Sprint Cup – Stewart superlativo ma deve confermarsi, si complica la situazione di Johnson

Pubblicato: 28 settembre 2011 da Giannazzo in nascar
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Credit: Jeff Zelevansky/Getty Images

La gara di Loudon ha lanciato in vetta alla classifica Tony Stewart, che però deve confermarsi su tracciati meno favorevoli, ed ha messo fine alle ambizioni di Denny Hamlin.

Cosa abbiamo visto a Loudon

Track position & fuel mileage – Ormai è un mantra, un tema ricorrente che turba le notti degli appassionati della NASCAR. Quest’anno non c’è nulla di più importante della posizione in pista, seguita a ruota dal consumo di carburante. A Loudon, dove il tracciato è piuttosto “piatto” per gli standard delle stock-cars, le vetture sembrano un po’ goffe ma girano comunque molto velocemente e, grazie a delle gomme che perdono moto poco in prestazioni con il trascorrere dei giri, i sorpassi risultano piuttosto complicati. Piloti come Mark Martin e Juan Pablo Montoya, una volta raggiunte le primissime posizioni sfalsando le proprie strategie, hanno dimostrato di poter tenere il passo dei migliori, ma senza soste ai box “creative” on avrebbero mai potuto risalire il gruppo. A questo punto sono in molti ad evocare un intervento regolamentare, ma sventolare bandiere gialle fantasma a 25 giri dal traguardo non è una soluzione potabile, per cui le alternative più immediate riguardano il bilanciamento tra i consumi di carburante e gomme. Si potrebbe tornare ad un serbatoio da 22 galloni, una decisione poco vendibile quando tutte le case automobilistiche puntano a dimostrare di poter percorrere più miglia con meno benzina. L’unica soluzione che non tocchi la costruzione delle vetture resterebbe quindi quella di fare pressioni su Goodyear, affinché realizzi gomme dalle prestazioni meno stabili, che tornino ad obbligare i piloti a gestire un run in cui i tempi salgono molto nelle fasi finali: in pratica quello che succede naturalmente ad Atlanta. Il fornitore di pneumatici, ben conscio che il passo tra un successo e una sfilza di anteriori destre scoppiate è molto breve, fa orecchie da mercante, per cui non resta che stare a guardare augurandoci che la NASCAR riesca a smuovere il gigante di Akron.

Tony Stewart – Il due volte campione della Sprint Cup ha sfoderato una forma smagliante nei primi due appuntamenti della Chase, facendo bottino pieno e guadagnando di prepotenza la vetta alla classifica. Stewart è decisamente a suo agio quando si tratta di amministrare il carburante e a Loudon ha restituito a Bowyer il favore dello scorso anno. Se il ritmo continuerà ad essere questo anche nelle prossime gare, e già a Dover non sarà facile confermarsi, viste le ultime due pessime uscite nel Delaware, il 40enne di Columbus, potrebbe anche conquistare il terzo alloro. Per il momento aspettiamo a darlo per favorito, anche perché da quando esiste la Chase, il pilota in testa dopo la seconda gara non ha mai vinto la Sprint Cup.

Brad Keselowski – Quando si parla di gestire vettura e carburante, quest’anno Brad Keselowski ha veramente pochissimi rivali. Domenica a Loudon il 27enne pilota rivelazione del 2011 ha raccolto, con il secondo posto, più di quanto si aspettasse e si è messo in una posizione di classifica, la terza, che comincia a rendere piacevoli i sogni di Roger Penske. E’ difficile dire fin dove può arrivare, ma di sicuro Dover sarà un test probante per le sue ambizioni, visto che a maggio ha mostrato decisi miglioramenti su un tracciato che non gli si addiceva particolarmente. “E’ divertente perche 10 gare fa abbiamo lasciato Loudon in 23esima posizione in classifica” ha detto Keselowski. “Mi piacerebbe vedere qualche statistica su quanti avrebbero pensato che saremmo stati terzi di lì a 10 settimane. Ma siamo in un buon momento da alcune settimane. Oggi non ha fatto eccezione. Non avevamo l’auto più veloce. Mentirei se lo sostenessi. ma abbiamo effettuato regolazioni azzeccate sulla macchina. L’abbiamo resa una vettura da top-10. Siamo saliti in quarta o quinta posizione a 100 giri dalla fine, 80 giri dalla fine, esattamente dove ci aspettavamo. Questo è quello che bisogna fare. Devi fare aggiustamenti di assetto azzeccati. Lo stiamo facendo bene, Paul (Wolfe, il crew chief, ndr) e io, stiamo lavorandoci molto duramente”.

