante possibile, ma direi che non è stato sufficiente e siamo rimasti senza benzina a due giri dalla fine. Davvero una giornata deludente per tutti i ragazzi della Camry Doublemint”.

Stay Tuned!

 

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