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75 Gran Premi. 20 Vittorie. 17 Poles. 10 Giri Veloci. 3 Titoli Costruttori. 2 Titoli piloti.

6 Anni…

Sono questi i numeri di una vera e propria Icona della Formula 1 moderna. Stiamo parlando della Lotus 72, una delle vetture più longeve e ispirate che abbiano mai calcato le piste del circus iridato, per anni sinonimo di vittorie, velocità ed anche di uno stile inimitabile che caratterizzava il team di Colin Chapman.

Ma la nascita di questo simbolo della Formula 1 anni 70 è legata a Indianapolis.
Nel 1968 infatto Maurice Philippe, storico progettista Lotus, disegna una nuova e innovativa vettura per rimpiazzare la vincente Lotus 38, il progetto 56: ispirata alla vettura a turbina guidata da Parnelli Jones l’anno precedente, viene creata una curiosa macchina dalla forma a cuneo e montante, il luogo del classico motore Ford, una turbina Pratt & Whitney, che avrebbe portato una potenza superiore ai 500 cv.

Tale vettura, che entusiasmò Jim Clark poco prima della sua scomparsa, non fu molto fortunata: la scalata alla 500 miglia infatti portò alla morte di Mike Spence nelle prove e si concluse con la rottura del propulsore a pochi giri dalla fine, con un Joe Leonard costretto ad abbandonare la gara mentre era abbondantemente in testa e dopo aver ottenuto la Pole. Come ulteriore beffa, poco dopo, la federazione USA mise al bando le vetture a turbina.

Ma non tutto il lavoro andò perduto: cercando di ottimizzare la penetrazione aerodinamica, Chapman decise di far convergere gran parte dell’esperienza aerodinamica del progetto 56 nella nuova ed innovativa Lotus 72, la quale avrebbe ereditato la caratteristica forma a cuneo della vettura Indy, accoppiata ai supporti aerodinamici già sviluppati nel 1969 sull’ormai datata Lotus 49 e all’affidabile Ford Cosworth DFV.

Tuttavia le innovazioni non terminarono qui, in quanto, per ovviare alla mancanza del radiatore anteriore, vennero montati 2 radiatori laterali poco davanti alle ruote posteriori, nonchè freni entrobordo.

Paragonata alla Lotus 49, la 72 sembrava una vettura proveniente dal futuro prossimo, con le sue forme filanti, schiacciate, che già al primo sguardo, evocavano velocità allo stato puro.

Una volta in pista Chapman potè constatare una differenza di velocità di circa 20 Km/h rispetto alla vecchia 49, ma nonostante ciò, i piloti si lamentavano di una vettura poco maneggevole, nervosa e che trasmetteva uno scarso feeling, soprattutto per via del nuovo disegno delle sospensioni, creato per evitare che in fase di frenata il musetto toccasse il fondo stradale e che la vettura venisse schiacciata a terra con l’aumentare della velocità.

Dopo un debutto difficile in Spagna, che evidenziò problemi ai freni, Rindt decise di correre le successive due gare (Monaco e Spa) con la vecchia 49, in attesa che i problemi ai freni e alle sospensioni venissero risolti;  in Olanda Jochen ritrovò la 72 e, dopo diverse prove per cercare il feeling con una vettura molto leggera di sterzo, coronò gli sforzi di meccanici ed ingegneri  con Pole Position e Vittoria.

Sarebbe stata solo la prima di 4 vittorie consecutive che non solo demoralizzarono gli avversari, ma proiettarono Rindt verso la conquista del titolo iridato. Purtroppo per il tenace e grintoso pilota austriaco, la rincorsa si concluse il 5 Settembre a Monza in un incidente causato, con tutta probabilità, dalla rottura dei nuovi freni entrobordo della 72.
La scomparsa di Rindt, che spesso aveva criticato la filosofia costruttiva Lotus (leggerezza e velocità) e che aveva un rapporto tormentato con la nuova creatura di Chapman, fece nascere grandissime polemiche e circondò la 72 di una sinistra fama, ma nonostante ciò la Lotus tornò al trionfo negli Stati Uniti con il quasi debuttante Emerson Fittipaldi, la cui vittoria in terra americana regatò al compianto Rindt il titolo mondiale piloti e mostrò, ancora una volta, la competitività di questa nuova vettura.

Terminata la tragica, ma vincente, stagione 1970, con un nuovo astro al volante, il 1971 fu dedicato a modificare e migliorare il progetto della 72, concentrandosi su modifiche alle sospensioni e all’ala posteriore; l’annata terminò senza vittorie, ma vennero gettate le basi per la successiva stagione.

