Power si riscatta. A St. Petersburg aveva ottenuto la pole e dominato la prima parte della gara, poi un piccolo errore e una strategia non particolarmente azzeccata lo avevano relegato al settimo posto finale.
In Alabama aveva iniziato forte il week end dominando la prima sessione di libere (l’unica sull’asciutto), poi gli era stato cancellato il miglior tempo nel secondo segmento delle qualifiche (perchè ottenuto in regime di bandiere gialle) col risultato di essere costretto a partire nono.
Insomma non proprio un inizio fortunato di stagione. E invece Power ha reagito alla grande in gara, cogliendo il suo secondo successo consecutivo a Barber con un mix di strategia (legata all’uso delle gomme), di velocità e di opportunismo (leggi capacità di approfittare dei problemi altrui nei rispettivi pit stop).

La cronaca. Tagliani, costretto a cambiare il motore in mattinata, sconta la penalizzazione in griglia e parte ultimo. Power, Hunter-Reay e Franchitti decidono di schierarsi con le gomme dure (le cosiddette black): la scelta risulterà vincente per l’australiano del team Penske.
Bandiera verde: Castroneves mantiene la testa davanti ad Hinchcliffe; Rahal e Pagenaud guadagnano due posizioni a testa (ora sono,rispettivamente, sesto e ottavo). Alla curva 5 Viso viene superato all’interno da Power e all’esterno proprio da Pagenaud (sembra Zonta a Spa 2000), nel frattempo Tagliani è fermo in pista: nuovi problemi al motore per lui, entra in funzione il sistema di protezione che toglie potenza e la sua vettura si ferma in pista rendendo necessaria l’entrata della vettura di sicurezza.
La corsa riprende al giro 4: Dixon prova a passare Hinchcliffe, che lo chiude con decisione, il neozelandese perde per un attimo la traiettoria ideale e si tocca con Conway, quest’ultimo perde tre posizioni. Power è nono, Barrichello quindicesimo, Franchitti diciassettesimo.
All’ottavo passaggio Boudais supera Barrichello, intanto davanti il terzetto formato da Castroneves, Hinchcliffe e Dixon è racchiuso in poco più di un secondo, mentre Rahal, nel frattempo risalito in quarta posizione, non riesce a tenere il passo dei primi.
Sato supera Andretti (decimo giro) ed entra nella top ten, tre giri dopo Pagenaud passa Conway e conquista la settima piazza. Il primo a fermarsi ai box è Servia (giro 14), imitato nei passaggi immediatamente successivi da Andretti, Wilson, Franchitti (che passa alle gomme morbide, cioè le red), Ryan Hunter-Reay, Simona de Silvestro, Sato,Hildebrand,Briscoe,Conway e Viso.
Power si ferma al giro 21 montando le red, Barrichello effettua la sosta il giro dopo.
Nei due passaggi successivi si fermano anche Bourdais e Kanaan, mentre Castroneves spinge forte portando a 2 secondi il vantaggio su Hinchcliffe.
Al giro 25 si fermano proprio Castroneves e Pagenaud (il quale ha un’esitazione in ripartenza), imitati il passaggio successivo da Hinchcliffe e Dixon: brutto pit del team Andretti, per cui Dixon passa il rivale nella corsia dei box e rientra in pista anche davanti a Castroneves.
L’ultimo a fermarsi è Rahal: siamo al giro 27 e dopo la prima tornata di soste il nuovo leader è Dixon,che precede Castroneves, Hinchcliffe, Rahal, Kanaan e Power.
