IndyCar, Danica Patrick: Pilota o personaggio? Prima parte.

Pubblicato: 4 gennaio 2012 da peppe1981 in Indycar
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Pilota o personaggio? Sostanza o apparenza? Talento o fenomeno mediatico? Sport o marketing? Verità o bluff?
Con la gara di Las Vegas dello scorso 16 ottobre si è conclusa (a meno di clamorosi ritorni o di presenze-spot alla Indy 500) la carriera in IndyCar di Danica Patrick, che dal 2012 passerà in pianta stabile nel pianeta Nascar.
La circostanza ci permette di tracciare un bilancio consuntivo dell’esperienza della pilotessa del Wisconsin nel massimo campionato americano per vetture a ruote scoperte,in modo da evidenziarne luci ed ombre.
Per farlo abbiamo scelto di scindere la nostra analisi in due parti, sviscerando nella prima solo gli aspetti positivi e nella seconda solo quelli negativi, in modo da cercare di offrire al lettore un quadro il più possibile completo e distaccato con l’obiettivo dichiarato di lasciare al lettore stesso, e soltanto a lui, il compito di rispondere alle domande di cui sopra.
In altre parole vi proponiamo una sorta di gioco nel quale, dopo aver ascoltato le opposte ragioni dell’ “accusa” e della “difesa”, sarete voi, in qualità di “giurati”, a dover esprimere il vostro “verdetto”.
In questa prima parte, come detto, analizzeremo solo i “pro”.
Il debutto della Patrick in IndyCar nel 2005 è qualcosa che può essere definito a suo modo storico, perchè, per molti aspetti, ha rivoluzionato il mondo delle corse americane per vetture a ruote scoperte (a quel tempo ancora diviso tra IRL e Champ Car) e più in generale il motorsport nel suo complesso, facendo di Danica un vero e proprio “caso”.
Certo, nella storia delle corse le donne-pilota hanno calcato le piste pressocchè in tutte le decadi, ottenendo tra l’altro ottimi risultati (vedi l’italiana Lella Lombardi a punti nel Gp di Spagna di F1 nel 1975), e nella stessa IRL si era messa in luce Sarah Fisher (che nel 2002 aveva ottenuto una pole position,prima donna a riuscire nell’impresa, e aveva avuto la possibilità di guidare per qualche giro la McLaren),ma l’avvento della Patrick ha impresso una decisa svolta.
In quel 2005 la debuttante Danica si mise in luce ottenendo il titolo di “rookie of the year”, conquistando tre pole e un giro più veloce in gara, ma soprattutto impressionò ad Indianapolis.
Nelle prove libere fece segnare quello che rimase il miglior tempo assoluto di quella edizione (qualifiche e gara comprese), mancò la pole solo per un piccolo errore, riuscendo comunque a qualificarsi quarta (miglior risultato mai raggiunto da una donna), in gara si issò in testa (prima donna a farlo nella Indy 500), ma a pochi giri dal termine, in debito di carburante, fu superata da Dan Wheldon chiudendo poi in quarta posizione, ottenendo comunque il miglior piazzamento tra i debuttanti e il miglior risultato finale di una donna nella classicissima dell’Indiana.
Di fatto la Patrick divenne la beniamina dei tifosi americani (o quantomeno del grande pubblico) tanto da oscurare la stessa vittoria di Wheldon, il quale, ironicamente, si presentò alla gara successiva con una t-shirt con la scritta “Ehi a Indianapolis ho vinto io….” proprio a sottolineare il fatto che Danica aveva attirato su di sè tutta l’attenzione.
Gli ascolti della 500 miglia aumentarono del 40% quell’anno rispetto alla stagione precedente: il nuovo “fenomeno” Danica Patrick ebbe un impatto dirompente, richiamando davanti alla tv o nelle tribune vecchi appassionati che avevano perso interesse nella categoria dopo la scissione con la vecchia Cart oppure persone che non avevano mai seguito le gare (un pò come è stato per Rossi per la Moto Gp qui da noi).
