Sprint Cup – Jimmie Johnson torna prepotentemente in corsa, Gordon esce di classifica

Pubblicato: 13 ottobre 2011 da Giannazzo in nascar
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Credit: John Harrelson/Getty Images for NASCAR

Cosa abbiamo visto al Kansas Speedway

Jimmie Johnson – Ci risiamo. Se la scorsa settimana Jimmie Johnson aveva fatto vedere ottime cose, questa volta ha letteralmente annichilito la concorrenza. Velocissimo in ogni condizione, il pilota della Chevrolet Impala #48 ha scavato solchi impressionanti tra sè e i rivali sia sulla breve che sulla lunga distanza, mostrandosi molto deciso anche in restart, situazione in cui normalmente assume un atteggiamento conservativo. I dodici secondi di vantaggio conquistati su Stewart poco dopo metà gara la dicono lunga su quanto Johnson abbia alzato l’asticella delle prestazioni ed ora, specie considerando le caratteristiche dei prossimi circuiti, è difficile pensare che non sia ancora lui il favorito per la vittoria della Sprint Cup. Altrettanto eloquente è il fatto che l’uomo di El Cajon si sia dimostrato l’unico in grado di essere velocissimo sia con due gomme nuove che con quattro, dapprima reggendo il passo di Matt Kenseth e poi sverniciandolo non appena montati quattro pneumatici freschi. La qualifica resta il punto debole del team #48 e potrebbe creare qualche problema nei prossimi appuntamenti, e poi ci sono sempre le incognite rappresentate da Martinsville, Talladega e dalla rinnovata Phoenix. Lo stesso Johnson ha sottolineato come quest’anno sia difficilissimo adeguare il setup della vettura durante la gara, ma se continua di questo passo, a breve sarà in testa alla classifica e strappargli di mano la sesta coppa sarà decisamente complicato.

I meccanici di Jimmie Johnson – Criticati pesantemente fino a qualche settimana fa, i ragazzi della pit-crew di Jimmie Johnson domenica non hanno sbagliato una virgola, producendosi in soste rapide, precise ed utili a mantenere la posizione in pista. La cura Knaus ha avuto effetto o più semplicemente si è dato il tempo al gruppo di raggiungere il miglior affiatamento, fatto sta che uno dei punti deboli del cinque volte campione sembra essere sparito.

Brad Keselowski – Si fa sempre più “minaccioso” il pilota della Dodge Charger #2 del Penske Racing. Soprattutto perché riesce ad essere costantemente fra i primi, anche quando non ha un feeling perfetto con la sua vettura. A Kansas City aveva vinto la gara di giugno, ragion per cui era ne novero dei favoriti, ma ha avuto a che fare con la difficoltà, tipica delle COT, di trovare un setup “perfetto”, lamentando fin da subito una carenza di grip in uscita di curva. Paul Wolfe ed il team sono intervenuti con varie modifiche nel corso della gara, migliorando il comportamento della “Blue Deuce” pur senza trovare il bandolo della matassa. Brad ha così guadagnare la leadership con la strategia, cambiando due gomme e poi non fermandosi in occasione di due gialle ravvicinate, ma si è dovuto arrendere a Jimmie Johnson e a Kasey Kahne, ottenendo un podio che lo colloca a 11 punti dalla vetta della classifica. Keselowski è una realtà, “deal with it”.

Kasey Kahne – Seconda top-5 consecutiva per il 31enne di Enumclaw, che dimostra come sia il Red Bull Racing che il futuro pilota del team Hendrick ce la stiano comunque mettendo tutta, nonostante nonostante le prospettive di chiusura del team e il sedile assicurato presso il miglior team della Sprint Cup. Al Kansas Speedway, Kahne ha condotto una gara tutta in rimonta e nel finale, azzardando la sostituzione di quattro gomme, ha colto a suon di sorpassi un risultato convincente che lo porta al 18esimo posto della generale. Certo che se queste prestazioni fossero arrivate un po’ prima, forse avrebbero potuto convincere Dietrich Mateschitz a continuare l’avventura nella NASCAR. In fondo, quanto a top-5 e top-10, la stagione di Kahne è a livello di quella di Denny Hamlin, il che spiega molte cose per entrambi.

Carl Edwards – Diciamocelo, in fondo lo ha ammesso anche lui: Carl Edwards è stato molto fortunato a ripartire da Dover con un quinto posto che vale oro, nonché la leadership provvisoria in classifica. Che fosse una giornataccia, Carl l’ha capito ne momento esatto in cui il direttore di gara ha sventolato la bandiera verde, quando la sua Ford Fusion non ne ha voluto assolutamente sapere di trovare aderenza e si è trasformata in un disastro ambulante, facendo precipitare il 32enne del Missouri fino alla 25esima posizione, addirittura doppiato. Da quel momento, rientrato nel giro del leader grazie ad una gialla provvidenziale, Edwards ha cercato di salvare il salvabile e, grazie all’azzardo un azzardo strategico di non fermarsi nel finale, nonché ai guai di piloti come Stewart e Gordon, è riuscito a rimediare un risultato insperato, che potrebbe anche essere decisivo ai fini della classifica. “Che gara divertente!” ha detto Edwards. “Abbiamo avuto sicuramente molta fortuna. Volevo vincere per i miei tifosi del Kansas, ma questo risultato è come una vittoria, considerando come si sarebbero potute mettere le cose”.