Quest’ultimo è l’unico dei piloti di testa con le morbide (gli altri hanno montato le dure, ricordiamo che esattamente come in F1 corre l’obbligo di utilizzare in gara entrambe le mescole): Will può finalmente attaccare e infatti prima supera Kanaan (giro 30), poi và a riprendere Rahal recuperando terreno anche sui battistrada. Franchitti è sulla stessa strategia di gomme di Power e supera Sato e Viso, frattanto Barrichello supera Kimball e Dixon porta il vantaggio su Castroneves ad oltre 4 secondi con Hinchcliffe a 8 secondi dal leader.
Giro 38: inizia la tornata della seconda sosta. Si ferma Sato, poi nei giri successivi effettuano la sosta Kimball, De Silvestro, Power, Hunter-Reay, Bourdais, Marco Andretti e Viso (giro 41).
Tra il giro 42 e il giro 44 si fermano anche Conway,Hildebrand, Franchitti, Kanaan Barrichello e Hinchcliffe (ancora un pit stop lento per quest’ultimo).
Dopo il ritiro di Kimball (in precedenza autore anche di un’escursione fuori pista) e il sorpasso di Andretti su Hindebrand, nel volgere di tre giri si fermano anche Dixon, Castroneves e Pagenaud: siamo al giro 50, tutti hanno effettuato il secondo pit stop e tutti avranno bisogno di una terza sosta per concludere la gara.
Nel valzer dei pit stop il grande vincitore è Power, che ora è in seconda posizione dietro a Dixon: Hinchcliffe, Castroneves e Rahal completano la top five.
Andretti compie un bellissimo sorpasso all’esterno su Bourdais e Franchitti passa Briscoe. Giro 54: Sato ha un problema alle nuove protezioni delle ruote posteriori ed è costretto al ritiro.
Due tornate dopo Briscoe è il primo ad effettuare la terza sosta e al giro 58 Kanaan deve rientrare per risolvere un problema all’ammortizzatore posteriore destro perdendo due giri. Power e Hinchcliffe guadagnano terreno su Dixon, dietro Andretti e Hunter-Reay danno spettacolo a suon di sorpassi, tra le loro vittime anche Franchitti e Hildebrand.
Wilson và in testacoda ma riesce a riprendere (giro 60). Tra il giro 64 e il giro 67 effettuano l’ultima sosta tutti i piloti di testa: pit difettosi per Hinchcliffe (l’ennesimo della giornata che gli fa perdere la posizione su Castroneves) e per Dixon, che si ritrova alle spalle di Power.
Leit motiv di queste soste molto lunghe sono le difficoltà o i problemi ad estrarre o montare le gomme, specie quelle posteriori.
Un attimo dopo che i big si sono fermati viene esposta la seconda ed ultima bandiera gialla della giornata, causata da Katherine Legge, che si gira nella curva 9 rimanendo insabbiata.
L’interruzione consente ai commissari di rimuovere anche la vettura di Sato.
Si riprende quindi al giro 74: Power tiene dietro Dixon, mentre Hinchcliffe perde due posizioni a favore di Rahal e Pagenaud. Dietro sorpassi di Andretti e Barrichello, che si portano in settima e nona posizione, perde invece terreno Bourdais, ora dodicesimo.
Power e Dixon fanno il vuoto, il neozelandese di Ganassi prova a rimanere con Power, ma questi acquisisce progressivamente un buon vantaggio facendo segnare al passaggio 79 quello che rimarrà il giro più veloce della gara.
Da Castroneves, terzo, ad Hinchcliffe,sesto, c’è un gruppetto molto compatto che lotta per il podio, ma le posizioni non cambieranno fino alla bandiera scacchi.
Molto movimentato, invece, il terzo gruppo con vari sorpassi, che vedono protagonisti soprattutto Barrichello, Bourdais e Franchitti (ottavo, nono e decimo alla fine), mentre perdono posizioni Andretti, Hildebrand e Servia, che scivolano dalla top ten.
Power controlla agevolmente i giri finali andando a vincere davanti a Dixon con un vantaggio superiore ai 3 secondi.

