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Credit: Jessica Brown/Texas Motor Speedway

Jeff Burton, Tony Stewart, Denny Hamlin, Clint Bowyer e Greg Biffle sono scesi in pista, nella giornata di martedì 7 febbraio, per una sessione di test indetta da Goodyear e volta a valutare nuovi pneumatici sul velocissimo tracciato di Fort Worth.

Alcune immagini delle vetture, tutte con livrea “anonima”, dopo il salto

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Kurt Busch si è finalmente imposto, dopo un serie di buone prestazioni nelle ultime gare, Credit: Todd Warshaw/Getty Images for NASCAR

Visto lo stato di forma, per Kurt Busch era solo una questione di tempo. La prima vittoria per lui nel 2011, la numero 23 in carriera, è arrivata domenica all’Infineon Raceway di Sonoma, California, nel modo migliore, con un dominio totale: 76 giri in testa su 110, una strategia vincente e un passo a gomme usurate a cui nessuno è stato in grado di replicare.

Il pilota della Dodge #22 del Penske Racing è scattato dall’undicesima posizione ed ha rimontato subito, a suon di sorpassi, fino alla testa della corsa in appena 13 giri. Mentre tutti i rivali si fermavano per la loro prima sosta ai box, Busch ha proseguito, mostrando un ritmo inattaccabile, soprattuto a coperture usurate, cosa che gli ha permesso di gestire al meglio la strategia di gara, che lo vedeva inizialmente orientato a fare soltanto due soste, così come il compagno di team Brad Keselowski, contro le tre o quattro che avevano programmato i principali rivali.

Il campione 2004 dell’allora Nextel Cup ha abbandonato la leadership solo in occasione dei passaggi in pit-lane, presentandosi in prima posizione anche in occasione dell’ultimo restart, al giro 91, in occasione del quale ha guadagnato subito un margine di sicurezza su chi lo seguiva, tagliando il traguardo con oltre due secondi di vantaggio su Jeff Gordon, che ha sopravanzato un Carl Edwards molto calcolatore al tornante, durante l’ultimo giro. Entrambi hanno sfruttato una buona strategia, che li ha visti restare in pista con gomme usurate nel finale. per guadagnare quelle posizioni che avevano fatto fatica ad ottenere in pista e soprattutto il pilota della Ford #99 si è detto molto fortunato, visto il ritmo poco competitivo mostrato nelle libere, che lo aveva indotto a rinunciare alla gara di Road America della Nationwide Series.

Jeff Gordon ha agguantato la seconda piazza all'ultimo giro, Credit: Robert Laberge/Getty Images for NASCAR

Al quarto posto ha chiuso un arrembante Clint Bowyer, che ha guadagnato 15 posizioni negli ultimi 19 giri, seguito da Marcos Ambrose e dal poleman Joey Logano. Alle loro spalle si sono piazzati un buon Jimmie Johnson, Martin Truex Jr, vittima di una toccata da parte di Denny Hamlin nelle fasi iniziali della gara che gli aveva fatto rivivere la delusione patita nel 2010. Kevin Harvick e Brad Keselowski hanno chiuso la top-10.

E’ stato uno di quei giorni incredibili in cui avevamo un piano e non l’abbiamo messo in discussione, pensare di arrivare al traguardo con due soste è stata una cosa molto ‘vecchia maniera’. Con il ritmo che calava bruscamente come abbiamo visto nelle libere, ci voleva una prestazione perfetta per essere sicuri che potessimo mantenere i nostri tempi durante il run in modo da farcela con due soste e non doverci preoccupare degli pneumatici oltre che della benzina” ha detto Kurth Busch in conferenza stampa “I ragazzi hanno fatto i calcoli alla grande, Risparmiare carburante è una cosa, ma avere la Shell sul cofano è un’altra. […] La macchina si è guidata da sola. Devo ringraziare tutti i miei ragazzi.”

