NASCAR Whelen All American Series – Le impressioni di Davide Amaduzzi dopo il primo test con la Late Model del Lee Faulk Racing

Pubblicato: 16 febbraio 2012 da Giannazzo in nascar
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fonte immagine: Davide Amaduzzi

E’ un Davide Amaduzzi  decisamente entusiasta quello che è rientrato in Italia dopo aver completato la prima giornata di test in vista del debutto nella Whelen All American Series, categoria propedeutica della NASCAR, ricavandone prestazioni convincenti, esperienza e soprattutto sensazioni positive.

Il pilota bolognese, che punta a intraprendere una nuova carriera nelle corse per stock-cars americane, ha compiuto un totale di 125 giri all’Hickory Speedway, un ovale da 0,363 miglia (pari a circa 600 metri) con curve inclinate di 14 e 12 gradi, al volante della Chevrolet Impala del Lee Faulk Racing con cui affronterà un programma di sviluppo inseguire il titolo nel 2013.

Il test, svoltosi il 10 febbraio scorso, si è tenuto in condizioni decisamente invernali, con temperature intorno agli zero gradi, che hanno reso più difficili i primi giri, quelli in cui le coperture devono scaldarsi per garantire il miglior grip.

Un nuovo esordio

Pur avendo già disputato delle gare nella ARCA Truck Series nel 2010, Amaduzzi si è detto decisamente emozionato per questo nuovo debutto. “Mi sentivo come se fosse stato un debutto assoluto. Nessuna agitazione però, solo una curiosità pazzesca! Mi ha impressionato il suono, bellissimo, della Impala. Non vedevo l’ora di mettermi al volante e girare all’infinito. Una sensazione bellissima, ho ritrovato la passione. Quando sono entrato nel mio nuovo ‘ufficio’  mi è sembrato tutto familiare e ho capito di aver fatto la scelta giusta”. 

Team professionale e mentalità diretta

Ad assistere Amaduzzi nel ruolo di spotter e coach, è stato il fondatore del team, Lee Faulk, forte di un’esperienza ultra-trentennale nelle stock-cars, che lo ha consigliato nel migliore dei modi. “Il team e’ molto serio e professionale. Sono tipi schietti. Poche “pugnette” e molta sostanza, come si dice dale mie parti e come piace a me. L’apparenza a chi non ha sostanza. Sono arrivato in pista con un’ora d’anticipo e loro erano già tutti sul posto. Lee poi mi ha impressionato per la quantita’ di informazioni che mi ha dato in continuazione. Uno spotter perfetto ed un uomo con un’esperienza immensa del mondo NASCAR”. 

fonte immagine: Davide Amaduzzi

I primi giri a gomme fredde

Le prime tornate sono le più critiche per portare in temperatura le gomme e farsi prendere dall’entusiasmo non è sempre la cosa più giusta: “Hickory e’ un ovale corto, con velocità medie piuttosto basse, intorno ai 200 km/h, ma praticamente sei sempre in curva. Mentre prendevo confidenza con auto e gomme Lee mi parlava in continuazione, dicendomi tutto quello che dovevo e non dovevo fare. La prassi è quella di fare 4 o 5 giri per scaldare le gomme, ma già dopo il secondo giro Faulk mi urlava di andare più piano. Non stavo accelerando, ma ero comunque troppo rapido per gli zero gradi di Hickory. Dopo 5-6 giri ho aumentato il ritmo e mi sono sentito redarguire perché non tenevo sufficientemente basso il muso della vettura, fattore indispensabile per creare carico ed aderenza. Davo anche gas troppo presto. Per un attimo mi sono venute in mente le persone alle quali faccio da istruttore alla scuola di pilotaggio e guida sicura. Quante migliaia di volte avrò detto loro di non accelerare presto? Che non serve ,anzi si va piu’ piano se si sbaglia punto? Migliaia…e Lee lo stava facendo con me.‘Che cavolo fai, Davide!’ ho pensato”

Le criticità della guida su ovale e i briefing con Lee Faulk

Il test si è svolto intervallando run da una decina di giri a briefing volti ad affinare la comprensione di gomme e mezzo da parte di Amaduzzi, che ha dovuto assimilare concetti molto diversi da quelli tipicamente europei. “Il primo briefing con Lee è stato emblematico di come la NASCAR sia un pianeta del motorsport che orbita in un’altra galassia. Mentre mi cazziava ho pensato che erano quelli gli stimoli che cercavo: nuovi obiettivi e nuove cose da imparare. So già che imparerò e chi vorrà tempo, ma imparerò. Mi ha spiegato che devo tenere il muso della macchina il più basso possibile e che, dando gas prima che la macchina abbia ‘girato’ da sola, il muso tende ad andare verso il muro a causa del differenziale autobloccante quasi al 100%. Per tenere il muso basso si usa un po’ di freno, ma non bisogna mai perdere la linea. Se si sbaglia di 10 centimetri, e non è un modo di dire, ti aspettano tre possibilità: dai gas e finisci di muso nel muro, dai gas e sterzi, girandoti e finendo a muro, oppure non dai gas e ti sverniciano in cinque. Ovvio che sceglierei la terza via, ma è meglio imparare a tenere il muso dell’auto schiacciato a terra”.

