NASCAR – Max Papis a ruota libera sul Monza Rally Show, il modo americano di intendere le corse e la prossima stagione

Pubblicato: 29 novembre 2011 da Giannazzo in nascar
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foto di: Riccardo Turcato

Durante lo scorso fine settimana Max Papis è stato un fiume in piena, che ha contagiato con il suo entusiasmo il pubblico del Monza Rally Show.

Lo abbiamo visto girare con la Toyota Camry del Joe Gibbs Racing, firmare autografi, intrattenersi con tutti, soprattutto con i più giovani, e addirittura inchinarsi davanti agli spettatori sulle tribune del Master Show, che lo hanno ricambiato con sonori applausi.

Oltre a questo, il pilota lombardo, emigrato agonisticamente negli Stati Uniti nel 1996, ha detto la sua su molti argomenti. 

Del suo gesto di omaggio nei confronti dei tifosi italiani, Papis ha detto che “(inchinarmi davanti alle tribune) è stato il tributo più grande che potevo dare ai miei tifosi di Monza. Ho lasciato Monza l’ultima volta nel 1995, per metà felice e per metà infelice, dopo aver fatto il mio ultimo giro nel Gran Premio di Formula 1, ed oggi sentire il boato del pubblico dopo che sono sceso dalla macchina mi ha fatto venire i brividi. L’unica cosa che mi è venuta in mente è stata andare davanti a loro e inginocchiarmi perché era la cosa migliore da fare per ringraziarli di tutte le emozioni che mi hanno dato in questi giorni. Non solo a me ma a tutta la mia famiglia. Per me è stato un evento importantissimo. A parte l’evento agonistico, è stato un evento umano, tre giorni di grande intensità, vissuti in un paese, l’Italia, che questo weekend mi ha fatto vedere di avere una mentalità un po’ più aperta di quella che ho visto nel passato, e per me è stata una cosa bellissima”.

E’ stato un Monza Rally Show vissuto con un intento chiaro da parte di Max: “Ho voluto portare una parte degli Stati Uniti. E’ stato un momento importantissimo, non soltanto per il fatto di avere una vettura di NASCAR per la prima volta a Monza, ma per avervi fatto partecipi di quello che io vivo a dieci ore di fuso orario di distanza, ma da italiano, con licenza italiana, con grande orgoglio di rappresentare il mio paese in un mondo unico come la NASCAR, che negli ultimi anni ha accettato solamente tre piloti non americani. Per me vuol dire tanto avere la mia bandiera sulla macchina e avere la bandiera sulla tuta ed è stato bellissimo, specialmente vedere le facce della gente che, dopo essere salita sulla macchina è scesa e ha detto: ‘Ma questa è una cosa incredibile’. Abbiamo una pista fantastica a Monza, una pista che non rappresenta l’Italia solo in occasione del nel GP, ma la rappresenta ogni giorno. Ho seguito il Gran Premio d’italia da Talladega con Jeff Gordon e tanti amici e mi sono commosso Nel vedere il numero di tifosi e l’entusiasmo. E’ stato anche grazie ai tifosi che abbiamo avuto questa idea particolare, grazie anche a tutte le persone di Monza che hanno abbracciato il progetto. NASCAR ha creduto tantissimo nell’ avere la vettura qui e per me è una soddisfazione personale aver diviso un po’ di benzina e gomme con voi”.

Foto di: Riccardo Turcato

Tutto l’evento è stato caratterizzato dal ricordo di Marco Simoncelli, a cui Papis ha voluto aggiungere anche quello di Dan Wheldon, anch’egli scomparso in questo difficile 2011, durante l’ultima gara della Indycar, a Las Vegas. “Questo é stato un anno molto difficile per l’automobilismo in generale, negli Stati Uniti con la scomparsa del mio amico Dan Wheldon e una settimana dopo con la morte di Marco Simoncelli. Nella mia carriera purtroppo ho dovuto vivere questo genere di situazioni altre volte e una cosa che ho tenuto davvero tanto a fare é stato correre la mia ultima gara della Camping World Truck Series, a Homestead, con un casco che é per metà quello di Marco Simoncelli e per metá il mio, un casco che presenterò il prima possibile al papà di Marco. Poi abbiamo voluto correre con un grande adesivo in ricordo di Marco sul posteriore del truck sia qui a Monza che a Martinsville, un piccolo ovale da 800 metri che però rappresenta il fatto che il mondo delle corse é uno solo, é un grande abbraccio che arriva da tutto il mondo. Ho imparato a ricordare i miei amici che non ci sono piú, come Greg Moore, Ayrton Senna Marco Simoncelli, che è stato gentilissimo con il mio bambino ad Indianapolis, ed il mio grande amico Dan Wheldon, non guardando alla parte triste, ma cercando di ricordare i bei momenti che ci hanno lasciato. So che forse non sarà facile per molte persone avere sempre il 58 in testa, ma quando penserò a Marco mi verrà sempre in mente il giorno di Indianapolis, quando ha abbracciato mio figlio appena conosciuto e lui lo ha preso per i capelli. Questo vorrei condividerlo con voi, perché per me le corse sono fatte sempre prima di uomini, le macchine vengono dopo”.