Ossigeno puro per la IRL che, nella crisi delle corse americane per monoposto susseguente alla miope separazione in due campionati che non aveva fatto altro che favorire la già prepotente ascesa della Nascar, vedeva ora risvegliarsi, grazie anche alla Patrick, l’attenzione del pubblico e quindi dei media e degli sponsor.
L’ “effetto Patrick” fu talmente efficace che divenne quasi una moda, ogni campionato che voleva rilanciarsi doveva replicare schierando la sua pilotessa: cosi Katherine Legge fu la risposta della Champ Car, il Dtm, ridotto dopo l’abbandono dell’ Opel ad un confronto a due tra Mercedes e Audi, puntò sulla sfida tra Vanina Ickx e Susie Stoddart,rigorosamente una per parte.
Ma le presenze femminili si sono allargate anche alle formule minori e ai campionati propedeutici e sono aumentate anche nel karting, perchè l’ “effetto Patrick” ha avuto il positivo risvolto di avvicinare tante ragazze e tante donne alla pista e alle corse.
In IndyCar sono arrivate Milka Duno, la De Silvestro, Ana Beatriz e Pippa Mann.
Insomma Danica ha aperto una strada, è stata a suo modo una precorritrice, ha imposto un cambiamento e una tendenza.
L’attenzione,la simpatia,l’immedesimazione del pubblico nei confronti della Patrick (sia per le sue qualità di pilotaggio, sia per le sue doti estetiche) si sono tradotti in copertine, servizi fotografici, interviste e apparizioni nelle più importanti trasmissioni televisive, spot pubblicitari e contratti con vari sponsor, facendo vincere a Danica il titolo IndyCar di “most popular driver” ininterrotamente fino al 2010, ma soprattutto facendo di lei una vera e propria icona corteggiata dalla Nascar e dalla F1, nonchè la terza atleta donna più pagata al mondo.
Abbiamo definito prima Danica una precorritrice,bene lo è stata anche da questo punto di vista, quello, cioè, dell’abile gestione di sè e della propria immagine, dell’atleta che diventa personaggio e, perchè no, anche sex-symbol.
Già estremamente popolare, la Patrick passa nel 2007 al team Andretti con il quale ottiene la vittoria a Motegi nel 2008 facendo ancora una volta la storia del motorsport come prima donna a vincere una gara non solo in IndyCar, ma anche nei maggiori campionati per monoposto.
Nel triennio 2007-2009 la Patrick migliora costantemente in classifica generale (settima,poi sesta, poi quinta) sino a rivelarsi proprio nella stagione 2009 come il pilota meglio piazzato del team Andretti sopravanzando anche un compagno di squadra esperto e veloce come Tony Kanaan.
Danica con l’esperienza si rivela una pilotessa solida, capace di gestire e rispettare la vettura, con la non trascurabile abilità di non commettere errori, come testimoniato dalla notevole statistica di 50 gare consecutive portate a termine (record assoluto per l’IndyCar, migliorando il precedente primato di 32 gare di fila al traguardo).
Altra qualità espressa dalla Patrick (e che potrà esserle molto utile anche in Nascar) è la capacità di rendere meglio in gara: in molte occasioni,infatti, Danica ha dimostrato di poter ribaltare qualifiche negative uscendo alla distanza in gara, riuscendo ad essere regolare, ad adattare la sua vettura e il suo stile di guida all’evoluzione delle condizioni della pista, a “leggere” la corsa adottando insieme al team la tattica opportuna e riuscendo ad evitare contatti ed incidenti sempre frequenti, specie negli ovali.
Proprio gli ovali si sono rivelati il terreno ideale per la Patrick con 6 arrivi nella top ten in 7 partecipazioni alla 500 miglia di Indianapolis (il terzo posto ottenuto nel 2009 è il miglior risultato mai raggiunto da una donna alla Indy 500).

To be continued….

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