Kevin Harvick – Anche per Harvick vale il discorso fatto per Carl Edwards: poteva andare molto ma molto peggio. Il che potrebbe rivelarsi determinante più avanti, sempre ammesso che Harvick e il Richard Childress Racing trovino il passo necessario a contenere il ritorno di Jimmie Johnson. La Chevy #29 è uscita da una situazione molto complicata evitando di fermarsi ai box durante una delle gialle del finale di gara e Harvick è rimasto aggrappato con le unghie e con i denti ad un posto nella top-10, nonostante la sua stock-car non fosse fra le più performanti. Lui ed Edwards restano i principali rivali del cinque volte campione della Sprint Cup, ma il vantaggio da amministrare è svanito.

Credit: Todd Warshaw/Getty Images for NASCAR

Cosa non abbiamo visto al Kansas Speedway

Kyle Busch & Joe Gibbs Racing – Il Joe Gibbs Racing è la delusione di questo inizio di Chase e Kyle Busch, pur tenendo a galla la barca, non può che tentare di resistere, in attesa di una svolta che potrebbe arrivare già a Charlotte, una delle piste favorite del pilota di Las Vegas. Mentre Denny Hamlin ha navigato senza infamia e senza lode poco fuori dalla top-10, Joey Logano è rimasto confinato oltre la 25esima, in una situazione inaccettabile anche nel caso in cui a Toyota Camry #20 venisse utilizzata per provare soluzioni sperimentali da trasferire eventualmente sulla #18. Busch dal canto suo ha viaggiato tra i primi per gran parte della gara, per poi scegliere di cambiare due gomme nel finale e ritrovarsi con un’auto non a posto e rimediare un 11esimo posto finale che lo tiene in corsa per il titolo, anche se con 20 punti da recuperare. “Penso che la nostra Toyota Camry sia andata bene per tutta la gara” ha dichiarato il crew chief Dave Rogers. “Siamo stati nei primi quattro e queste fare continuano a risolversi con la strategia e abbiamo pensato che la nostra miglior chance era quella di cambiare due gomme alla penultima caution. Ne abbiamo cambiate due e la macchia è diventata sottosterzante e abbiamo perso un po’ di posizioni in restart. Abbiamo cambiato di nuovo due gomme per il gree-white-checkered e la macchina è diventata assolutamente sovrasterzante. Per qualche ragione abbiamo grandi squilibri di bilanciamento cambiando due gomme”.

Tony Stewart – Per la serie “come rovinarsi con le proprie mani”, ecco a voi la gara di Tony Stewart. Smoke è riuscito, partendo dalla 23esima posizione, a risalire fino alla seconda piazza, grazie ad un ritmo molto buono e ad una strategia ottima. Pe qualche momento, intorno ai 50 giri dalla bandiera a scacchi, quando una bandiera gialla ha annullato i 12 secondi di vantaggio che Johnson aveva accumulato, abbiamo persino pensato che avrebbe di nuovo messo il muso davanti a tutti grazie alle sue doti nel risparmio di carburante, ma le interruzioni nel finale hanno completamente stravolto la sua gara. Prima ha cambiato quattro gomme mentre tutti gli altri ne hanno sostituite solo due, poi ci ha messo del suo, arrivando di traverso al pit stop e ritrovandosi 17esimo all’ultimo restart. Tony è riuscito a guadagnare due posizioni, risalendo fino alla 15esima piazza finale, ma i 19 punti che lo separano da Carl Edwards potrebbero essere troppi e quelli lasciati sul piatto in Kansas un rimpianto bello grosso.

Jeff Gordon – Un altro dei grandi delusi dalla quarta prova della Chase. Dopo due terzi di gara, Gordon, che era scattato dalla decima posizione, occupava il terzo gradino del podio e lavorava con Alan Gustafson alla ricerca del setup ottimale. Alla fine però il pilota della Chevrolet Impala #24, oltre a perdere posizioni in restart, è anche rimasto vittima di una rottura meccanica che lo ha relegato al 34esimo posto in gara, ma soprattutto al decimo in classifica, a 47 lunghezze dal vertice, decisamente tagliato fuori dalla lotta per il titolo. Un vero peccato per Gordon, che era dato tra i favoriti alla vigilia della Chase. “Non so cosa sia successo” ha detto il 40enne di Vallejo, California. “Ma le mie temperature dell’olio erano altissime, 30 giri e sapevo che era solo una questione di tempo, ma resistere così a lungo è stato incredibile. Al restart Tony mi ha coinvolto in un three-wide, spingendomi all’interno fino all’apron. Avevamo gomme usate e questo ha finito con il rovinarci la giornata. Ha fatto quello che doveva fare, è andata male ma subito dopo ho visto del fumo. Pensavamo fossero le gomme, ma il problema era nel cofano, come si è poi visto”.

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