Il commento. Se la gara di St. Petersburg era stata poco movimentata (pochi sorpassi; bandiere gialle e strategie a farla da padrone con piloti attenti più a risparmiare carburante che ad attaccare), tutto il contrario è accaduto a Barber, dove l’IndyCar ha dato vita ad una gara bellissima, ricca di sorpassi, controsorpassi, duelli ruota a ruota, agevolati tra l’altro dalla particolare robustezza della nuova Dallara (abbiamo visto diversi contatti, ma nessun alettone rotto, come accade per esempio alle fragilissime ali della F1).
Le stesse protezioni delle ruote posteriori saranno si’ antiestetiche, ma danno ai piloti più libertà e fiducia di lottare tra loro con il coltello tra i denti.
Gli appassionati ricorderanno a lungo questa gara e in particolare la curva 5, teatro di una quantità incredibile di sorpassi.
Un fattore chiave della gara è stato l’utilizzo delle gomme: nel corso dei 90 giri abbiamo visto piloti e vetture letteralmente trasformarsi a seconda del tipo di pneumatici che montavano in quel momento. Prendiamo ad esempio Marco Andretti: con le red volava, nello stint centrale passava tutti quelli che gli si paravano davanti con una facilità disarmante, poi nell’ultimo segmento si è trovato in forte difficoltà fino a chiudere undicesimo.
Proprio la scelta delle gomme e di saper soffrire nello stint con le dure è stata la chiave di volta della gara di Power: partito con le black, Will ha saputo contenere a livelli accettabili il distacco sino alla prima sosta, per poi affrontare il resto della gara sempre con le red, riuscendo ad imporre il suo ritmo e approfittando anche degli errori ai box della concorrenza.
Il team Ganassi era stato perfetto fino alla seconda sosta, consentendo a Dixon di guadagnare la testa della gara, ma poi proprio l’ultimo stop è stato problematico.
Gli errori o comunque i problemi al pit stop sono stati la costante della giornata di Hinchcliffe: il canadese ha si’ commesso un errore all’ultima ripartenza, ma fino a quel momento aveva corso benissimo ed era stato danneggiato da ben 3 soste difettose su 3. Molto solidi in gara Rahal, Pagenaud e Conway (quarto,quinto e settimo), bicchiere mezzo pieno per Castroneves: non ha sfruttato la pole, ma ha colto un podio che lo tiene in testa alla classifica di campionato davanti a Dixon.
Scott, da parte sua, in due gare ha ottenuto altrettanti secondi posti e, come già successo a St Petersburg, anche qui ha ottenuto il bonus di due punti per il maggior numero di giri in testa.
Gara in ripresa rispetto alle qualifiche per Barrichello e Franchtti: il brasiliano prosegue nel suo processo di adattamento alla categoria, lo scozzese ha rimediato per quanto possibile ad una qualifica disastrosa.
Bourdais ha dato alla Lotus la prima top ten in gara: il francese ha corso benissimo massimizzando il potenziale della vettura e visto e considerato che ha praticamente saltato tutti i test invernali e che il suo motore appare in evidente debito di potenza, preparazione e affidabilità rispetto alla concorrenza, il suo nono posto vale come una vittoria.
La sensazione è che se l’occhialuto Sebastien avesse a disposizione un pacchetto tecnico all’altezza sarebbe in lotta per il campionato.
Parlando di motoristi la Chevrolet si porta a casa il secondo successo consecutivo, condito anche da due pole: l’ Honda si consola portando nella top ten 5 motori contro i 4 dei rivali della Chevy. Numerosi problemi di affidabilità per la Lotus, il cui bilancio è stato salvato solo dal già citato Bourdais.
Miglior rookie è stato Pagenaud, quinto, tra le ragazze la De Silvestro ha chiuso ventesima con la Legge classificata ventitreesima con 5 giri di ritardo.
Menzione finale per gli sfortunati Kanaan e Sato, che in due gare su due sono stati privati di importanti piazzamenti da problemi tecnici di varia natura.
A seguire la classifica completa:
1. (9) Will Power, Dallara-Chevrolet, 90, Running
2. (3) Scott Dixon, Dallara-Honda, 90, Running
3. (1) Helio Castroneves, Dallara-Chevrolet, 90, Running
4. (8) Graham Rahal, Dallara-Honda, 90, Running
5. (10) Simon Pagenaud, Dallara-Honda, 90, Running
6. (2) James Hinchcliffe, Dallara-Chevrolet, 90, Running
7. (4) Mike Conway, Dallara-Honda, 90, Running
8. (14) Rubens Barrichello, Dallara-Chevrolet, 90, Running
9. (17) Sebastien Bourdais, Dallara-Lotus, 90, Running
10. (18) Dario Franchitti, Dallara-Honda, 90, Running
11. (13) Marco Andretti, Dallara-Chevrolet, 90, Running
12. (11) Ryan Hunter-Reay, Dallara-Chevrolet, 90, Running
13. (26) Oriol Servia, Dallara-Lotus, 90, Running
14. (12) Ryan Briscoe, Dallara-Chevrolet, 90, Running
15. (5) JR Hildebrand, Dallara-Chevrolet, 90, Running
16. (20) James Jakes, Dallara-Honda, 90, Running
17. (15) Josef Newgarden, Dallara-Honda, 90, Running
18. (7) EJ Viso, Dallara-Chevrolet, 89, Running
19. (19) Justin Wilson, Dallara-Honda, 89, Running
20. (21) Simona de Silvestro, Dallara-Lotus, 89, Running
21. (6) Tony Kanaan, Dallara-Chevrolet, 89, Running
22. (23) Ed Carpenter, Dallara-Chevrolet, 88, Running
23. (24) Katherine Legge, Dallara-Lotus, 85, Running
24. (16) Takuma Sato, Dallara-Honda, 52, Mechanical
25. (22) Charlie Kimball, Dallara-Honda, 45, Mechanical
26. (25) Alex Tagliani, Dallara-Lotus, 0, Mechanical

