immagine tratta dal sito media.indycar.com

Una vittoria triste. Nella gara di Las Vegas del 16 ottobre scorso, segnata tragicamente dalla scomparsa di Dan Wheldon, è passata ovviamente e giustamente in secondo piano la conquista da parte di Franchitti del titolo 2011.
Oggi, a quasi un mese di distanza, vogliamo rendere merito al successo del pilota scozzese di origine italiana.
Per Dario si tratta del quarto titolo, il terzo consecutivo, giunto al termine di una stagione vissuta all’insegna dell’avvincente confronto col rivale Will Power.

Il trionfo di Mister Regolarità. Esaminando le statistiche di questo 2011, ciò che balza all’occhio è che Franchitti si è laureato campione emergendo soltanto in ciò che più conta e cioè la classifica generale.
Il trofeo Andretti (che prende in considerazione solo i punti delle gare stradali) è andato a Power e quello intitolato a A.J. Foyt (che tiene conto solo degli ovali) è stato vinto da Scott Dixon (Franchitti si è piazzato secondo in entrambe le speciali classifiche).
Se guardiamo alle vittorie Power ha marcato 6 successi contro i 4 di Franchitti e i due di Dixon (Wheldon, Marco Andretti, Conway, Hunter-reay e Carpenter hanno vinto una gara a testa).
Per quanto riguarda le pole (che in IndyCar assegnano un punto bonus) Power ne ha fatte segnare ben sette, mentre Franchitti solo 2 (al pari di Tagliani, Kanaan, Sato e Dixon),
mentre per quel che concerne il maggior numero di giri condotti in testa in gara (che danno diritto a due punti bonus) è ancora Power a prevalere avendo raggiunto l’obiettivo 7 volte contro le 6 di Franchitti e le 3 di Dixon.
I giri più veloci in gara non sono premiati con punti aggiuntivi, ma possono essere considerati un buon indicatore delle prestazioni in pista: ebbene anche in questo caso Franchitti è secondo con tre gpv contro i 4 di Scott Dixon (2 quelli di Power).
Insomma in nessuna delle statistiche esaminate primeggia Franchitti, ma lo scozzese è in assoluto il più costante occupando sempre la seconda piazza.
E’ proprio la regolarità l’arma in più di Dario: la chiave del suo successo stà nei 15 arrivi nella top-ten in 17 gare (13 nella top-five), contro le 12 top-ten (11 top-five) di Power.
In sostanza Franchitti non è arrivato tra i primi dieci solo in due occasioni e in entrambi i casi per circostanze non addebitabili a suoi errori: ad Indianapolis,dopo aver guidato buona parte della gara e aver dimostrato di essere il più veloce in pista, fu penalizzato dalla sequenza delle bandiere gialle che premiarono i piloti che avevano adottato una stategia alternativa, mentre a Loudon, in una gara fino a quel momento assolutamente dominata avendo doppiato metà schieramento dopo appena 44 giri su 225,fu messo fuori gara da un contatto con Sato del quale il giapponese si assunse totalmente la colpa.
Semmai l’unico vero errore da matita rossa di cui si è reso protagonista Franchitti in questa stagione è stato quello di Motegi, dove innescò una carambola in fase di ripartenza e, dopo aver scontato una penalità, si ritrovò in fondo al gruppo.
Ma i campioni vengono fuori nei momenti difficili e paradossalmente Franchitti ha fatto suo il titolo 2011 proprio quel giorno: infatti, pur perdendo la leadership della classifica di campionato, lo scozzese riusci’ a limitare i danni con una grande rimonta che lo vide risalire il gruppo sino all’ottavo posto finale recuperando quei punti che alla fine sono risultati decisivi in ottica campionato.
Franchitti, 38 anni compiuti lo scorso maggio, è oggi un pilota dalla consistenza incredibile: probabilmente non ha la velocità pura nè di Power nè del suo stesso compagno di squadra Dixon, ma il suo talento e la sua esperienza gli consentono di essere quello che si suol dire un “animale da gara”.
Sà leggere la corsa come nessun altro, riesce a sopperire anche a qualifiche non all’altezza trovando in gara le risposte (velocistiche,tecniche e strategiche) che gli consentono di tenere un ritmo costante e vincente,è un pilota efficace sia quando è davanti a tutti sia quando deve recuperare,è un buon “sorpassatore”,molto bravo nelle fasi di ripartenza e più in generale a volgere a proprio favore tutte le situazioni di gara, massimizzando il potenziale suo e della macchina e minimizzando,nel contempo, gli errori e, visto che un pizzico di buona sorte non fa mai male, in qualche caso gli eventi della corsa lo hanno favorito (vedi una possibile penalizzazione a Toronto per il contatto con Power che i giudici di gara alla fine non gli comminarono).
Proprio l’australiano,che gli ha conteso il titolo sino all’ultimo, dà il meglio di sè sugli stradali (e infatti ha vinto per il secondo anno di fila la speciale classifica) dove,se è davanti (cosa che capita molto spesso), diventa molto difficile da battere.
Pur essendo velocissimo e pur avendo evidenziato molti progressi sugli ovali, Power sembra meno efficace quando si trova in gruppo e nelle occasioni in cui, non potendo fare la differenza e scappare via, deve portare a casa “la pagnotta”, anche se, bisogna dargliene atto, è stato protagonista quasi sempre incolpevole di contatti e toccate varie che lo hanno indubbiamente penalizzato.
In un campionato che si divide tra stradali ed ovali, Franchitti emerge perchè oggi è il pilota più completo, il driver che magari non eccelle in alcune delle caratteristiche specifiche, dove concede qualcosa ai suoi avversari,ma che è ,in generale, il più forte.

