Guest Post: Un assaggio di NASCAR, di Corrado Pellegrini

Pubblicato: 27 novembre 2011 da Giannazzo in nascar
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Foto di Giuseppe Viola

Corrado Pellegrini è il vincitore del Twitter contest che Max Papis ha indetto prima del Monza Rally Show e ci racconta, dal suo punto di vista orientato alla tecnica, la sua esperienza sulla Toyota Camry della NASCAR Sprint Cup. Speriamo di averlo spesso tra gli autori dei post di Motorsport Rants. 

Spesso noi europei siamo scettici nei confronti di ciò che proviene dal mondo motorsport americano; con una buona dose di presunzione consideriamo queste vetture grosse, poco sofisticate, con dei motori che sarebbero più adatti per applicazioni marine che ad un uso nelle competizioni.

Niente di più sbagliato a mio avviso.

Nella giornata di mercoledì sono riuscito grazie al team Joe Gibbs Racing e grazie a Max Papis a fare un giro su di una Toyota Camry della Nascar Sprint Cup, un bolide da oltre 850 cavalli nato per gareggiare sugli ovali e sui circuiti cittadini d’oltre oceano per un weekend prestato alle prove speciali del Rally di Monza; non è certo l’ambiente ideale per una vettura lunga oltre 5 metri viste le chicanes e i tornantini posizionati all’interno del circuito e dell’anello d’alta velocità che lo circonda ma di sicuro una prova severa per saggiare le qualità e i difetti della vettura.

Foto di Giuseppe Viola

I primi pregiudizi a crollare riguardano il motore, nonostante sia alimentato da un carburatore e dotato di distribuzione ad aste e bilanceri il V8 TRD di oltre 5,8 litri eroga circa 850 cavalli, (per una potenza specifica quindi di ben 145CV/litro) prende i giri con una rapidità ignota a molti bialbero che vediamo in circolazione e riesce ad allungare fino a quasi 10000 giri al minuto; oggi visto l’asfalto umido e quasi ghiacciato per un pilota normale forse basterebbe la metà della potenza e coppia disponibili ma Max mi mostra che la vettura si può gestire benissimo anche in queste condizioni facendola sempre scivolare millimetricamente (davvero!!) fino all’estremità del cordolo in uscita di curva.

Già, qui cade il secondo pregiudizio: sembra incredibile ma pur avendo al retrotreno un ponte rigido come schema sospensivo, cosa che da noi viene considerata ormai obsoleta anche per i fuoristrada, la vettura pare molto equilibrata: neutra in ingresso e stabile quando si salta sui cordoli o sulle sconnessioni del vecchio anello d’alta velocità. Un altro punto di merito va riservato ai freni perché pur sembrando inadeguati “alla vista” (devono stare all’interno di cerchi da 15 pollici…) fanno più che egregiamente il loro lavoro garantendo decelerazioni piuttosto violente anche da velocità decisamente elevate nonostante la massa non proprio contenuta della vettura (1540kg); ecco penso che dovendo per forza trovare un limite alla vettura il peso elevato fa si che si manifesti una certa pigrizia nei cambi di direzione.

Foto di Giuseppe Viola

Dopo queste piacevoli sorprese tecniche penso che valga la pena ragionare sulla filosofia che sta dietro a questo campionato; è vero che le vetture sono semplici ma visto l’altissimo livello di competizione la differenza si fa grazie a una millimetrica messa a punto della vettura (come ad esempio la scelta di diversi profili di carrozzeria per sfruttare l’effetto aerodinamico creato tra la fiancata della vettura e il muro che delimita un ovale, una sorta di affetto suolo “laterale”) che però, a differenza della consuetudine europea, il regolamento e la semplicità di base fanno in modo che i costi non salgano esponenzialmente garantendo così sempre un elevato numero di team pronti a sfidarsi e non sul perenne orlo del fallimento, ma più che altro sono convinto che al grande pubblico interessi molto più della tecnica sopraffina vedere un grande spettacolo in pista e in un campionato dove ogni gara si vedono 40 partenti e dove spesso i primi 10 si trovano in lizza per la vittoria lo spettacolo di certo non manca.

Senza contare che la tradizione americana mette a disposizione paddock aperti e piloti avvicinabili, cosa che a noi del vecchio continente non pare possibile visto che forse ci siamo dimenticati che il motorsport di alto livello può essere uno spettacolo non solo per chi lo vive ma anche per gli appassionati che lo seguono.

Corrado

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