IndyCar, Jean Alesi alla Indy 500 2012.

Pubblicato: 27 settembre 2011 da peppe1981 in formula 1, Indycar
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immagine tratta dal sito http://www.motorsport.com

I risvolti dell’annuncio. La notizia è di quelle destinate a far discutere: Jean Alesi sarà in pista ad Indianapolis per la 500 miglia del prossimo anno.
Il pilota di Avignone affronterà la classicissima americana al volante di una Dallara motorizzata Lotus,storico marchio di cui da quest’anno l’ex pilota Ferrari è divenuto consulente e ambasciatore.
L’annuncio,di per sè per certi versi clamoroso,pur proiettato verso il prossimo anno,presenta già degli effetti immediati,per comprendere i quali dobbiamo però fare un passo indietro.
Come noto da tempo,infatti, il prossimo anno in IndyCar ci sarà un nuovo telaio,sempre realizzato dalla Dallara,mentre come motoristi Chevrolet e Lotus andranno ad affiancare la Honda,che perderà la posizione di “monopolista”.
Il regolamento ha stabilito che un motorista può fornire massimo il 40% del parco partenti,precisando che i team interessati a partecipare al prossimo campionato dovevano annunciare il proprio fornitore entro il 31 agosto scorso.
I team principali (Penske,Ganassi,Andretti,KV,Panther,Newmann-Haas,Sam Schmidt,Foyt) si sono legati con Honda e Chevrolet,le quali hanno ormai raggiunto o quasi il limite massimo di forniture previsto dal regolamento.
Le squadre senza contratto con un motorista (Dreyer & Reinbold,Coyne,Conquest,Herta, Dragon,Rahal Letterman,Sarah Fisher Racing) si sono trovate in una posizione molto scomoda: impossibilitate a concludere con Honda e Chevrolet,si sono rivolte alla Lotus senza ottenere risposte concrete e il termine del 31 agosto è nel frattempo scaduto.
La deadline è stata spostata prima al 15 e poi al 30 settembre e lo stesso CEO dell’IndyCar,Randy Bernard si è mosso in prima persona volando in Inghilterra per incontrare il presidente Lotus Dany Bahar.
In effetti la mossa si è resa necessaria perchè il programma IndyCar della Lotus sembrava avvolto nel mistero più totale: il mancato accordo coi team e la separazione dalla KV di Jimmy Vasser,negli ultimi anni squadra ufficiale,avevano fatto sospettare a qualcuno che il programma stesso fosse in forte ritardo o potesse addirittura saltare.
Per fortuna forti rassicurazioni sono giunte sia da Lotus che da Bernard e i primi contratti di fornitura del marchio anglo-malese dovrebbero essere ufficializzati a breve.
Ora l’annuncio della partecipazione di Alesi come ufficiale Lotus alla prossima Indy 500 dirada le ombre e rende a questo punto certo l’approdo del costruttore come motorista per l’anno prossimo.
Un annuncio cosi anticipato (mancano ancora 8 mesi all’evento) e cosi chiacchierato (visto che coinvolge il personaggio Alesi),ha in effetti un sapore un pò politico e di immagine,come mossa ad effetto per rassicurare tutto l’ambiente,creando anche l’attesa.