L’obiettivo dichiarato della presenza di una vettura della NASCAR Sprint Cup Series all’autodromo brianzolo era quello di far toccare con mano il particolare ambiente delle corse per stock-cars americane ai tifosi italiani. Si tratta di un ambiente radicalmente diverso da quello tipico delle gare europee, che Papis ha spiegato in più occasioni: “Credo che il fattore di maggior successo della NASCAR sia il fatto che il pubblico può vivere weekend da vicino, vedere i piloti che adora e le vetture da vicino, stringere la mano al proprio campione. Penso che questo sia anche il miglior pregio del Monza Rally Show, un evento dove il pubblico può stare vicino a chi lo spettacolo lo fa. Io mi ricordo ancora quando, a 14 anni, venivo a Monza, parcheggiavo il mio vespino dietro la sopraelevata, la scavalcavo e guardavo i piloti girare in pista con la tuta abbassata e guardare sotto le macchine. Questa é un po’ la lezione che ho imparato negli Stati Uniti, che lo spettacolo è fatto per le persone che vengono a vedere, non per le persone che lavorano nel mondo delle corse. La parte tecnica è importante, ma alla fine la cosa più importante è trasmettere calore e attrarre le persone, perché questo alla fine è uno show, è show business. Vendiamo soprattutto un prodotto televisivo, per cui l’importante è avere i protagonisti giusti”. 

Una delle differenze tra le gare NASCAR e quelle europee che più salta all’occhio risiede ovviamente nei circuiti, quasi esclusivamente ovali nella serie americana, ma non per questo meno probanti: “Paragonare ovali e stradali è come parlare di Motocross e MotoGP. La difficoltà principale della guida sugli ovali è essere aggressivi ma allo stesso tempo saper improvvisare. Affrontare ogni curva degli ovali è come entrare alla prima di Lesmo ogni 15 secondi, con condizioni sempre diverse a seconda di chi ti precede e di chi ti sta di fianco, con un grip sempre diverso. Quando fai i 315 Km/h di media sul giro su una pista come quella di Fort Worth (Texas), per gestire la macchina in uscita di curva a 280 Km/h ci serve, oltre che avere le palle, anche avere una grande capacità di controllo, che viene con l’esperienza. Le palle crescono con il controllo”.

Anche il livello di coinvolgimento tra organizzatori e sponsors e molto elevato nella NASCAR, un fatto che potrebbe anche attrarre investimenti da parte di aziende italiane: “Uno degli obiettivi principali della NASCAR è riuscire a fare business con le aziende che sponsorizzano chi corre. La maggior parte delle aziende che hanno avuto rapporti con la NASCAR hanno visto le proprie vendite triplicare o quadruplicare, anche solo per il fatto di avere 85 milioni di spettatori in America, tifosi della NASCAR che sono molto devoti nei confronti degli sponsor che aiutano il loro beniamino. Una delle cose importanti che la NASCAR è riuscita a fare è creare dei rapporti business to business che in questo momento sembrano veramente interessare le aziende, non solo in Italia, ma in tutto il mondo e spero che le aziende italiane nel futuro riescano a capire che, tramite questo progetto, si possono guadagnare dei soldi, non solo spenderli”.

Nonostante l’esperienza negli Stati Uniti, Papis è rimasto impressionato dall’Anello di Alta Velocità di Monza: “Il banking di Monza è una cosa pazzesca. Sarebbe veramente bello vedere questa pista tornare in vita, perché sarebbe una cosa fantastica. Chi lo sa. Io sono un sognatore. Quando sono venuto qui a 16 anni non avrei mai pensato di portare una macchina NASCAR a Monza e chissà, forse un giorno potrò guidare una di queste vetture su questa pista in gara”.

