Dopo anni di grande tranquillità ed equilibrio durante il periodo del monomotore Honda, l’ IndyCar sperimenta un clima di sospetti, polemiche e accuse reciproche con il ritorno del confronto tra i motoristi.
Il nuovo regolamento, che ha introdotto i nuovi propulsori V6 turbo da 2.2 litri di cilindrata, stabilisce che il contratto di fornitura di motori per l’intera stagione costi 690000 dollari a vettura (al cambio attuale circa 526717.56 euro).
Cio’ evidentemente al fine di contenere i costi: giusto per avere un’idea lo scorso anno la fornitura costava 250000 dollari in più all’anno rispetto a questa stagione.
Il contratto prevede la fornitura di 5 motori: il tutto è parametrato su una percorrenza stagionale di 10000 miglia tra test e week end di gare. Ne consegue che i motori sono concepiti (o meglio dovrebbero essere concepiti) per avere una durata media di 2000 miglia.
Il regolamento (articoli 15.3.1 e 15.6.1.1) stabilisce che i motori devono coprire una distanza minima di 1850 miglia prima di essere sostituiti: se ciò non accade scatta una penalizzazione nella forma dell’arretramento di 10 posizioni in griglia di partenza.
Nella prima gara a St. Petersburg si è avuta una sola rottura (l’Honda di Pagenaud), nella seconda a Barber se ne sono verificate due (Servia e Tagliani, entrambi Lotus).
E fin qui niente di allarmante. Poi, invece, è accaduto che, in prossimità della terza gara che si disputerà domani a Long Beach, la Chevrolet, dopo aver ispezionato i propri motori, è stata costretta a sostituirli tutti.
E parliamo già di 11 vetture. A ciò si è aggiunta la circostanza che anche la Lotus ha dovuto rimpiazzare prima del tempo i motori di Bourdais, della Legge e (ancora una volta) di Servia. Totale 14 piloti penalizzati in griglia, cioè più della metà del parco partenti.
Si potrebbe pensare ad un caso eccezionale, ad una congiuntura negativa degli astri.
E invece la situazione è molto più preoccupante. Chevrolet, ad esempio, ha ammesso che i suoi motori non hanno avuto problemi particolari e non sono stati rilevati componenti difettosi: molto più semplicemente erano giunti a fine vita!
Questo vuol dire che in fase di progettazione e sviluppo ci sono stati errori evidenti e che il motore Chevrolet al momento garantisce un chilometraggio minimo molto lontano da quello prescritto dal regolamento.
Mark Kent, Racing director di General Motors, ha provato a giustificarsi (in modo un pò patetico ad essere onesti) sostenendo che i test dei motori al banco prova non riescono a ricreare gli stress cui i propulsori sono sottoposti in pista, per cui non avevano mai sperimentato queste rotture.
Da più parti sono state esercitate pressioni affinchè il regolamento fosse “ammorbidito” , abbassando il chilometraggio minimo dei motori o eliminando la penalizzazione di 10 posizioni in griglia in caso di sostituzione non preventivata.
Ma l’IndyCar non ha ceduto, a nostro avviso giustamente: primo perchè cambiare le regole in corso d’opera è antisportivo ed è fonte di confusione e di ulteriori polemiche, secondo perchè una modifica in tal senso avrebbe in sostanza vanificato la politica di contenimento dei costi, che, invece, va perseguita soprattutto in momenti di crisi come questo.
Stà ai motoristi, dunque, essere all’altezza della sfida tecnologica di costruire motori performanti e affidabili, del resto il regolamento tecnico è stato diramato con molto anticipo ed era ben noto a tutti.
Chiusa (per il momento) questa polemica, se ne è aperta ben presto un’altra.
Honda, che a differenza di Chevrolet e Lotus usa il turbo singolo anzichè il sistema twin turbo, aveva sperimentato fin qui un certo ritardo di risposta.
Per ovviare a questo problema il costruttore giapponese aveva introdotto per la gara di Long Beach un update del proprio sistema, che quindi era stato montato su tutti i propri motori.
Ma gli altri motoristi hanno protestato ritenendo questo aggiornamento non conforme al regolamento: l’ IndyCar non si è ancora pronunciata, rinviando la decisione a data futura e costringendo la Honda a ritornare alla configurazione precedente.
Si spera che vengano ritrovati l’equilibrio e l’armonia,ovviamente nel rispetto delle regole, e che le polemiche e le controversie politico-tecniche lascino spazio al confronto in pista, ai sorpassi e allo spettacolo, insomma allo sport.

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