fonte immagine: Davide Amaduzzi

Gli altri run della giornata

Il resto della giornata scorre via veloce, con Davide che inizia a “sentire” il comportamento della vettura. “La precisione sugli ovali è paurosamente importante. Se non sei perfetto, perdi. Punto. Nei run successivi il feeling si è rivelato subito migliore, mi sono reso conto che in precedenza avevo guidato solo con gli occhi e ho cominciato a sentire la vettura, a usare il freno col piede sinistro per tenere il muso basso, ad usare l’angolo di sterzo giusto. Mi sono trovato molto bene in curva 1 e 2, mentre ho avuto qualche difficoltà a raccordare curva 3 e 4, sì perché chi pensa che correre sugli ovali sia girare in tondo si sbaglia di grosso. Ogni curva e diversa e devi farla sempre allo stesso modo, anche se non sarà mai uguale a se stessa o alle sue tre sorelle. Mano a mano che giravo, Lee ha smesso di rimproverarmi ed è riuscito anche a sorridere, ma già io stesso mi sentivo molto meglio”.

Il bilancio della giornata

La prima presa di contatto con la Late Model del Lee Faulk Racing è stata decisamente faticosa, ma stimolante e soddisfacente allo stesso tempo. “Ho percorso 125 giri in totale, girando a meno di mezzo secondo dai tempi dei migliori. Non male, ma c’è ancora molto da lavorare e il difficile deve ancora venire, anche se so già cosa intende Lee. Si tratta della gara: 30 auto su un ovale corto, con piloti ‘impazziti’ e scafati, che non mi faranno nessun favore. E’ un’emozione che ho già provato nella ARCA Truck Series due anni fa, ma temo che questa volta sarà ancora più forte”.

“Alla fine della giornata mi sono reso conto che avevo il collo indolenzito, così come braccia e spalle. E’ stato bello, era tanto tempo che non mi sentivo così messo alla prova, sia mentalmente che fisicamente. Sarà dura, ma ne sono certo più che mai. La NASCAR rappresenta il mio presente e farla diventare anche un lungo futuro è la scommessa più avvincente che abbia mai fatto”.

Le impressioni del team

Anche il Lee Faulk Racing è rimasto favorevolmente impressionato dalla prova di Davide Amaduzzi. Michael Faulk, vice presidente del team ha detto: “Il test di Davide è andato molto bene e tutti qui sono molto contenti di come ha progredito durante la giornata. Pensiamo che abbia quello che serve per essere competitivo a questi livelli e siamo molto felici di averlo con noi. Speriamo di disputare 5 doppie gare con lui quest’anno, in preparazione di un’assalto al campionato nel 2013. Davide ha girato stabilmente a 3 decimi di secondo dai tempi che i migliori segnano durante la stagione”.

Stay Tuned!

Gian Luca Guiglia

commenti
  1. Fangio43 scrive:

    Siccome io prediligo sempre il lato umoristico in ogni cosa (è per questo che mi piace Max Papis) devo dire che ho apprezzato “dai gas e finisci a muro, dai gas e sterzi e finisci a muro oppure non dai gas e ti sverniciano in cinque”…. e poi finite a muro in sei? Do per scontato che non sarà possibile seguire questa sua avventura (se non attraverso il tuo racconto) ma almeno permettimi di raccomandare CALDAMENTE anche a lui “MAI E POI MAI PARLARE DI SENSAZIONI POSITIVE”….. porta sfortuuuunaaa!
    Il copyright di questa cosa appartiene ad Alonsino…. non vogliamo rubargli l’esclusiva, VERO?
    Mi sbaglio o questa è la stessa categoria in cui ho sentito parlare per la prima volta di Pietro Fittipaldi?

    • Giannazzo scrive:

      Aahahahha, è probabile che si finisca a muro in sei, quindi l’unica vera vittima è proprio il muro🙂 Riferirò la tua raccomandazione, ma ci legge, per cui non c’è bisogno.

      La Whelen All American Series è una specie di calderone, che premia con un titolo “nazionale” i piloti che corrono nelle serie più piccole della NASCAR, con una varietà di mezzi e anche sul dirt! Pietro ha vinto la serie che si corre proprio sull’Hickory Speedway, se non sbaglio🙂

  2. Fangio43 scrive:

    Povero muro…

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  4. […] che fanno seguito al test svolto, sempre sull’ovale da 0,363 miglia del North Carolina, il 10 febbraio scorso. Amaduzzi ha in programma atri due test sul circuito di Hickory, il primo nelle prossime settimane, […]

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