NASCAR – Dietro le quinte: intervista speciale a Tatiana Fittipaldi Papis

Pubblicato: 30 dicembre 2011 da Giannazzo in nascar
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Credit: FOTO ELLE EMME / M.RIGATO

Le corse americane, e la NASCAR in particolare, sono un ambiente per certi aspetti agli antipodi rispetto al motorsport europeo. Tutto ruota intorno allo spettatore, in una logica dove la gara è un prodotto da vendere alle televisioni e al pubblico in tribuna, che riverserà la propria soddisfazione (o insoddisfazione!) sugli sponsor a tal punto che i fans della categoria sono considerati tra i più fedeli ai marchi presenti sulle vetture dei loro beniamini, ed anche il comportamento dei piloti fuori dall’abitacolo diventa oggetto di studio per gli uffici marketing e di preoccupazione, a volte, per i team manager.

Per conoscere meglio quello che si cela dietro le quinte della NASCAR e sapere come le famiglie dei piloti vivono le corse, ci siamo rivolti a Tatiana Fittipaldi Papis, moglie di Max Papis e figlia del grande Emerson, che ci ha raccontato molti particolari interessanti, ma come prima cosa ha tenuto a ringraziare il pubblico del Monza Rally Show per il successo tributato a Max e alle sue esibizioni al volante della Toyota Camry del Joe Gibbs Racing. “Portare una vettura di Sprint Cup in Italia è stato un successo. Sono rimasta molto colpita dalla reazione più che positiva del pubblico. Quando abbiamo portato lo macchina fuori dal box la prima volta e l’abbiamo accesa, tutti si sono fermati di colpo, stupiti e sono dovuta scappare perché mi veniva da piangere. E’ stato un sogno. Grazie a tutti gli appassionati italiani”.

Credit: FOTO ELLE EMME / M.RIGATO

Un pensiero speciale è andato poi ad Alessandro Zanardi, carissimo amico di Max, che ha avuto modo di “testare” la Sprint Cup da passeggero sul tracciato brianzolo: “Alex è il padrino di nostro figlio Marco, lui e Max sono come fratelli ed è stato bellissimo vederli in macchina insieme e sentirli via radio. Alessandro era agitato e felice. Ha fatto i complimenti ai piloti NASCAR dicendo che guidano macchine vere e il fatto che uno come lui dica una cosa del genere spiega tutto. Credo che per Max sia stato importante, perché ha fatto capire ad Alex il motivo per cui mette tanto impegno nel fare quello che fa, perché ha tanta passione per la NASCAR”.

Tatiana ha sempre vissuto le corse dall’interno, pur non gareggiando, e conosce molto bene la vita dei piloti: “Sono nata in Svizzerà perché mio padre correva in Formula 1. poi ho vissuto in Brasile, sono stata quattro anni in Sudafrica, perché mia madre si è sposata ed è andata a vivere là. Stavo a Johannesburg e frequentavo una scuola americana”.

Proprio sul periodo sudafricano, Tatiana ha un aneddoto molto particolare: “Quando vivevo a Johannesburg, ospitavo Ayrton Senna in occasione del Gran Premio di Kyalami. Mio padre lo ha aiutato molto e quando Ayrton era in Sudafrica veniva a pranzo a casa mia. Non aveva nessuno con sé per quella gara e a mio avviso si sentiva in famiglia, cosa che valeva anche per me, che non vedevo mio padre da molto e così Ayrton mi raccontava molte cose su di lui. Era davvero una persona speciale!”.

Nel suo racconto di come abbia deciso di stabilirsi negli States, si coglie già una prima sfumatura della vita di chi sia legato così strettamente alle corse: “In seguito ho vissuto un anno negli Stati Uniti, poi sono tornata in Brasile, dove però mi ero resa conto di avere troppe distrazioni e quindi ho deciso di riprendere la via degli USA, 11 anni fa, per completare gli studi. Lì ho conosciuto Max, quando frequentavo ancora la High School. Il mio sogno era fare il medico, ma studiare medicina vivendo accanto ad un pilota era impossibile, quindi ho studiato marketing, pubblicità e psicologia. Mi sono laureata dopo 5 anni, seguendo comunque Max a tutte le gare. Era decisamente faticoso: seguivo tutti i corsi il martedì e il giovedì. Quando Max correva sulla Corvette, durante le gare di durata lui correva e io studiavo al muretto dei box”.

Credit: FOTO ELLE EMME / M.RIGATO

Per Tatiana, quella che forma con Max è una squadra inseparabile: “Quando ne parlo, parlo sempre di ‘noi’, perché io e Max facciamo tutto insieme. Non guiderò la macchina, ma sono al suo fianco, sempre!”

Sotto questo punto di vista, anche a causa del calendario fittissimo dei campionati, la vita della famiglia di un pilota è frenetica, specie se si hanno dei figli, come per Max e Tatiana, ma la NASCAR, che punta molto su target costituito da nuclei familiari, fa di tutto per valorizzare il lato umano delle competizioni.