Race Statistics

Winners average speed: 102.081
Time of Race: 02:01:40.1127
Margin of victory: 3.3709 seconds
Cautions: 2 for 10 laps
Lead changes: 9
Lap Leaders:

Castroneves 1 – 24
Hinchcliffe 25
Rahal 26
Dixon 27 – 47
Castroneves 48 -49
Dixon 50 – 65
Castroneves 66 -67
Power 68 – 73
Dixon 74
Power 75 – 90

Point Standings: Castroneves 86, Dixon 84, Power 77, Hinchcliffe 60, Pagenaud 58, Hunter-Reay 53, Rahal 50, Briscoe 46, Conway38, Barrichello 37

commenti
  1. RN80 scrive:

    Ho visto la gara, una quantità incredibile di sorpassi anche in punti che “in teoria”sonooff-limits.Un po’ come accadeva in F1 fino adalmeno20 anni fa abbondanti.
    E ora unaprovocazione: ma Poweralpostodi Massa sarebbe uno scempio? Io ceredo di no, non è il classico americano soloovali (anche xchè è australiano ahaha) maètalmente + forte degli altri negli stradali che lo vedrei bene sia in GP2 che in F1. Spero di non sbagliarmi ma credo che Filippi farà un campionatone!

  2. RN80 scrive:

    dimenticavo, la pista è stupenda, invece mi sembra di vedere il tilkodromo di Austin!, la F1 farebbe bene a farci un pensierino x gli USA. E’ un po’ strana l’entrata box ma x il resto non è una pista superveloce e secondo me non ha particolari punti critici

    • mfabio83 scrive:

      concordo su tutto (e per fortuna che che Vanzini e Filippi dicevano che era un pista in cui era difficile fare sorpassi… tutto un altro ambiente rispetto alla F1).
      Ma mi risulta difficile pensare a Ecclestone che arrivi qui… se non ci sono mega strutture faraoniche inutili non è contento… ho visto da qualche parte il layout di quello che potrà essere il GP di Russia e mi vengono i brividi per l’ennesima Tilkerata.
      Comunque Power è su un altro livello. Franchitti un po’ tanto sotto tono, spero si possa riprendere al meglio, uno in più a combattere non fa mai male!

  3. tylermets scrive:

    vorrei davvero vedere ecclestone che va in alabama, lui che vuole fare un gp nel new jersey solo perchè ha cme SFONDO lo skyline di NY…

    la condizione necessaria e sufficiente perchè un circuito sia bello è una sola. deve essere fatto in collina, questo comporta salite e discese che sono quello che fanno bello il circuito.

    ieri c’erano salite e discese. a spa ci sono, a imola ci sono, a portimao ci sono, a kyalami ci sono, al mugello ci sono.

    al massimo in pianura di possono creare dei circuiti belli eprchè superveloci, però vengono ormai tutti rovinati da variazioni di raggio di curva o addiritura chicane… vedi monza (le due di lesmo rovinate, la prima variante…) silverstone (rovinata variando i raggi di curva) hockenheim…

    tornando alla gara, una sola parola spettacolare, vedere nello stesso giorno la sbk e la indycar fare sorpassi veri, di quelli dove devi tenere giù il piede non su l’alettone è stato un piacere.

  4. Mick83 scrive:

    Io credo che le condizioni perchè un circuito sia bello siano 2: una come già detto i saliscendi, la seconda è che ci siano curve veloci. E mi pare che Barber abbia entrambe le caratteristiche pur essendo moderno e sicuro. Però vorrei far notare che che anche la indycar è su una brutta china per quanto riguarda i circuiti poiche negli ultimi anni per vari motivi( politici ed economici) sono state abbandonate piste storiche e bellissime come Road america e Watkins Glen a favore di bruttissime piste cittadine. Si parlava di un ritorno del Glen nel 2013 ma è stata invece data conferma dell’ennesimo cittadino, questa volta a Huston

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