Sprint Cup – Per Tony Stewart è il momento di festeggiare, anche se il lavoro per la prossima stagione è già cominciato

Pubblicato: 24 novembre 2011 da Giannazzo in nascar
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Credit: Chris Graythen/Getty Images for NASCAR

Tony Stewart non ha ancora avuto tempo di godersi del tutto la storica vittoria conseguita domenica all’HOmestead-MIami Speedway, dove ha vinto l’ultima gara della Sprint Cup 2011, acciuffando anche il suo terzo titolo in un duello con Carl Edwards, che lo ha visto rimontare due volte dalle retrovie e compiere un numero impressionante di sorpassi.

Ripensando ad una stagione in cui ha avuto accesso alla Chase For The Cup senza brillare particolarmente, per poi stupire tutti centrando il primo posto sia a Chicago che a Loudon, Tony Stewart ha identificato nella vittoria di Martinsville, la terza nelle prime 7 gare della Chase, il momento cruciale del percorso che lo ha incoronato campione: “Penso che la svolta per me sia stata la vittoria di Martinsville. Credo che che sia stato il momento in cui ho capito che io e il team potevamo farcela e che nessuno avrebbe dovuto sottovalutarci”

Il fatto di essersi presentato alla “finalissima” di Homestead con 3 punti da recuperare su un Carl Edwards che è stato in vetta alla classifica per molte settimane nell’arco dell’anno, potrebbe aver giocato a favore del pilota di Columbus, Indiana: “Penso che il fatto di essere in rimonta ci abbia consentito di restare calmi durante le concitate fasi iniziali della gara. E’ stato come se il fatto di aver superato quegli inconvenienti ci avesse dato la certezza di avere una buona vettura e che avremmo potuto recuperare immediatamente. Avevamo quella sicurezza ed è stata una questione di restare concentrati”

Anche il fatto di aver già vinto due volte la Sprint Cup nel 2002 e nel 2005 ha aiutato Smoke a gestire meglio la pressione, anche se in occasione dell’ultimo titolo la situazione era diversa, perché Stewart era arrivato alla gara di Miami con un vantaggio rassicurante: “Sapevo cosa vuol dire arrivare all’ultima gara. Conoscevo gli strains e la pressione che implica. Ma sarò onesto: penso che anche Carl Edwards abbia fatto un’ottimo lavoro preparando Homestead. Considerando che non ha mai vinto un campionato, penso che abbia gestito la pressione molto bene. Credo fermamente che ne vincerà uno presto, ma credo che dal nostro punto di vista sia stato un poco diverso, perché non avevamo tutta la pressione che pensavo avremmo avuto. Quando siamo arrivati a Homestead per la gara finale del 2005, eravamo in vantaggio. Mi pare che lo scenario per il 2005 fosse che dovevamo arrivare almeno 22esimi per vincere. A quel punto non sei più preoccupato di cosa facciano gli altri. Ti importa solo di essere tranquillo di poter stare nei 22. Credo che in quelle occasioni ci siano un sacco di opportunità di sbagliare perchè perdi il tuo ritmo, mentre nella Chase di quest’anno siamo stati nella condizione unica di non doverci preoccupare di retrocedere. Voglio dire, non potevamo finire peggio che secondi. Questo ci ha realmente messi nella posizione di non avere niente da perdere e abbiamo avuto l’opportunità di guadagnare e vincere il campionato”.

Durante la gara, Tony ha sempre dimostrato una sicurezza ai limiti della spavalderia, che non è mai diventata rabbia, anche quando è precipitato per la seconda volta oltre la 30esima posizione: “Non penso ci sia stato un momento della gara in cui abbia provato rabbia se non quando ho avuto un contatto con David Reutimann. Dopo aver parlato con David, ho capito che sono io quello che ha fatto l’errore, non lui. Quindi si è trattato più che altro di non cercarsi problemi, stare concentrato e divertirmi guidando”.

Non è ancora chiaro invece, cosa abbia colpito il frontale della Chevrolet Impala #14 nei primissimi giri della Ford 400, obbligando i ragazzi del team Stewart-Haas Racing a fare gli straordinari in pit road per sostituire il pezzo danneggiatoe verificare che non ci fossero danni al radiatore: “Non è stato subito evidente. Onestamente, non ho nemmeno sentito l’impatto, L’impatto c’è stato e qualcosa ha colpito la griglia, che è solo una rete. E’ molto vulnerabile quando si tratta di impatti che vanno a colpire le canalizzazioni del radiatore. In pratica si è trattato della parte tra il giunto della trasmissione e l’albero. E’ piuttosto grosso e  se ci penso è stata una bella fortuna che non abbia trovato la strada per il centro del radiatore. Avrebbe potuto facilmente romperlo ed eliminarci dalla gara”