In classifica generale, Carl Edwards torna ad allungare, portandosi a 25 punti di vantaggio su Kevin Harvick. Jimmie Johnson risale al terzo posto, a 33 lunghezze dalla vetta e Kurt Busch guadagna la bellezza di tre posizioni, attestandosi un punto dietro al cinque volte campione, al quarto posto, davanti a Kyle Busch, undicesimo a Sears point e Matt Kenseth. Scende, forse più del previsto, Dale Earnhardt Jr., afflitto da problemi di surriscaldamento al motore che lo hanno relegato in quarantunesima piazza, che ora è settimo. Salgono all’ottavo e nono posto Clint Bowyer e Jeff Gordon, il quale torna nella top-10, davanti a Ryan Newman, soprattutto ai danni di Denny Hamlin e Tony Stewart. Hamlin dalla sua ha una vittoria che lo colloca in vantaggio per la wild card, mentre Stewart a questo punto ha decisamente bisogno di una vittoria per rilamciare le proprie ambizioni e mettere un’ipoteca su un posto in Chase, visto che gli altri vincitori di questo 2011 sono tutti oltre la ventesima posizione, a partire da Brad Keselowski, che occupa la ventiduesima piazza.

La Toyota di Brian Vickers dopo la toccata rifilata a Stewart, Credit: Tom Pennington/Getty Images

Cosa abbiamo visto a Sonoma

Penske Racing – dai e dai le tirate di Kurt Busch, che anche in Michigan non aveva mancato di apostrofare in modo poco garbato macchina, team e proprietario, evidentemente hanno sortito l’effetto voluto. I cambiamenti tanto auspicati dal pilota hanno prodotto risultati in crescendo, che dovrebbero garantire almeno a Kurt un posto nella Chase. Ora bisognerà vedere se sapranno mantenere l’inerzia e Daytona sarà già un test probante.

Beating and banging – Il circuito di Sonoma si presta decisamente, specie nelle fasi finali della gara, quando gli animi sono più caldi e i contatti non sono mancati nemmeno quest’anno, Logano e Kenseth, Montoya e Kahne, Vickers e Stewart, Hamlin e Truex, Montoya e Kyle Busch sono solo alcune delle coppie di piloti che sono arrivati ai ferri corti in California.

Brian Vickers & Tony Stewart – giro 39: nell’incidente che ha scatenato la seconda gialla Brian Vickers sceglie la traiettoria interna al tornante, anche per evitare di incocciare in qualche altra vettura, mentre Tony Stewart lo tocca di proposito al posteriore perché reo, a dire del pilota della Chevrolet #14, di avergli bloccato la strada nelle fasi iniziali della gara. Giro 88, Brian Vickers aspetta Stewart in prossimità del tornante, si fa sopravanzare e lo tocca al posteriore sinistro, mandandolo con mezza macchina sopra le barriere di gomme all’esterno della curva e ponendo praticamente fine alla buona gara del quarantenne dell’Indiana. Fantastiche, in pieno spirito NASCAR, le dichiarazioni di entrambi nel dopo-gara, quando tutti e due hanno detto di aver fatto apposta ma che la cosa sarebbe finita lì e che non avrebbe cambiato i loro buoni rapporti fuori dalla pista.

Montoya è stato protagonista di diversi contatti a Sonoma, Credit: Robert Laberge/Getty Images for NASCAR

Cosa non abbiamo visto a Sonoma

Marcos Ambrose & Juan Pablo Montoya – erano i grandi favoriti ma si sono visti poco. Ambrose è stato più concreto e ha messo in cascina un discreto quinto posto, persino meglio di quanto si profilava all’orizzonte, a detta del pilota. Montoya invece si è fatto notare più che altro per le frequenti toccate che lo hanno visto protagonista, dettate forse dalla foga di cogliere un risultato in un circuito favorevole. Il pilota colombiano è stato criticato per aver lasciato poco spazio, anche nelle fasi iniziali della gara, ai rivali in fase di sorpasso. Ne hanno fatto le spese Kyle Busch e Kasey Kahne, mentre Brad Keselowski ha restituito il favore, mandandolo in testacoda. Entrambi i grandi specialisti degli stradali ora guardano al Glen, dove nel 2010 hanno lottato con il coltello fra i denti e dallo scontro era uscito vincitore Juan Pablo Montoya.

Denny Hamlin – sembrava il più efficace dei piloti del Joe Gibbs Racing ed era anche riuscito a prendere il comando delle operazioni prima che il tornado Kurt Busch travolgesse tutti, ma Denny Hamlin è stato afflitto da un problema al supporto della track bar alla posteriore sinistra, che lo ha obbligato ad una riparazione piuttosto lunga. Alla fine della giornata il pilota della Toyota Camry #11 ha rimediato un trentasettesimo posto che ha leggermente stoppato la sua rincorsa ai vertici della classifica.