Nel 1972 la Lotus si presentò in grandissimo spolvero: al suo terzo anno di vita, la Lotus 72 era ormai molto diversa dal modello che debuttò in Spagna nel 1970, con un ampio alettone posteriore posto dietro le ruote posteriori (e non più avanti come i precedenti modelli), una nuova presa d’aria per il motore, un abitacolo più avvolgente e, cosa che avrebbe per sempre cattutato l’immaginario collettivo, nuovi colori Nero Oro portati in dote dal nuovo Brand “John Player Special”; con 5 vittorie, due secondi posti ed un terzo posto, Emerson Fittipaldi divenne campione del mondo, il più giovane dell’epoca e regalò alla Lotus il titolo costruttori.

Insoddisfatto dei risultati di David Walker (zero punti nell’anno del titolo di Fittipaldi), Chapman decise di affrontare la stagione 1973 con un vero e proprio Dream Team, affiancando al neo campione del mondo il velocissimo Ronnie Peterson: fu una stagione agrodolce che portò il titolo costruttori alla Lotus con 7 vittorie e 6 piazzamenti a podio, ma vide diversi screzi fra i due piloti, situazione che culminò a Monza, dove Peterson vinse davanti a Fittipaldi, togliendogli di fatto la possibilità di bissare il titolo vinto l’anno precedente e portando il brasiliano a firmare per la McLaren per l’anno successivo; il titolo piloti andrà a Stewart, che potè contare dell’aiuto dello sfortunato Cevert.

Il 1974 avrebbe dovuto vedere il debutto di una nuova Lotus, la 76, ma i continui problemi di questo progetto, costrinsero Peterson e Ickx a correre con la vecchia 72 (arrivata allo stadio F del suo sviluppo), dopo che per 4 gare la nuova vettura si dimostrò ben poco competitiva; nonostante ciò Peterson riuscì a primeggiare in 3 gare e la stagione venne arricchita con ulteriori 3 piazzamenti a podio.

Il 1975 fu il canto del cigno della 72, ormai superata dalla concorrenza delle rivali, che tanto avevano preso dalla Lotus; un fortunoso secondo posto di Ickx nel tragico gran premio di Spagna fu tutto ciò che questa vecchia, ma ancora stupenda, macchina riuscirono a ottenere.

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Spagna, Aprile 1970.

Lungo il tracciato di Jarama Jochen Rindt e John Miles guidano per la prima volta la Lotus 72.

Foto da speedhunters.com

La Formula 1 in quegli anni stava scoprendo se stessa: gli sponsor delle grandi multinazionali del tabacco avevano fatto il loro prepotente ingresso nel circus iridato soppiantando, guarda caso sempre col Team Lotus, i sacri colori “racing” che coprivano le vetture di allora e, poco dopo, in Ferrari venne l’idea di montare un ala poco sopra la testa di Cris Amon, idea questa che trasformò le vetture di allora in pericolosi e fragili biplani. Sempre negli stessi anni iniziava a farsi strada un grintoso austriaco accompagnato da un chiacchierato manager, un inglese di nome Bernie con un trascurabile passato da pilota. Erano gli anni in cui si scopriva come gli sponsor e l’aerodinamica potevano diventare un ausilio importante alle idee di tanti geniali progettisti con in mente un solo scopo: correre più forte degli altri.

In quei giorni in molti guardarono con sorpresa alla nuova trovata di Chapman, così diversa nelle forme dal resto delle vetture, con quel profilo a cuneo così lontano dai proiettili che sfrecciavano per gli autodromi di tutto il mondo, così piatta all’anteriore e con i radiatori spostati a lato.

Il week end di gara non andò bene: Jochen dopo essersi qualificato in ottava posizione si ritirò per problemi tecnici, mentre John non prese nemmeno parte alla corsa in quanto non riuscì a qualificarsi. L’attenzione forse era posta al grave incidente che coinvolse Oliver e Ickx e alle fiamme che erano tornate, ancora una volta, ad accompagnare una gara di Formula 1.

In tanti non lo sapevano, ma la Lotus 72, con le sue forme ed i suoi concetti, avrebbe cambiato per sempre la storia della categoria regina dell’automobilismo e dato il via ad una gloriosa serie di vetture (la “serie 70” della Lotus) che per anni avrebbero fatto incetta di trofei e consacrato alla leggenda il geniale Colin Chapman. Perché infondo ancora oggi, a 41 anni di distanza, la Formula 1 è governata dagli embrionali concetti di aerodinamica, sponsorizzazione e management che, negli anni 70, iniziavano a fare capolino.