Sprint Cup – Ci aspetta una Aaron’s 499 indecifrabile e già decisiva per molti piloti

Pubblicato: 6 maggio 2012 da Giannazzo in nascar
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credits: getty images for nascar

Proprio quando la classifica generale comincia a delinearsi, arriva la lotteria di Talladega, che potrebbe rimescolare le carte in tavola e regalare una chance a diversi piloti alla caccia di una wild card.

IL CIRCUITO

Il Talladega Superspeedway è un gigante di asfalto adagiato tra i boschi dell’Alabama, una cinquantina di miglia a est di Birmingham e un centinaio di miglia a ovest di Atlanta.

Costruito negli anni ’60 dalla famiglia France sul terreno dove sorgeva un vecchio aeroporto, con la voglia di creare qualcosa di ancora più maestoso ed estremo di Daytona, il circuito dell’Alabama ha centrato tutti gli obiettivi, ospitando alcune delle gare più imprevedibili e controverse della storia della NASCAR, davanti al pubblico più affezionato degli States.

Ogni anno, eccezion fatta per il debutto del 1969, Talladega ospita due appuntamenti della Sprint Cup su un triovale lungo 2.66 miglia, in cui le curve hanno un banking di 33 gradi. La semicurva che costituisce il rettilineo principale è lunga 4300 piedi ed ha un’inclinazione di 16,5 gradi, mentre il backstretch misura 400o piedi ed ha un’inclinazione di 2 gradi.

Il record del circuito risale all’epoca pre-restrictor plates ed è stato stabilito il 30 aprile 1987 da Bill Elliott alla media di 212.809 miglia orarie.

L’albo d’oro riporta per ben 10 volte il nome di Dale Earnhardt, seguito a quota 6 successi da Jeff Gordon e a 5 da Dale Earnhardt Jr., mentre le gare più recenti sono andate a Clint Bowyer (due su tre nelle ultime uscite), Jimmie Johnson (2011), Kevin Harvick (2010), Jamie McMurray (2009) e Brad Keselowski (2009), che qui ha conquistato la sua prima vittoria in carriera spedendo letteralmente per aria Carl Edwards sul rettilineo d’arrivo.

IL SETUP

Il Talladega Superspeedway si percorre senza mai alzare il piede dall’acceleratore, ragion per cui è importantissimo avere un’auto molto performante da un punto di vista del motore e con la massima penetrazione aerodinamica possibile. Fino al 2009 le gare a Talladega sono sempre state delle vere e proprie partite a scacchi, con i piloti intenti a nascondersi il più possibile, pur evitando di rimanere coinvolti in qualche incidente a centro gruppo. Dopo un paio d’anni di dominio dei tandem, con la gara di Daytona del 2012 si è tornati ad uno stile di corsa più simile al passato, con le coppie che vanno a formarsi solo nelle ultimissime fasi di gara.

LA STRATEGIA

I possibili approcci alle gare di Talladega sono essenzialmente due: correre in testa al gruppo fino agli ultimi 20 giri per evitare incidenti, oppure correre in coda al gruppo fino agli ultimi 20 giri per evitare incidenti. Nel mezzo, visto che in un gruppo di 43 vetture è difficile isolarsi, ci sono un sacco di opportunità per finire la propria corsa contro le barriere, contro altre vetture o entrambe le cose.

La scelta di tempo per portare il proprio attacco nelle fasi finali di corsa è il fattore su cui in questo momento stanno ragionando tutti i crew chiefs: attaccare troppo presto può voler dire esporsi al ritorno degli avversari, attaccare troppo tardi può significare perdere il momento giusto, veder chiudersi lo spiraglio per passare al comando. Naturalmente tutti questi discorsi possono essere vanificati da una bandiera gialla al momento sbagliato o da un errore ai box, ragion per cui la fortuna giocherà un ruolo di primissimo piano.

Essere in prima posizione all’inizio dell’ultimo giro non è generalmente un buon viatico per il successo.

I FAVORITI

Fare pronostici per la gara di Talladega sarebbe semplicemente una pazzia, visto che, con tutti i fattori che concorreranno al risultato finale, in Alabama può vincere davvero chiunque. Potrebbe essere però interessante capire quali piloti potrebbero essere più aggressivi nel rincorrere il successo.

Dopo appena 9 tappe del lunghissimo calendario della Sprint Cup Series, per molti piloti è forse già giunto il momento di concentrarsi sui successi parziali, per puntare ad una wild card e la gara di Talladega potrebbe rappresentare un’ottima occasione per pescare un “jolly” importante.

Nel 2011, nove dei dieci piloti in vetta alla generale dopo nove gare, hanno poi conquistato l’accesso alla Chase For The Cup e otto tra gli attuali primi dieci hanno disputato la Chase nella scorsa stagione. Gli unici inserimenti sono quelli del leader di campionato, Greg Biffle e di Martin Truex Jr. Anche Kyle Busch e Brad Keselowski, le due due wild card fino a questo momento, erano tra i 12 qualificati del 2011. Il pilota del Joe Gibbs Racing e quello del Penske Racing sono a 13 e 14 punti dal decimo posto di Ryan Newman, che ha anch’egli al suo attivo un successo.

Tutti i piloti tra il 14esimo e il 2oesimo posto in classifica hanno ottenuto almeno una vittoria in carriera e il nome di maggior spicco tra quelli che potrebbero essere obbligati a puntare ad una wild card è quello di Jeff Gordon, 17esimo a 57 lunghezze da Newman. Da Kurt Busch, l’altro grande “assente”, 26esimo a 88 punti di distacco da Newman, ci si poteva attendere qualche difficoltà, mentre sembra soffrire parecchio più del dovuto Kasey Kahne, 23esimo a -73, al suo primo anno da pilota dell’Hendrick Motorsports.

Se Juan Pablo Montoya e Marcos Ambrose possono contare sugli stradali per guadagnare un successo, un bel risultato farebbe decisamente bene a AJ Allmendinger, Jeff Burton, Joey Logano e Jamie McMurray, tutti un po’ sottotono quest’anno

Per tutti questi piloti, considerando anche la tendenza ad avere meno vincitori diversi rispetto alla stagione record del 2011, una vittoria potrebbe rilanciare nettamente le ambizioni di accesso alla Chase.

Come detto però, Talladega è davvero “anybody’s race”.

Stay Tuned!

Gian Luca Guiglia
twitter: @gian_138

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