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Il circuito, i precedenti e i record. L’IndyCar è in pista questo week end per il terzo appuntamento stagionale. Il calendario propone un vero e proprio “must”: il “Toyota Grand Prix of Long Beach”, giunto alla sua edizione numero 38. Long Beach, città della California situata nella parte meridionale della contea di Los Angeles e bagnata dall’Oceano Pacifico, ha ospitato negli anni prima la Formula 5000, poi la la F1 (dal 1976 al 1983), quindi la Cart/Champ Car (dal 1984 al 2008), infine l’Indycar (dal 2009 in poi).
Il circuito è un cittadino ricavato principalmente dalle strade che circondano il Long Beach Convention Center: caratteristico soprattutto l’ultimo settore con il tornantino finale che immette sul famoso “rettilineo curvilineo”. (altro…)

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E’ tutto vero…la CAN-AM torna a far sentire il suo ruggito in America! Non parliamo di auto storiche, ma di un vero e proprio campionato organizzato con il patrocino dell’ALMS e dello sponsor Tequila Patron da anni impegnato nel motorsport.

Le auto ricorderanno nella forma le gloriose auto di fine anni 60, inizio 70 con gli standar di sicurezza moderni in un misto di linee tra McLaren, Lola, Shadow e Porsche.

Grosso motore 8cilindri in alluminio, grandi freni in acciaio, cambio ad H si fonderanno assieme alle moderne iniezione elettronica ed acceleratore fly by wire con controllo di trazione. Le date del campionato

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immagine tratta dal sito media.indycar.com

Un confronto poco lusinghiero.Come sicuramente saprete se siete appassionati di IndyCar,quest’anno la principale serie per monoposto a stelle e strisce ha disputato la tradizionale gara in terra giapponese a Motegi sullo stradale,anzichè sull’ovale.
La circostanza ci dà la possibilità di effettuare un confronto prestazionale con l’altra categoria per monoposto che si cimenta abitualmente su quel tracciato,e cioè la Formula Nippon.
Ebbene il cronometro emette,come al solito, un giudizio inappellabile,che,in questo caso, ci induce ad effettuare alcune valutazioni.
L’IndyCar,per usare un eufemismo,non ne esce benissimo:infatti mentre Dixon ha ottenuto la pole con un 1.38.391, Joao Paulo De Oliveira,con la sua Swift-Toyota,si è guadagnato la prima posizione nelle qualifiche della gara di Formula Nippon di Motegi di quest’anno in 1.35.012,cioè oltre 2.3 secondi in meno.
E se andiamo a spulciare le edizioni precedenti,notiamo come nel 2008 Tsugio Matsuda girò,con la precedente generazione di Formula Nippon (all’epoca una Lola-Toyota), addirittura in 1.33.167. (altro…)

Il circuito.L’ Indycar si appresta ad affrontare la trasferta giapponese per la terz’ultima gara di campionato, ultimo appuntamento stradale, mancando poi solo gli ovali del Kentucky e di Las Vegas.
Contrariamente al solito il circuito di proprietà della Honda non vedrà le monoposto impegnate sul tracciato superspeedway,che come abbiamo ricordato già nei post precedenti è stato danneggiato nelle sue strutture dal forte sisma del marzo scorso, ma sul road course.
Quest’ultimo è il tracciato abitualmente utilizzato dalla Moto Gp,nonchè dalla Formula Nippon e dal Super Gt.
La pista,che misura 2.983 miglia, pari a 4.8 km circa, gira in senso orario e conta 14 curve,di cui 8 a destra e 6 a sinistra: la sede stradale ha una larghezza minima di 12 metri e massima di 15 e il rettilineo più lungo,che è quello opposto,compreso tra le curve 10 e 11, misura 762 metri.
La gara si svolgerà sulla distanza di 63 giri,pari a 187.93 miglia (o se preferite 302.4 km circa).
Il Twin Ring di Motegi,come detto,aveva ospitato l’IndyCar (e prima ancora l’IRL e la Cart) sull’ovale,quindi non ci sono precedenti sullo stradale.
A titolo di pura curiosità possiamo ricordare che il l’attuale generazione di Formula Nippon ha girato in 1.35.012 (Joao Paulo De Oliveira su Swift-Toyota, 2011) alla media di circa 181.87 km/h,mentre con la generazione precedente Tsugio Matsuda nel 2008 aveva fermato il cronometro, con la sua Lola-Toyota, in 1.33.167 (185.55 km/h di media). (altro…)

Che storia complicata quella della “Dallara” d’oltremanica  in riferimento alla F1. Grandissimi flop e problemi tranne una vittoria con la “Hondola”,a Monza con John Surtees ed un podio con la Lola Larousse di Aguri Suzuki in Giappone nel 1991. “Hondola”, per chiarire deriva dalla fusione del nome Lola con Honda proprio perché allora la factory inglese forniva alla Honda il telaio per il primo anno di presenza dei giapponesi in F1. Poi  una brutta esperienza con la Embassy di Hill passando per quella indegna del 1997 con un auto nettamente inferiore e team sparito alla seconda gara del mondiale per problemi economici (il nostro Vicenzo Sospiri, se la ricorda purtroppo bene e penso che di carte mastercard non ne voglia più sapere). Poi la luce in fondo al tunnel ed il sogno di ritornare in F1 quando Mosley decise di aprire a nuove squadre nel 2010. La factory c’era, gli ingegneri anche (a capo del progetto un ingegnere ex Super Aguri), le strutture si, e anche la vettura che qui vediamo in foto.

Fonte autosport

Tutto fatto? Per niente.

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