La sicurezza nella INDYCAR che verrà

Pubblicato: 25 ottobre 2011 da Depailler on Tyrrell P34 in autosport, Autosprint, fia, Indycar, irl, segnalazioni
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Oggi voglio proporvi un pezzo scritto da un nostro caro amico e collaboratore. Si chiama Daniele e oltre ad essere un grandissimo designer (che ci sta aiutando con la grafica del nuovo sito, il logo è sua creazione) è anche un grande appassionato di motorsport e di corse americane. Daniele lo potete seguire su twitter @DanSanfy13 . Oggi ci propone una sua idea, una sua realizzazione per rendere più sicuri gli abitacoli indycar dopo il terribile incidente di Las vegas.La sciamo parlare Daniele e la sua creazione.
“Siamo reduci da una settimana nera per il mondo del motorsport. Inutile dire quanta tristezza ci ha lasciato la perdita di due ragazzi che si sono spenti nel pieno svolgimento della loro passione. Una passione per quel fascino irresistibile che solo la velocità emana. Un fascino che nasconde il suo lato peggiore, oscuro e così cinicamente pronto a mietere le sue vittime. Abbiamo perso due ragazzi per colpa di una serie di incredibili combinazioni. Sono stati spesi litri e litri di inchiostro, in questi giorni, a proposito della sicurezza durante le gare sulle piste di tutto il mondo. Si è detto qualsiasi cosa e si è pensato a un sacco di soluzioni lampo. A volte queste reazioni scomposte, in cui si cercano invisibili killer, si cercano colpe, si cercano scuse, servono a scacciare i propri fantasmi che puntualmente appaiono quando avvengono simili avvenimenti.
L’incidente avvenuto a Las Vegas a metà ottobre che ha portato via Dan Wheldon ha riproposto tutti i limiti di un tema mai sufficientemente sviluppato come la sicurezza. Per quanto si possa fare sembra sempre che manchi qualcosina. Abbiamo visto auto volare letteralmente dopo essere decollate sulle ruote posteriori di altre macchine. Abbiamo visto rottami incendiarsi dopo aver colpito le barriere. Abbiamo visto auto non riuscire a rallentare per via dei freni ghiacciati (certo, sugli ovali è un problema visto che non si usano). Abbiamo visto come le reti metalliche di contenimento riescano a strappare dall’auto pezzi di carrozzeria, di carbonio, parti metalliche e quant’altro. Abbiamo visto il palo di supporto delle reti impattare con il casco di Dan Wheldon. Tutta la collezione di tutto ciò che va evitato si è palesato sotto gli occhi di tutti sul tracciato nel Nevada.
Così i piloti, gli addetti ai lavori, i fans, tremendamente addolorati per il dramma vissuto hanno cominciato a chiedersi cos’altro va fatto per assicurare la vita dei piloti. Sicuramente in ottica 2012 la IndyCar ha studiato alcune soluzioni sicuramente interessanti che dovrebbero limitare il rischio “decollo” grazie agli orrendi, ma necessari, bumpers posteriori. Ma basterà?
Questa domanda è rimbalzata un po’ ovunque ed è spuntata fuori durante una chiacchierata notturna con uno degli amici più cari di Dan Wheldon. Mi disse che, parlando con alcuni piloti (ovviamente non posso fare nomi per questioni di privacy, ma se sfogliate tra le righe del mio profilo di Twitter risulta piuttosto chiaro a chi faccia riferimento), era emerso il timore per gli oggetti che possono colpire la testa del pilota che, attualmente, è la parte più esposta. Addirittura sembra che la nuova macchina lasci il pilota molto più esposto rispetto all’attuale. E così, cercando di capire cosa si aspettassero i piloti, ho abbozzato ciò che loro vorrebbero vedere.
Lavorando sulla base della vettura 2012, rispettando fondo, dimensioni e posteriore, ho sviluppato una sorta di autojet con un cupolino di protezione di ispirazione aerea. Ho immaginato un rollbar proteso in avanti fino a coprire la testa dei piloti, un abitacolo più avvolgente e il guscio protettivo. In più ho immaginato un’evoluzione a quelle paratie laterali che in F1 avevano il doppio scopo di pulire l’aria destinata al retro vettura e di sorreggere gli inutili specchietti. Qui diventano un vero e proprio schermo protettivo nel caso di distacco una delle ruote anteriori raccordando, di fatto, gli specchietti al corpo vettura ed al fondo.
E’ ovviamente solo una proiezione, è solo un esercizio di stile. Però, ciò che mi ha colpito in questa lunga notte passata sul web, è stato il numero incredibile di feedback positivi da parte di fans, addetti ai lavori e piloti (Dixon,  Hildebrand, Rahal – figlio- , Fisher, Chesson). La nota più divertente è stato il commento di Mario Andretti: “NO”. Mi ha strappato una risata, perchè io lo capisco bene. Nonostante abbia realizzato io questo disegno rimango dell’idea che le auto da corsa a ruote scoperte abbiano più fascino con l’abitacolo aperto. Nonostante abbia realizzato una macchina con un abitacolo chiuso credo per primo che questa, da sola, non può essere la soluzione. Bisognerà lavorare sui sistemi di sicurezza passivi dei circuiti ad alta velocità. Credo che reti e pali siano leggermente anacronistici in un era di nuovi materiali ad alta tecnologia.
Detto questo lascio a voi i commenti di quella che per ora è semplicemente una proiezione di idee nata da una chiacchierata notturna, voluta forse da una necessità di sfogo.
commenti
  1. lucarossi84 scrive:

    l’irl non esiste più…si chiama indycar…

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