Max ha anche ripercorso la sua prima stagione completa, piuttosto  travagliata a dire il vero, nella Camping World Truck Series e caratterizza nelle fasi finali da un alterco in pista con il suo compagno di squadra, Todd Bodine: “Quest’anno siamo entrati in una squadra che ha vinto il campionato nel 2010, ma abbiamo fatto dei risultati veramente alterni e arrivare nei primi 5 era veramente un miracolo. Abbiamo corso a Martinsville, dove avevamo l’adesivo in ricordo di Marco, ed era la prima volta che davvero avevamo la chance di vincere, ma il mio compagno di squadra ha deciso che era meglio parcheggiarmi nel muro in uscita di curva 2 piuttosto che lasciarmi correre. Abbiamo messo subito le cose in chiaro nel camion della NASCAR, dove gli ho detto quello che pensavo di lui. Noi laviamo i panni sporchi in famiglia: lui sa cosa penso di lui e lo sa anche la sua camicia. Gli antagonismi nelle corse sono normali, ma ho imparato una cosa: potrei anche offrirgli una birra stasera, ma ciò non toglie che possa anche parcheggiarlo in curva 1 se dovessi averne l’occasione”.

Nonostante tutto però, le note positive non mancano: “Questo è stato il mio primo vero anno completo in nascar, negli anni scorsi ho sempre fatto metá o due terzi della stagione, quindi sempre 18 o 20 gare. Quest’anno invece abbiamo fatto. Calendario completo, quindi 26 gare di truck Series, più due gare in Nationwide sugli stradali, piú una decina di giorni di test con varie squadre. É stato un anno di apprendistato ed i risultati non sono stati sempre all’altezza di quello che ci aspettavamo. Non dico di essere rimasto deluso, ma sicuramente non siamo riusciti a concretizzare quello che avremmo voluto. Sono però riuscito a portare a termine la prima stagione completa di un Italiano in nascar dai tempi di  Mario Andretti e ad accumulare una grande esperienza, per poter correre ancora in Truck Series l’anno prossimo e puntare a fare qualche gara con una vettura competitiva in Nationwide, magari cercando di  vincere delle gare sui circuiti stradali”.

Infine un commento sul calendario 2012 della Camping World Truck Series, che ha visto calare a 22 le prove in calendario, con la clamorosa assenza di circuiti stradali: “Hanno cercato di avere 2 stradali ed è stato strano il fatto di vedere che non sono riusciti a farlo, ma bisogna capire una cosa. Le gare della Truck Series sono di venerdì ed è molto difficile vendere una gara su uno stradale in un giorno lavorativo, perché al venerdì sugli stradali si correrebbe durante la giornata, mentre noi corriamo il venerdì sera, quando portiamo pubblico. Durante la giornata la gente lavora, quindi è stato questo il problema principale a livello logistico. Penso che 22 gare siano il formato giusto, anche vedendo la situazione economica per l’anno prossimo. Vuol dire che avrò più tempo per guidare sugli stradali con la Nationwide e la Cup”.

Stay Tuned!

 

 

 

 

 

 

 

 

commenti
  1. Paola87 scrive:

    Bella intervista! Parole sacrosante.
    E complimenti a Max Papis (incontrato personalmente al Rally di Monza), persona fantistica e disponibilissima.
    Non come i campioni della Formula 1 e della MotoGp che sono blindati.
    Speriamo che il circus della Nascar si trasferisca a Monza per una gara! Alla faccia di Bernie Ecclestone e di chi non vuol sentire il rumore proveniente dall’autodromo.
    La F1 dovrebbe prender spunto dalla Nascar: prima di tutto niente circuiti in Paesi che non conoscono la f1, prezzi dei biglietti più accessibili e possibilità di incontrare i piloti!

    Col SIC nel cuore,
    ciao!

  2. Giannazzo scrive:

    Grazie per il commento Paola🙂

    Sicuramente l’ambiente delle corse europee potrebbe beneficiare parecchio di un approccio più “americano”, ma credo che Bernie si opporrebbe ad una gara nascar su un circuito di F1, non sia mai che spettacolo, sorpassi (senza DRS), biglietti a prezzi umani e piloti disponibili abituino male il pubblico😛

    Continua a seguirci e facci sentire la tua opinione🙂

  3. albe88 scrive:

    Bella intervista Gian, complimenti a te e logicamente anche a Max

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