Sprint Cup – A Dover occhi puntati su Edwards e Johnson

Pubblicato: 1 ottobre 2011 da Giannazzo in nascar
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Credit: Todd Warshaw/Getty Images for NASCAR

IL CIRCUITO

Il Dover International Speedway, affettuosamente soprannominato “Monster Mile” per la sua durezza nei confronti di piloti e mezzi, è un catino di un miglio preciso costruito nel Delaware, sulla costa centro-orientale degli Stati Uniti. Oltre alla lunghezza, che lo colloca a metà strada tra uno short-track e un superspeedway, la caratteristica principale dell’ovale di Dover è la superficie. Dalla metà degli anni ‘90 infatti, il manto stradale è di cemento, peculiarità condivisa con Bristol e Nashville.

Inaugurato nel 1969 con una vittoria del solito Richard Petty sulla distanza di 300 miglia, il complesso di Dover ha ospitato gare di 500 miglia dal 1971 fino al 1997, anno in cui la distanza è stata ridotta a 400 miglia. I rettilinei sono inclinati di 9 gradi, mentre il banking delle curve è di ben 24 gradi.

Il record del circuito, stabilito in qualifica, risale al 2004, quando Jeremy Mayfield girò in 22.288 secondi, pari a 161.522 miglia orarie di media.

Il record di vittorie sul circuito appartiene a Bobby Allison e Richard Petty, appaiati a quota sette e seguiti con 6 successi da Jimmie Johnson. Rick Hendrick guida la classifica degli owners con 12 trofei, mentre Jack Roush si è portato a quota 9 grazie all’affermazione di Matt Kenseth del 15 marzo scorso.

IL SETUP

La configurazione del tracciato permette veocità di punta di oltre 175 mph, velocità che viene portata in gran parte anche in curva, grazie all’elevato banking. Dover risulta quindi essere una delle piste dove è maggiore il senso di velocità percepito dal pilota. I circuito può essere affrontato con uno stile di guida aggressivo, a patto di avere un’auto con un comportamento neutrale in uscita di curva, dove il netto cambio di pendenza si fa sentire parecchio. Proprio per queste caratteristiche il Dover International Speedway è uno degli ovali preferiti di molti piloti.

LA STRATEGIA

La AAA 400 si disputerà sulla distanza di 400 miglia, pari a 400 tornate del Monster Mile e possiamo aspettarci soste in regime di bandiera verde dopo con intervalli di 72 – 76 giri a seconda del consumo di carburante delle singole vetture.

A maggio il fattore determinante per l’esito della gara è stato l’ottimo rendimento in termini cronometrici delle coperture usate. Kenseth ha potuto cambiare solo due gomme e sfruttare al massimo la posizione in pista per imporsi, ma ora tutti i teams saranno allineati su questa strategia e diventerà determinante, se si confermerà la tendenza ad avere poche bandiere gialle, la gestione del carburante, per potersi posizionare al meglio all’inizio dell’ultimo run.

Credit: Jason Smith/Getty Images for NASCAR

I FAVORITI

Dover, specialmente per quanto riguarda l’appuntamento invernale, è solitamente terreno di caccia del cinque volte campione Jimmie Johnson, che ha conquistato il secondo appuntamento del Delaware negli ultimi due anni, può vantare 6 vittorie, una posizione media al traguardo di 9.6 ed ha il miglior driver rating del lotto con 117.4. Ma Johnson potrebbe anche non essere il solito rullo compressore, soprattutto quest’anno, e allora occhi puntati su Matt Kenseth e Carl Edwards, entrambi con un rating superiore a 100 e a Kyle Busch, che potrebbe rilanciarsi nella corsa al titolo. Stewart non dovrebbe essere a proprio agio e parte un po’ indietro, ma potrebbe avvantaggiarsi di un’eventuale strategia basata sul consumo di carburante, così come Brad Keselowski.

Tra i non partecipanti alla Chase, Greg Biffle ha degli ottimi numeri a Dover, mentre nelle libere si sono messi in evidenza nei long runs anche Paul Menard, Regan Smith e David Ragan.

Stay Tuned!

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