“La NASCAR è un ambiente molto familiare, abbiamo sempre la possibilità di portare i nostri figli, di stare in motorhome, il team ci fa volare sul suo aereo e questo aiuta molto, anche se ogni fine settimana lo passiamo in posto diverso. Sinceramente non ricordo l’ultimo week-end in cui sono stata a casa, davvero. A casa, a Mooresville, dove abbiamo anche molti animali, ci sto solo dal lunedì al mercoledì. Facciamo una vita impegnativa, lo è anche per i nostri figli, ma sono sacrifici che abbiamo scelto di fare e siamo fortunati a poterli fare insieme. Il calendario della Truck Series, con le gare che di solito sono al venerdì sera o al sabato, è molto meno impegnativo della Sprint Cup. L’anno scorso per le gare di Sprint Cup andavamo via di casa il giovedì per tornare la domenica. Quest’anno per me è stato molto più facile perché potevo lasciare i bambini, andando via un giorno soltanto. Anche per le gare di Sprint Cup, volendo, sarei potuta andare con i meccanici della pit-crew, che arrivano la domenica mattina prima della gara, ma ho sempre preferito stare al fianco di Max”.

I rapporti con i colleghi sono in genere buoni, con alcuni anche ottimi e i team più grandi tendono a supportare i più piccoli. “Ti devi organizzare con il team. Soprattutto quelli più grandi sono molto strutturati e organizzano molte cose. Pur non avendo un jet privato, abbiamo tanti amici che hanno un aereo e ogni tanto possiamo chiedere un passaggio. L’anno scorso, quando Jimmie (Johnson, ndr.) e Chandra (la moglie, ndr.) hanno avuto la loro bambina, lei non poteva andare alle gare ed io viaggiavo la domenica con lui, che faceva avanti e indietro da casa, così sono riuscita a lasciare un po’ a casa i miei bambini”.

La NASCAR cerca di favorire questo genere di legami in molti modi. Quando si recano in pista per più giorni con le rispettive famiglie, di solito i piloti dormono in motorhome e queste case viaggianti vengono radunate in uno spazio apposito, dove si crea un vero e proprio villaggio, ricco di interazioni sociali. “In ogni pista, nella zona dei motorhome, c’è una struttura, predisposta dalla NASCAR, dove possiamo lasciare i bambini a giocare, un posto pieno di giocattoli frutto delle donazioni di noi genitori. Tra le persone che lavorano in questa struttura c’è anche Miss Melanie, a cui tutti sono molto legati. I miei figli ormai hanno visto tante gare che a loro interessa solo giocare con lei, quindi se io dico ‘andiamo a una gara dove c’è miss Melanie’ per loro è il massimo, perché giocano con tutti gli altri bambini. Crescono tutti insieme. E’ una mentalità che ruota intorno alla famiglia. Posso stare con mio marito, ci fanno portare i bambini in pit lane e se vogliamo anche in griglia. I circuiti sono pensati per le famiglie, anche quelle dei piloti e dei meccanici, quindi al pomeriggio, quando sono finite le prove, ci incontriamo tutti lì e un pilota può parlare con l’altro, le mogli possono dialogare, i bambini giocare, è molto bello. Di sicuro anche questo che attrae le famiglie americane verso la NASCAR, che si impegna tanto per far vedere questi meccanismi, compresi i rapporti fra un pilota e l’altro e fra le varie famiglie. Ovviamente ci sono alcuni con cui non andiamo d’accordo, ma è normale, succede in tutti gli ambiti”.

Tra i vari circuiti, Bristol e Talladega ricoprono il ruolo di favoriti per Tatiana: “La prima pista dove sono andata, oltre a Homestead, dove abitavo e sono stata anche come spettatrice sulle tribune, è Bristol. Se uno deve scegliere una sola gara dove andare, io dico Bristol o Talladega. Secondo me sono le più spettacolari. Bristol perché è così piccola e ci sono talmente tante persone che è veramente incredibile, una cosa spettacolare. Talladega invece è… Talladega! C’è tutto il contorno, lo show dei tifosi. Ogni tanto certi piloti si travestono per andare a vedere che pazzi ci sono in giro. E’ come nei film, davvero. La seconda gara dell’anno che facciamo a Talladega di solito cade intorno ad Halloween ed è un evento meraviglioso. I bambini devono fare il ‘trick or treat’, andando di casa in casa a prendere le caramelle, per cui se siamo in pista si va di motorhome in motorhome. Tutti i bambini si travestono e facciamo dei giochi con i genitori. L’anno scorso i ragazzi hanno dipinto tutti i papà: anche Max ha partecipato e ad un certo punto era al fianco di Juan Pablo (Montoya) e ridevano come matti”.