I precedenti e le perplessità. Concentriamoci ora sull’aspetto più propriamente sportivo e cominciamo col dire che la sfida che aspetta Alesi è certamente affascinante,ma al tempo stesso carica di difficoltà.
In primo luogo dobbiamo considerare un fatto: annunciare di voler partecipare non equivale a correre poi effettivamente.
Mi spiego: un debuttante (e Alesi lo è) ad Indianapolis deve innanzitutto superare il cosiddetto rookie test, deve cioè dimostrare di saper raggiungere una certa velocità media (i tempi ad Indianapolis si calcolano appunto come velocità media) e di tenerla per un certo arco di giri.
Si tratta di un test che tutti i debuttanti devono obbligatoriamente sostenere, per assurdo se Vettel o Hamilton o Alonso decidessero di partecipare anche loro dovrebbero effettuarlo.
Crediamo che Alesi sia sicuramente in grado di superare questo test,dopo il quale si presenta,però, una “tagliola” molto meno scontata:le qualifiche.
Ad Indianapolis si parte in 33: se nei periodi difficili si faticava a raggiungere questo numero e quindi in sostanza tutti avevano la garanzia di qualificarsi (o quantomeno gli esclusi erano pochissimi),oggi non è più cosi.
Se guardiamo all’ edizione di quest’anno ben 8 piloti hanno fallito la qualificazione e tra loro troviamo gente che ha corso in F1 (Scott Speed),che ha anni e anni di esperienza (Patrick Carpentier),che corre in team di primo piano e quest’anno ha vinto pure delle gare (Conway e Hunter-Reay).
Quest’ultimo ha poi comunque corso la gara sostituendo Junqueira,ricordiamo,infatti, che ad Indianapolis risulta qualificata la macchina,non il pilota,il quale può essere sostituito in vista della gara a patto che la macchina sia retrocessa in ultima posizione: e proprio questa potrebbe essere una possibile scorciatoia in caso di mancata qualificazione, ricorrervi,però, non credo potrebbe essere positivo per l’immagine tanto di Alesi quanto della Lotus.
Insomma già essere al via non è proprio un evento certo e del resto non mancano i precedenti: tra gli altri possiamo citare il caso di Johnny Herbert (un pilota della stessa epoca di Alesi in F1),che, una volta uscito dal grande circus,nel 2002 falli’ la qualificazione ad Indianapolis (peraltro in un periodo in cui il parco partenti,sia in termini di piloti che di squadre,complice l’allora imperante scissione tra IRL e Cart, era molto inferiore rispetto ad ora).
Venendo alla gara vera e propria,ci sono due aspetti che sembrano giocare contro Alesi.
Come detto il francese è un debuttante,novizio non solo ad Indianapolis,ma in generale sugli ovali.
La guida sugli ovali,che ad un occhio sprovveduto potrebbe sembrare più semplice o comunque tecnicamente meno impegnativa, richiede,invece, specifiche qualità e uno stile di pilotaggio del tutto particolare che non tutti riescono ad acquisire o che,comunque, richiede tempo per essere assimilato.
Ciò vale in generale e conta, se possibile, ancor di più ad Indianapolis: si tratta di una gara molto lunga, 500 miglia per 200 giri, che richiede un impegno fisico e di concetrazione estremamente elevato, in cui il minimo errore lo si paga col finire al muro,una gara ricca di trabocchetti (molti pit stop,bandiere gialle, duelli corpo a corpo,doppiaggi, gestione della monoposto,delle gomme e del carburante, dialogo costante con spotter ed ingegneri),che richiede una lucida visione strategica,capacità di attesa e capacità di attaccare,soprattutto una gara dove tutto può accadere e che finisce veramente solo dopo la bandiera a scacchi (vedere l’epilogo di quest’anno per conferma).
Non è un caso che dal dopoguerra ad oggi solo tre debuttanti hanno vinto ad Indianapolis: Graham Hill (1966), Montoya (2000) e Castroneves (2001), facendolo,perdippiù, in circostanze del tutto particolari.
Hill,per esempio, correva in F1 ed aveva già vinto il mondiale nel 1962,inoltre la vittoria ad indianapolis fu favorita dall’incidente iniziale che eliminò 11 vetture (l’inglese era partito 23esimo) e dai problemi che condizionarono Clark,Andretti e Stewart.
Anche Montoya e Castroneves erano debuttanti molto particolari in quanto avevano alle spalle una buona esperienza di ovali avendo corso in Cart (il colombiano ne era campione in carica,il brasiliano ne erano protagonista da diversi anni),inoltre si presentarono ad Indianapolis alla guida di vetture schierate da squadre come Ganassi e Penske,economicamente e tecnicamente di un altro pianeta rispetto ai team che in quel periodo animavano l’IRL (nella prima fase della scissione le squadre e i piloti migliori erano rimasti nella Cart).
Alesi ha già provato il simulatore della Dallara e ha dichiarato che nei prossimi mesi vi passerà molte ore: certamente è un punto di partenza,ma, per quanto sofisticato, un simulatore non potrà mai riprodurre al 100% gli scenari che si possono presentare in una gara cosi incerta,senza contare poi che disputare la gara nella realtà,considerata tra le più importanti al mondo, se non proprio la più importante in assoluto,davanti a 400mila spettatori,è tutt’altra cosa in termini di pressione rispetto al simulatore.
L’altro punto di interrogativo è l’età di Jean: a maggio prossimo il francese sarà molto vicino a compiere 48 anni.
Dopo la F1,lasciata a fine 2001, Alesi ha corso solo con le ruote coperte: Dtm (2002-2006), Speedcar Series (2008-2009) e Le Mans Series (2010).
Se guardiamo ancora una volta alla storia di Indianapolis possiamo ricordare molti esempi di piloti dalla carriera agonistica estremamente longeva che sono riusciti a cogliere risultati importanti anche dopo la soglia dei 40 anni: Al Unser Sr vinse nel 1987 a 47 anni e 360 giorni, Mario Andretti (classe 1940) ha corso con profitto fino a 54 anni (!): nel 1987 parti in pole e dominò una gara che solo un problema tecnico gli impedi di vincere,dal 91 al 93 (già ultracinquantenne) parti sempre in prima fila,nella penultima edizione disputata fu buon quinto.
Si tratta,però, di esempi in un certo senso fuorvianti: riguardano,infatti, “vecchi volponi” la cui lunghissima esperienza specifica (sia degli ovali in generale,sia della indy 500 in particolare)-esperienza che Alesi non ha- permetteva loro di sopperire all’inevitabile incendere dell’età, in un automobilismo a stelle e strisce di oltre 20 anni fa ancora old style,sicuramente meno esasperato di quello odierno, che permetteva ancora questo.
Oggi lo scenario sembra cambiato e i piloti vicini ai 50 che ultimamente hanno corso ad Indianapolis (Davey Hamilton, John Andretti) stanno li a dimostrarlo.

commenti
  1. J.M.FANGIO43 scrive:

    Magari si potrebbe evitargli inutili delusioni recapitandogli per tempo un pacchetto ben incartato con fiocco a stelle e strisce e l’invito a sventolare la bandiera a scacchi sul traguardo! Ovvio che nel pacchetto da aprire solo dopo l’arrivo……..ci sarebbe un cartone di latte! Troppo cattiva? Ma noooo…..il latte è buono e, personalmente, farei carte false per avere la soddisfazione di sventolare quella bandiera!

  2. depaillerontyrrellp34 scrive:

    “alesi era forte in frenata e sotto la pioggia…cose che ad indy non ci sono…non capisco che ci va a fare”
    Gherard berger

  3. J.M.FANGIO43 scrive:

    Per quanto riguarda le frenate……non posso farci niente! Ma, di pioggia, in Indiana ne ho presa parecchia e il suo profumo mi è anche sembrato “migliore” (questo però può essere dovuto ad una mia distorsione psicologica)! Per cui, just in case, non sarà la mancanza di bagnato a danneggiarlo……

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