Jeff Gordon – Il quattro volte campione ha lasciato Loudon con un quarto posto che é una mezza delusione, per come si erano messe le cose ad un certo punto. Gordon é arrivato ad essere uno dei quattro piloti a pieni giri ritardando il più possibile una sosta intorno a metà gara, ma la regola del wave around gli ha giocato contro, insieme ad una sosta in cui la pit crew non è riuscita a riempire completamente il serbatoio. In pratica il regolamento prescrive, da quando è stato introdotto il restart su doppia fila con i doppiati in coda, che la prima auto del gruppo debba essere quella del leader, per cui se dei doppiati non si fermano ai box mentre tutti quelli a pieni giri lo fanno, le auto doppiate possono riguadagnare il giro per accodarsi alle spalle di quelle a pieni giri. In questo modo Gordon ha visto vanificato un vantaggio considerevole e in seguito, dopo che all’ultima sosta la squadra lo ha trattenuto qualche secondo di troppo per assicurarsi di fare un pieno completo, ha dovuto risparmiare carburante senza poter opporre resistenza a Stewart & company. Il quarto posto, che per pochi metri non si è tramutato in terzo visto che Biffle ha tagliato il traguardo per inerzia, non è comunque da buttare e il 40enne di Vallejo ha 23 punti da recuperare se vuole acciuffare il quinto titolo. Fattibile.

Clint Bowyer & Kasey Kahne – Tra i non-chasers sono stati sicuramente quelli a farsi notare maggiormente, insieme a Mark Martin e Juan Pablo Montoya. Bowyer è andato ad un paio di giri dal centrare di nuovo il bersaglio, ma ha visto ripetersi, a parti invertite, il finale del 2010, quando fu lui a beffare un Tony Stewart rimasto a secco. Kahne, dopo aver fatto sfoggio di una delle migliori vetture in pista, ha tentato di anticipare di qualche giro il rabbocco di carburante nel finale, fermandosi quando mancavano 16 tornate e sperando in una gialla, ma terminando in 15esima posizione. Entrambi quantomeno ci hanno provato, cosa che a questo punto della stagione diventa fondamentale per portare a casa almeno una vittoria.

Credit: Todd Warshaw/Getty Images

Cosa non abbiamo visto a Loudon

Pioggia – E meno male! In settimana le previsioni non erano esattamente rosee, ma alla fine non ci sono state precipitazioni e la Sylvania 300 si è potuta disputare senza intoppi. Era da fine agosto che la NASCAR non incontrava una domenica pomeriggio asciutta. Ci voleva sia per il pubblico in pista che per quello televisivo.

Kurt Busch – Se metà del Penske Racing se la ride di gusto e si gode risultati al di là di ogni più rosea aspettativa, l’altra metà non se la passa bene. La giornata di Busch è iniziata con un problema all’ispezione tecnica, quando i commissari hanno rilevato un’eccessiva sporgenza della ruota posteriore destra della Dodge #22. I tecnici del Penske Racing sono stati obbligati ad un intervento straordinario, che è terminato mentre a Loudon risuonava l’inno nazionale. Kurt Busch è riuscito a conservare la sua posizione di partenza, la quinta, ma a metà gara e sceso all’11esima, per chiudere in 22esima. La gara è stata un fiorire di insulti via radio dall’inizio alla fine, con Busch che si è lamentato a tal punto da indurre Steve Addington a ricordargli di concentrarsi sulla gara. Il problema in fase di ispezione è gravissimo per un top team, ma certamente i ragazzi che lavorano alla Dodge #22 non si sentiranno motivati dalle continue tirare del pilota di Las Vegas, il quale dovrebbe cominciare a ragionare sul fatto che, se negli anni scorsi non ha avuto teammates che reggessero il confronto, quest’anno un alternativa c’è e l’alternativa non passa il suo tempo a lamentarsi di quanto fa schifo la sua vettura.