Il contatto con il pubblico, durante i week-end di gara, è molto stretto e Tatiana ci spiega che i tifosi della NASCAR sono riconoscibili ovunque ed hanno caratteristiche comuni, sia negli stati del nord che in quelli del sud: “Certe cose cambiano, tra sud e nord degli States, ma in fondo è un pubblico molto omogeneo, soprattutto perché ci sono anche tantissimi tifosi che seguono il circus da una gara all’altra. Il tifoso della NASCAR è il tifoso della NASCAR. Quello che caratterizza veramente le nostre gare è che sono pensate per i fans. La categoria e i piloti fanno tutto per i tifosi, perché chi paga il biglietto deve avere il massimo rispetto e il miglior spettacolo possibile”.

I figli di chi svolge un certo tipo di professione sono sempre soggetti al giudizio di chi si aspetta che intraprendano la strada dei genitori, e in una famiglia dove il motorsport è parte integrante del DNA, è difficile mantenere l’equilibrio ed evitare di spingere i più giovani verso le due o le quattro ruote: “Facciamo fare loro ciò che vogliono, ma non mettiamo loro pressione, non è che li abbiamo già gettati sul Kart. Se chiedono e vogliono fare, facciamo, ma non li spingiamo. Onestamente però preferirei che facessero qualcos’altro. Non tanto per la sicurezza, ma perché è un mondo difficile, complicato e politico. Se hai il talento spesso non basta. E’ quello che mi dispiacerebbe: vederli sacrificarsi senza ottenere soddisfazioni che magari meriterebbero. Possono trovare anche altre strade. Nostro figlio di 5 anni però ha già la moto da cross, perché quando aveva 3 anni e mezzo gli abbiamo promesso che l’avrebbe avuta quando fosse riuscito ad andare in bici senza rotelle. Lui un giorno si è svegliato dicendoci che aveva sognato di andare senza rotelle, ci è riuscito e immediatamente ci ha chiesto dove fosse la moto. Prima non toccava nemmeno per terra, quindi dovevamo mettercelo sopra e lui girava sul prato dietro casa. Poi è caduto sull’asfalto e si è graffiato un po’ il braccio, quindi si è spaventato, cosa che in fondo non mi è dispiaciuta, ma è passato subito ed ha ricominciato. Però li lascio andare solo quando c’è Max”.

In famiglia c’è già un piccolo fenomeno, Pietro Fittipaldi, vincitore nel 2011 del campionato per Limited Late Models della NASCAR a soli 15 anni di età, nipote di Max e Tatiana: “Max è il padrino di Pietro, che è un ragazzo buonissimo, con un cuore grandissimo e spero che non senta la pressione poiché secondo me ha proprio la passione per quello che sta facendo. Si trova molto bene nel mondo della NASCAR e conta anche su Max per avere dei consigli”.

Sui consigli di Papis fanno affidamento anche diversi piloti, soprattutto per quanto riguarda la guida sugli stradali, abbastanza da far pensare di poter aprire una specie di “scuola guida” in futuro, anche se il giorno in cui Max appenderà il casco al chiodo, secondo Tatiana, è molto molto lontano, e l’obiettivo resta puntato sulla prima vittoria in NASCAR: “In tanti contano sui consigli di Max, al punto che non possiamo accontentare tutti. Per lui è una grande soddisfazione vedere uno come Joey Logano che lo ringrazia e che ha tratto molto beneficio dagli insegnamenti. Abbiamo avuto anche l’opportunità di fare qualcosa in più ma non è ancora ora. Ancora dobbiamo vincere nella NASCAR e vogliamo farlo a tutti i costi. Sappiamo che quando abbiamo una macchina che va, andiamo anche noi. Al di fuori delle corse, vendiamo i volanti della MOMO in esclusiva per tutti i team della NASCAR, ne abbiamo venduti già 500, quindi ci sono tanti progetti, ma non è il momento di pensare alla pensione”.

L’ultima considerazione va al modo particolare in cui la NASCAR sta affrontando la congiuntura economica negativa, che ha portato alla riduzione degli organici di molti team e al licenziamento di molti validi addetti ai lavori: “Un paio d’anni fa c’è stato il momento più difficile, ma stiamo uscendo dal tunnel. La categoria ha reagito molto bene, facendo delle regole per mantenere i costi bassi,per poter fare un grande spettacolo e tornare a muovere l’economia. Ci sono state difficoltà ma non hanno mai mollato e hanno sfruttato molto il lato ‘business to business’ delle sponsorizzazioni. Gli sponsor si aiutano a vicenda, messi in contatto dalla stessa NASCAR, che fa di queste relazioni un vero punto di forza”.

Stay Tuned!

commenti
  1. Valentino scrive:

    Sono molto colpito da come Tatiana descrive l’atmosfera della Nascar, ho avuto la fortuna di conoscere personalmente Max in occasione della visita a Monza ( in realtà qualche giorno dopo) e ora capisco meglio come un personaggio così famoso possa essere così cordiale e disponibile. Veramente tanti complimenti per come viene gestita la Nascar e per come rimane a livello “umano” il rapporto tra le persone.

  2. Andrea77 scrive:

    Non c’e’ niente da fare gli Americani sono troppo avanti!!!! Abbiamo molto da imparare!!! Passione e umilta’!!!!!

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