Robby Gordon – reduce da un secondo posto veramente maiuscolo nel 2010, nonostante i fondi decisamente ridotti rispetto ai top team, Robby Gordon domenica ha rimediato un anonimo diciottesimo posto. Il quarantaduenne californiano si è scagliato duramente contro la Goodyear, rea a suo dire di fare figli e figliastri. Nelle fasi finali della gara, Gordon ha avuto a che fare con un set di gomme che non rendeva al meglio e ha chiesto al suo team di procurarsi un nuovo set di gomme. Gli è stato risposto che non era possibile e che si sarebbero dovuti accontentare dei set che la Goodyear aveva assegnato loro. “C’è una grossa differenza nelle gomme” ha detto Robby, alludendo al fatto che i top-team avrebbero a disposizione lotti di pneumatici più recenti “ad alcuni vengono dati codici nuovi, ad altri codici vecchi. E questo è sbagliato”.

Stay tuned!

Mark Martin impegnato nei test Goodyear, Credit: Kentucky Speedway

SPRINT CUP SERIES

La STP 400, sul Kansas Speedway, si svolgerà domenica 5 giugno alle 19 ora italiana

Test Goodyear al Kentucky Speedway – Il 1 giugno Greg Biffle, Kevin Harvick, Brad Keselowski, Travis Kvapil, Joey Logano, Mark Martin e David Reutimann hanno svolto dei test per la Goodyear in preparazione del debutto della Sprint Cup sull’ovale del Kentucky il prossimo 9 luglio. I test non hanno fatto emergere alcun problema per le coperture che saranno utilizzate in gara e i piloti si sono detti certi della spettacolarità dell’evento, soprattutto grazie alla personalità del circuito da 1,5 miglia, conosciuto per i suoi avvallamenti e per il banking progressivo.

Johnny Sauter in Sprint Cup – Secondo quanto riportato dal profilo twitter ufficiale del team Speed Energy, Johnny Sauter guiderà la Dodge #7 nella gara che si terrà domenica in Kansas. Il pilota titolare, nonchè proprietario del team, Robby Gordon, sarà impegnato nella gara off-road Baja 500.

Hamlin impegnato al California Speedway, Jeff Gross/Getty Images

Denny Hamlin aspetta guarda positivamente alle gare più calde – Il pilota del Joe Gibbs Racing sta velocemente risalendo la china in cui si era ritrovato ad inizio anno. Ora si trova ad appena 14 punti dal decimo posto di Ryan Newman, che gli garantirebbe un posto nella Chase. Hamli ha dichiarato di guardare positivamente alle gare estive perché secondo lui si adattano meglio al suo stile di guida delicato con gli pneumatici. Il trentenne della Virginia ha anche dichiarato di aver adattato il suo stile di guida alla nuova costruzione delle gomme Goodyear per il 2011, che a suo dire penalizzano meno i piloti aggressivi in ingresso curva. (altro…)

