NASCAR – A spasso a 230 km/h sul banking di Monza… YEE HAW!

Pubblicato: 24 novembre 2011 da Giannazzo in nascar
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Volevo scrivere un post serio e tecnico, lo giuro! Ma come si fa?

Come si fa a restare seri quando hai avuto l’opportunità di realizzare qualcosa che sognavi fin da ragazzino, quando tifavi per l’uomo in nero con la Chevy #3, e per di più hai potuto farlo a Monza, una delle piste più famose e ricche di storia del mondo?

Sto ancora ridendo, come un bambino che ha fatto un giro sulla giostra più bella del mondo: ho fatto da passeggero su una stock-car della Sprint Cup, e al volante (ma sopratutto al pedale dell’acceleratore) c’era Max Papis!

L’occasione di essere frullato.. pardon, di usufruire di questo passaggio, è arrivata ieri, durante il media-day che Max Papis ha indetto per promuovere la sua presenza al Monza Rally Show con una vettura della Sprint Cup Series, con cui farà da apripista sulle prove speciali per far conoscere la NASCAR ai tifosi italiani.

La vettura è stata fornita dal Joe Gibbs Racing ed è arrivata in Italia via nave, con tutti i suoi 820 cavalli ancora nel recinto. E’ stata esposta alla sede dell’ACI di Milano per qualche giorno e poi ha finalmente potuto raggiungere il tempio della velocità brianzolo, con i suoi stickers in ricordo di Marco Simoncelli e Dan Wheldon, le due vittime più illustri di quest’annata sfortunata.

Motorsportrants ha traslocato. Vi aspettiamo QUI

 

Il tracciato su cui si è svolto il “test” è stato ricavato utilizzando la pit-lane, le due estremità del rettifilo principale e una bella fetta dell’Anello di Alta Velocità, la “porzione” ovale del circuito di Monza, con l’inserimento, come di consuetudine per il rally monzese, di varianti e tornanti. Jeff Chandler e Scott Wood, i due membri della pit crew di Papis, hanno definito il banking della vecchi sopraelevata di Monza come “inclinato come Talladega, dall’asfalto rovinato e mangiagomme come Darlington prima che la riasfaltassero e dannatamente bello”. Che degli americani tirino in ballo due tra le piste simbolo del calendario della Sprint Cup per paragonarle a Monza dovrebbe dirvi tutto sul genere di tesoro che abbiamo in casa…

Vedere Max che si diverte come un matto a scarrozzare giornalisti e dice che sognava questo momento da quando aveva 16 anni, è stato già un primo segnale di come si sarebbero messe le cose. Persino alcuni membri del personale dell’autodromo sono corsi ad assistere, attirati dal rombo del V8 ad aste e bilancieri, un tuono che ti morde anche lo stomaco.

Quando poi è stato il mio turno di intrufolarmi (letteralmente) nell’abitacolo della Camry, non stavo più nella pelle.

Me lo facevo più facile… mi sono sentito un tappo dello spumante che cerca di entrare in una bottiglia appena aperta. Eppure lo fanno anche piloti che non sono esattamente fuscelli come Tony Stewart, Ryan Newman o Juan Pablo Montoya. Prima un piede, poi l’altro, poi il fondoschiena, le braccia e infine quello che resta, cercando di non rimanere incastrati. E poi cinture, Hans Device, casco, interfono, in un rituale di cui a momenti non mi sono accorto, tanta era la voglia di partire.

Sono certo che Max non abbia guardato il cardiofrequenzimetro (accessorio di cui hanno dotato tutti i passeggeri), perché altrimenti sarebbe stato obbligato a farmi scendere.

Un “andiamo?” da parte del pilota comasco e poi è arrivato un calcio di quelli micidiali, a cui essere preparato non è servito a niente. Lì ho capito perché la NASCAR è una passione tipicamente “southern”: l’unica cosa che sono riuscito a urlare all’interfono di Max è stata “YEEEEEE HAAAAW”, nella miglior tradizione del telefilm Hazzard.