Questo titolo, il terzo della carriera del 40enne pilota/owner, un risultato che lo accosta a grandi del passato come Darrell Waltrip, Cale Yarborough e David Paerson e gli spalanca la strada per la Hall Of Fame: “Sarò sincero. Sono molto lusingato e molto onorato anche solo di far parte di questa lista. Quei piloti che hanno vinto tre titoli sono icone di questo sport. Onestamente mi sento in qualche modo fuori posto ad essere su quella lista. Allo stesso tempo mi sento onorato di farne parte con loro. […] Sono alcuni dei nomi più grandi di questo sport ed è davvero un onore essere parte di questo gruppo”.

Il terzo titolo di Stewart segna anche la fine della “tirannia” di Jimmie Johnson, un avvenimento che molti nell’ambiente vedono come una boccata d’ossigeno sia per l’audience televisiva che per il numero di spettatori in circuito. In questo senso il 2011 ha segnato un’inversione di tendenza: i numeri sono tornati a salire, beneficiando anche di un finale di stagione incredibile, in cui i contendenti per il titolo hanno lottato corpo a corpo anche per le vittorie parziali. “Penso che la gara in Texas sia stata sorprendente” ha detto Tony. “Per il fatto che i primi due della generale abbiano chiuso al primo e al secondo posto in gara. Non penso che sarei stato in grado di prevedere che avremmo chiuso secondo e terzo a Phoenix e poi ancora primo e secondo a Homestead. […] Penso che sia stata una delle migliori battaglie nella storia di questo sport. Non solo per il risultato, ma anche solo per il fatto che i due contendenti al titolo se la sono giocata apertamente. A parte Phoenix, dove abbiamo ottenuto un secondo e un terzo posto, abbiamo lottato per le singole vittorie e per il campionato. […] Questo è l’aspetto che risveglia l’appassionato di corse che c’è in me. […]. Ovviamente questi ultimi 5 anni di regno di Jimmie sono stati lunghi. Ovviamente non siamo sordi e abbiamo sentito i tifosi chiedere la vittoria di qualche altro pilota. Speriamo che, indipendentemente da chi ha vinto, questo sia ricostituente di cui la NASCAR ha bisogno. Penso che, guardando i ratings televisivi e il numero di presenze alle gare, forse abbiamo imboccato la strada del recupero. Non che fossimo disperati, ma sono contento di vedere i numeri tornare a salire e so se siamo in parte responsabili, con la nostra vittoria, ma mi auguro che le cose continuino a migliorare”.

La stagione da pilota sarà anche finita, ma per Tony quella da team manager vede ancora molte questioni da risolvere, a partire dall’individuazione di un director of competition, ruolo da tempo vacante nello stewart haas racing, fino alla ricerca di un nuovo crew chief per la #14, visto che Darian Grubb non sarà riconfermato, almeno con le stesse mansioni. Tra i possibili sostituti potrebbe esserci Steve Addington, nel 2011 al fianco di Kurt Busch che non rinnoverà con il Penske Racing, ma Stewart ha detto di non aver ancora affrontato la questione: “Stiamo valutando tutte le opzioni al momento. Quando avremo finito con i nostri obblighi nei confronti dei media oggi, tornerò in sede e ci si confronteremo per prendere una decisione. Conosciamo già le varie opzioni disponibili e cercheremo di capire quale sia quella migliore per l’azienda”.

In tutto questo, dovrebbe anche esserci il tempo per un po’ di riposo: “Credo di poter essere a casa un paio di giorni il Giorno del Ringraziamento. Ovviamente quella di Las Vegas è una settimana lunga ed importante allo stesso tempo. Chiaramente stiamo ancora definendo il ruolo di director of competition e stiamo ancora cercando sponsorizzazioni per alcune gare di Ryan (Newman, ndr.) per l’anno prossimo. Sebbene mi piacerebbe molto prendermi una pausa, ho ancora moltissime cose da fare per il team prima della fine dell’anno, ma troverò il tempo”.

Visti gli impegno, Stewart ha infine escluso di tornare a Indianapolis per la 500 miglia in futuro: Non che non mi interessi o altro” ha detto. “Sinceramente il problema è la logistica che richiede la preparazione alla gara e il fatto di trovare tempo per girare e fare qualche gara prima della 500 miglia. Non penso che, dopo essere stato assente per 11 anni, io possa semplicemente prendere il volante nel mese di maggi ed essere competitivo e al passo con la tecnologia e tutto quello che c’è su quelle macchine, per potermela giocare con i migliori”.

Stay Tuned!

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