CARO ADRIAN NEWEY…NON SPARIAMO BOIATE

Pubblicato: 18 maggio 2011 da Depailler on Tyrrell P34 in Autosprint, fia, formula 1, segnalazioni
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Con l’uscita del film su Senna si è tornati a parlare molto di quel funesto week end di imola del 1994. Ora il film sta per uscire in Inghilterra ed anche li interviste ed articoli cominciano a susseguirsi . Fiumi di inchiostro sono stati versati per descrivere quegli attimi di maggio che cambiarono per sempre il volto della F1. Molte ombre che coprono i fatti di quel primo maggio ci sono ancora oggi purtroppo. Le immagini del camera car scomparse, le centraline della Williams non sequestrate subito ma in un secondo momento quando ormai la Renault aveva registrato sopra altri dati di test motore in fabbrica. Ayrton aveva fatto raffreddare troppo le gomme dietro la safety car? Errore di guida? Suvvia…tutti sappiamo che Senna non sarebbe mai morto per un errore suo..in un punto come il Tamburello poi che è un rettilineo fatto ai 300km/h. Cosa portò allora all’incidente di Ayrton? Le ipotesi sono state molte nel tempo ma tutti sappiamo alla fine che, come scovato dall’inchiesta di Autosprint, fu la rottura del piantone dello sterzo a provocare l’uscita di pista di Ayrton. Le auto di Newey sono sempre state famose per essere state progettate al millemtro senza contare molto della posizione del pilota. Ayrton disse un giorno ad Angelo Orsi, famoso fotografo di F1 suo amico, che se mangiava un panino in più non sarebbe più entrato nell’abitacolo…non capiva come potessero pagare tanto un pilota per poi non farlo stare comodo alla guida e non permettergli di dare il massimo. Ayrton lamentava specialmente di strisciare con le nocche delle mani nella parte alta della scocca dove c’era il volante ed iniziava l’apertura dell’abitacolo. Da qui nasce quindi la scelta da parte del team williams, e probabilmente su richiesta di Ayrton, di diminuire la sezione del piantone dello sterzo per evitare lo strisciare contro la scocca. Furono saldati quindi due tubi di diverso diametro e lo stress meccanico provocò la rottura proprio nella saldatura. Si vede bene dalle immagini del camera car quanto il volante oscilli entrando nel tamburello. Certo per qualcuno questo è normale…vero Coulthard? Spero che la la prossima volta, senza farti male, che ti trovi alla guida di un auto da corsa, trovi un piantone dello sterzo così oscillante…vediamo quanti km fai poi. Oggi il giornale Guardian pubblica un intervista a Newey che dice che quello che provocò l’uscita di strada di Ayrton fu la foratura di una gomma. Ora, certo che Adrian fa riferimento al piantone nell’articolo, certo che vivere con il peso della morte di un pilota su di una propria vettura è pesante e si cerchi un fattore diverso da quello che possa essere stato un proprio errore di progettazione, ma da qui a dire che è stata la gomma caro Adrian ce ne vuole. Io sono un semplice blogger, che parla anche a vanvera a volte forse, e tu un genio dell’aerodinamica, della meccanica, dell’ingegneria, ma hai mai visto un auto con una foratura andare diritta come una freccia? Suvvia, non spariamo boiate..un auto con una gomma forata va diritta o comincia ad oscillare e prendere aria sotto? Come successo al nostro povero Michele Alboreto? Io opto per la seconda e mi preoccupa che un tecnico come te possa dichiare frasi come quelle dette al Guardian…Com’era quella canzone italiana? La verità mi fa male lo so? E’ proprio così. Posso solo immaginare quanto sia dura purtroppo convivere con un peso del genere…e per questo allora che forse sarebbe ora di scoprire le carte, ammettere la verità e levarsi un peso…chi sa parli…Ayrton lo merita.

Qui riporto l’intervista articolo del Guardian:

Adrian Newey, the man who designed the cars that have made Red Bull a dominant force in Formula One, has spoken for the first time about how close he came to leaving the sport after the 1994 death of Ayrton Senna in one of his cars. In a wide-ranging interview with the Guardian, Newey revealed how badly he was affected when Senna was killed while leading the San Marino Grand Prix in a Williams car.”The little hair I had all fell out in the aftermath,” Newey said. “So it changed me physically. It was dreadful. Both Patrick Head [Williams’s technical director] and myself separately asked ourselves whether we wanted to continue in racing. Did we want to be involved in a sport where people can die in something we’ve created? Secondly, was the accident caused by something that broke through poor or negligent design? And then the court case started.”Newey and Head were charged with manslaughter in Italy – but his soul-searching was the reason he considered leaving Formula One. “The court case was a depressing annoyance, and extra pressure, but it did not make me question whether I wanted to be involved in F1. It’s the self-searching rather than the accusations that really matter.”Asked if he came close to walking away permanently, Newey replied: “Yes. For the whole team it was incredibly difficult. I remember the day after the race was a bank holiday Monday and some of us came in to try and trawl though the data and work out what happened. They were dark weeks. The honest truth is that no one will ever know exactly what happened. There’s no doubt the steering column failed and the big question was whether it failed in the accident or did it cause the accident? It had fatigue cracks and would have failed at some point. There is no question that its design was very poor. However, all the evidence suggests the car did not go off the track as a result of steering column failure.”Newey admits that he has considered the causes of the crash repeatedly over the past 17 years. “If you look at the camera shots, especially from Michael Schumacher’s following car, the car didn’t understeer off the track. It oversteered which is not consistent with a steering column failure. The rear of the car stepped out and all the data suggests that happened. Ayrton then corrected that by going to 50% throttle which would be consistent with trying to reduce the rear stepping out and then, half-a-second later, he went hard on the brakes. The question then is why did the rear step out? The car bottomed much harder on that second lap which again appears to be unusual because the tyre pressure should have come up by then – which leaves you expecting that the right rear tyre probably picked up a puncture from debris on the track. If I was pushed into picking out a single most likely cause that would be it.”His cars have won 119 races, seven constructors’ titles and six drivers’ championships, but Newey admits that Senna’s death still haunts him. Asked if he has seen the acclaimed documentary, Senna, the 52-year-old said: “No. It would not be an easy thing to do.”