Un paio di destra-sinistra e ci siamo ritrovati sull’Anello, un susseguirsi di lastroni di cemento separati da gradini tanto alti da scomporre la vettura in ogni modo possibile, dove Papis mi ha regalato qualche secondo a 230 orari sulla parte alta del banking che mi ricorderò finché campo, anche se in quel momento mi sentivo tanto un canguro e ho osato appena guardare le mani guantate alla mia sinistra che agitavano il volante per reagire alla mancanza di grip delle ruote posteriori.

Meno di un amen ed ecco i tornanti che chiudono il giro, delle curve per cui, diciamocelo, una NASCAR non è esattamente tagliata. Il primo si risolve in una pestata sull’acceleratore, un sovrasterzo di potenza e una bella nuvola di fumo che odora di pneumatico bruciato. Il secondo invece è un tantino più complesso, perché non c’è spazio per ripetere la manovra, per cui Max si butta sull’erba alla sinistra della sede stradale e intraversa la Toyota, facendola scivolare nuovamente sull’asfalto, pronta per l’ultimo rampino e la pit-lane.

Ed è già ora di estrarsi dal finestrino, con quell’aria soddisfatta di chi tutto vorrebbe tranne che rimettere i piedi sull’asfalto e rallentare.

E’ inutile che stia a tediarvi con l’accelerazione mostruosa, la frenata sorprendente o la relativa agilità di una Sprint Cup. Il punto è un altro.

Il punto, che Max ha centrato in pieno, non sta tanto nella velocità o nelle caratteristiche della vettura, quanto nel riaffiorare delle radici comuni a tutti gli sport automobilistici, dalla NASCAR alla Formula 1: quattro ruote, un volante, un motore con un rombo da pelle d’oca, tanta potenza e soprattutto il pilota, un fattore che purtroppo in Europa abbiamo il vizio di mettere spesso in secondo piano.

Sono gli uomini, con le loro storie, i loro successi, i loro errori, con i rischi che si prendono per fare quello che fanno, che portano altri uomini nei circuiti o davanti alla televisione, che rifiutando un autografo a un bambino danneggiano lo sport che è anche la loro passione, ma avvicinandosi al pubblico regalano emozioni e conquistano nuovi tifosi.

Stay Tuned!

commenti
  1. Lupin3rd scrive:

    Invidia !

  2. giulia scrive:

    che invidia !

  3. MFabio83 scrive:

    che invidia!!!🙂

  4. Giannazzo scrive:

    E’ stato talmente elettrizzante che mi invidio da solo😛

    Che ne pensate del post? Ho reso l’idea?🙂

  5. Vita scrive:

    L’dea l’hai resa benissimo, ti invidio da mattiiii🙂
    Comunque i veri appassionati di motori la Nascar la conoscono, il grosso problema è che la mandano in onda sulle reti a pagamento😦
    da noi i media le considerano “gare minori” …poca audience = niente sponsor :((

    Comunque complimenti per il post!!!!🙂

  6. Giannazzo scrive:

    Ti ringrazio🙂
    E’ difficile trasmettere per iscritto cose di cui parleresti per ore tanto ti coinvolgono.
    Quest’anno Sportitalia ha portato avanti l’ottima iniziativa di mandare in onda le gara, ma non ha saputo/potuto mantenere una programmazione stabile, creando non pochi problemi agli appassionati. Spero sinceramente che l’iniziativa di Max contribuisca ad aumentare il numero di coloro che seguono la NASCAR, perché sono gare, e soprattutto piloti, che meritano davvero.
    In alternativa in america potrebbero sempre decidersi a fornire uno streaming ufficiale con la telecronaca, invece di “spingerci” verso altri streaming più o meno (meno, decisamente meno) autorizzati🙂

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  8. lucio scrive:

    come ho sempre ribadito sabato mentre si parlava…… spero che le ultime tre righe del tuo articolo entrino nei cuori e nelle teste di molti nostri piloti,e si avvicinino condividendo la loro passione con tutti…. avremmo sicuramente uno sport con degli alti valori morali…. sarebbe un’invidia per molti

    • Giannazzo scrive:

      Lucio grazie del commento, è stato un piacere conoscerti🙂

      Come non quotare il tuo commento? E’ un circolo virtuoso: migliori piloti, migliori tifosi, migliore ambiente, migliori persone dentro e fuori lo sport.
      🙂

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