Le prospettive future. Dario Franchitti ha vinto 4 titoli negli States: l’IRL nel 2007 e, dopo la breve e sfortunata parentesi Nascar del 2008, tre volte consecutivamente l’Indycar dal 2009 al 2011 (nel frattempo Champ Car e IRL si erano finalmente riunite ridando vita all’Indycar appunto).
Lo scozzese è già nella storia dei campionati a stelle e strisce avendo raggiunto Bourdais (4 titoli Cart), dove può arrivare ora?
Un traguardo ambizioso potrebbe essere di eguagliare Al Unser Sr, Rick Mears e A.J. Foyt ,vincitori 4 volte ciascuno ad Indianapolis, dove lo scozzese ha trionfato finora 2 volte.
Più vicino, ma non meno difficile, è l’obiettivo di riconfermarsi campione anche l’anno prossimo.
Le premesse tecniche, almeno sulla carta, sembrano esserci tutte: Franchitti sarà ancora al via con il team Ganassi, una squadra che è ormai garanzia di successo.
Il prossimo anno debutteranno il nuovo telaio Dallara e i nuovi motori turbo, con Ganassi che si è legato alla Honda, a sua volta sinonimo di grande competitività con grandi risultati in regime di confronto tra motoristi (sia in Cart che in IRL), e di grande qualità ed affidabilità nel regime di monofornitura negli ultimi anni.
Proprio nelle ultime stagioni le squadre schieravano per regolamento tutte lo stesso pacchetto tecnico,con motore uguale per tutti e telai sostanzialmente invariati dal 2003 e quindi ormai ampiamente conosciuti da tutti: in una situazione del genere i team minori sono riusciti progressivamente a limitare il gap con i top team.
Nel 2012, invece, con un nuovo telaio e nuovi motori, ecco che molto presumibilmente le squadre con le migliori risorse economiche e tecniche riusciranno a capire,sviluppare ed assettare il nuovo pacchetto prima e meglio degli altri e sotto questo punto di vista ancora una volta il team Ganassi ha tutte le carte in regola vantando budget e personale tecnico tra i più validi della categoria e potendo sfruttare il vantaggio di raccogliere e incrociare più dati schierando ben 4 vetture.
Il prossimo anno,poi, sarà se possibile ancora più importante quello che è uno dei migliori punti di forza di Franchitti e cioè l’esperienza, che sarà fondamentale nello sviluppo della nuova macchina e del nuovo motore soprattutto considerando che la grande mole di dati di cui tutte le squadre disponevano per tutte le piste in termini di assetti, consumi, strategie, ecc non serviranno più e sarà decisiva la capacità del pilota di mettere a punto la vettura e di indirizzare i tecnici.
Dobbiamo poi considerare che Franchitti sarà uno dei pochi piloti in griglia a poter contare su una lunga esperienza specifica sui motori turbo che gli deriva dai tempi della Cart e per caratteristiche intrinseche dei turbo stessi potrebbe essere ancor di più esaltata quella che è un’altra delle frecce nell’arco di Dario, cioè la capacità di tenere un ritmo alto conservando nello stesso tempo più carburante degli altri.
Detto questo bisogna però considerare due aspetti: il primo è che lo scozzese dovrà confrontarsi con una concorrenza interna (Dixon) ed esterna (Penske, Andretti…) sempre più agguerrita, il secondo riguarda Franchitti stesso.
Saprà Dario mantenere intatta la sua velocità e la sua motivazione ad un’età non più verdissima e dopo il dolore,con la morte di Wheldon, di aver perso in pista un altro amico dopo Greg Moore?

commenti
  1. DanSanfy13 scrive:

    Un cuore grande così! Grande Dario, avanti così.

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