kyle busch, fonte Nascarmedia.com

Kyle Busch è inarrestabile sul mezzo miglio del Tennessee. Tre vittorie nelle tre categorie nel 2010, due vittorie in Nationwide e Sprint Cup nel 2011.
Il bad-boy di Las Vegas è un concentrato delle caratteristiche necessarie per imporsi sugli short-track: velocissimo sulla breve distanza (il migliore in assoluto secondo la statistica dedicata della nascar, che si chiama Fastest Drivers Early In a Run), determinato, a volte anche troppo, nei duelli, fortissimo in restart e assistito da una pit-crew in grado di bruciare sul tempo i migliori concorrenti. Quest’anno sembra aver definitivamente messo da parte le sue intemperanze e a Bristol, in special modo, nessuno è stato in grado di opporsi alla Toyota #18 del Joe Gibbs Racing. Il più giovane dei fratelli Busch ha incassato la ventesima vittoria in carriera nella massima divisione a soli 25 anni e si é proiettato al sesto posto in classifica generale.
Di fronte a circa 120.000 spettatori, pochi rispetto al consueto sell-out che si registra costantemente in Tennessee, il primo dei due appuntamenti annuali a Bristol é partito con Carl Edwards, autore dell’unico giro sotto i 15 secondi delle qualifiche, in pole position. La prima fase di gara ha vissuto intorno alla parziale incertezza riguardo alle gomme Goodyear, afflitte da cedimenti durante le prove e oggetto di un cambio di mescola subito dopo le qualifiche. Le squadre avevano già utilizzato la nuova mescola su due piste, nel 2010, e il fornitore di pneumatici é così riuscito ad arginare un potenziale disastro. Tre soli gli inconvenienti originati dalle coperture, per Truex, Keselowski e un infuriato Robby Gordon. Problemi anche per Denny Hamlin, sdoppiatosi durante la competition yellow del giro 52, dopo che era rimasto coinvolto nell’incidente del giro 29 con, tra gli altri, Vickers, McMurray e Allmendinger. Il pilota della Toyota #11 ha poi chiuso al trentatreesimo posto, assestandosi sul diciassettesimo gradino della classifica ica.
In seguito la gara si é dipanata sul filo di lunghi run in bandiera verde, con Johnson e Kyle Busch in evidenza come i più veloci in assoluto. Come lo stesso Johnson ha fatto notare a gara terminata, girare con aria “pulita” si é rivelato fondamentale: i migliori avevano un passo molto simile e chi si trovava davanti riusciva ad acquisire un certo vantaggio, mentre gli altri si rallentavano a vicenda.
Tutto si é deciso all’ultima sosta, ad una settantina di giri dal traguardo, quando Johnson é rientrato primo ed é uscito dai box al quarto posto, scavalcato da Busch, Edwards, e Harvick. Lo spettro dei problemi avuti nel 2010 dalla pit-crew della #48 si é materializzato nuovamente davanti al californiano di El Cajon, che si dice comunque fiducioso nelle capacità di miglioramento dei suoi nuovi meccanici, comportatisi molto bene durante tutto il resto della Jeff Byrd 500. A quel punto tutti avevano benzina e gomme per arrivare alla fine e non si sono più fermati.

i tre che si sono giocati la gara nel finale, fonte Nascarmedia.com

La gara si é risolta in uno scontro a tre sul filo dei decimi tra Busch, Edwards e Johnson, durato diversi giri e intervallato da alcune bandiere gialle, ma conclusosi a favore del pilota del Nevada, perfetto nei restart, che ha preso margine nel finale, tagliando il traguardo davanti alla Ford #99, alla Chevy #48, autrice del maggior numero di giri in testa, alle Ford di Kenseth e del sorprendente Menard, con Harvick, Busch, Biffle, Kahne, Newman, Earnhardt e Martin a chiudere la top twelve. (altro…)