Jimmie Johnson – Sentire Jimmie Johnson, durante la Chase, che si rivolge piccato a Chad Knaus dicendogli che i suoi incoraggiamenti sono fastidiosi e che vorrebbe fare il proprio lavoro non é una cosa esattamente normale, cosí come non é normale trovare il cinque volte campione in decima posizione, la piú bassa che abbia mai occupato da che esistono i playoffs. A Loudon, dopo le libere, le cose sembravano mettersi bene per la Chevrolet Impala #48, ma in gara Johnson non é riuscito a seguire adeguatamente i mutamenti della pista e, a causa di un pit stop in cui ha cambiato quattro gomme mentre gli altri ne sostituivano solo due, si é ritrovato invischiato nel traffico, riuscendo ad effettuare qualche sorpasso solo con pneumatici nuovi, per poi bloccarsi come tutti nella lunga fila indiana. A tutto ció si aggiungano anche le sportellate con Kyle Busch, da cui ha rimediato gomme spiattellate ed una manciata di posizioni perse e il quadro che se ne ottiene non é sicuramente incoraggiante. Attenzione peró a darlo per morto. Forse un’altro passo falso a Dover potrebbe metterlo fuori dai giochi, ma il Monster Mile, su cui Jimmie si trova molto ma molto bene, potrebbe segnare anche il ritorno in corsa dell’uomo di El Cajon.

Kyle Busch – Anche per Kyle Busch, che si é presentato nella Chase come testa di serie numero uno, la fase decisiva della stagione non é cominciata esattamente come ci si aspettava. Invece di approfittare delle mezze battute a vuoto di Johnson, il talento di Las Vegas ha inanellato un 22esimo e un 11esimo posto che lo collocano al sesto posto della generale, a qualcosa come 26 punti da Tony Stewart e 19 da Kevin Harvick. Nel New Hampshire Kyle é andato bene ma non benissimo, il che é decisamente una delusione per uno come lui, senza mai dare la sensazione di poter imprimere una svolta alla propria gara e guadagnando qualche punticino nel finale grazie alle disgrazie altrui. Il suo incontro ravvicinato con Johnson é uno dei (pochi) highlights della Sylvania 300. “Abbiamo lottato tutto il giorno con la nostra Camry” ha detto Busch. “Abbiamo lavorato sulla macchina fino a farla diventare veloce sulla breve distanza, ma perdevamo un po’ troppo col passare dei giri. La macchina era buona in entrata e in uscita di curva, ma é stata molto sottosterzante a centro curva, tanto da rendere le cose molto difficili. La posizione in pista era importante oggi e devo proprio ringraziare i ragazzi d del team per aver dato il massimo e aver lottato con me per tutto il giorno, Siamo sopravvissuti e andremo a Dover, che di solito é un posto molto migliore per me”.

Denny Hamlin – Dopo la pessima prova di Chicago, un’altra giornataccia per Denny Hamlin. Partito dalla 28esima posizione, il pilota della Toyota Camry #11 ad un certo punto é risalito fino alla sesta posizione ed era piuttosto saldamente nella top-10 nelle fasi finali della gara, quando purtroppo é rimasto senza benzina ed ha rimediato un misero 29esimo posto, che lo relega in 12esima e ultima piazza nella generale. Il distacco dal vertice sale a 66 lunghezze, una voragine che, a meno di miracoli, sposta gli obiettivi del 30enne della Virginia verso la conquista di almeno una vittoria nelle prossime 8 gare. “Pensavamo di essere a posto e attualmente é tutta una questione di strategia” ha detto Hamlin. “Siamo rimasti senza benzina. L’unica cosa che mi viene da pensare é che abbiamo avuto un po’ meno traffico nell’ultimo run, ma abbiamo avuto il peggior consumo di benzina della giornata nonostante alzassi parecchio il piede. Ci sono poche possibilità: o non avevamo il consumo che pensavamo oppure non siamo riusciti a riempire a dovere il serbatoio oppure ancora io non sono riuscito a risparmiare a dovere. Dobbiamo lavorarci. Un’altra giornata difficile per noi, ma siamo capendo cosa dobbiamo fare per essere un po’ piú competitivi”.

Ryan Newman – Sulla carta era il favorito d’obbligo e per una buona porzione del pomeriggio Ryan Newman è apparso tonico e pronto a giocarsi le proprie chances, ma un paio di pit stops da dimenticare e una foratura all’anteriore destra nelle ultimissime battute lo hanno messo fuori gioco. Un vero peccato per il vincitore dell’appuntamento primaverile di Loudon, che ora dovrà farsi valere su tracciati meno favorevoli. “Abbiamo avuto una giornata difficile” ha detto Newman. “Abbiamo patito un paio di pit stops lenti e poi abbiamo forato una gomma alla fine. E’ stata proprio una giornata deludente per noi. Non siamo riusciti a capitalizzare con quello che avevamo e oggi era una giornata favorevole per farlo. Sappiamo che possiamo farlo. L’abbiamo fatto prima. Per Dover dobbiamo migliorare rispetto a quanto fatto in primavera e penso che possiamo farlo”.

Stay Tuned!

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